4,1 miliardi di euro persi per una scommessa. No, non stiamo parlando di una grande banca d’affari o di un industriale poco accorto che ha investito sui mercati certo di fare un affare rilevatosi poi un disastro. Stiamo parlando del Ministero del Tesoro, che dal 2000 in poi ha sottoscritto contratti derivati a fine difensivo E nel 2016, secondo le dichiarazioni del Ministro Padoan, l’ammontare complessivo potrebbe raggiungere i 5,6 miliardi. La metà di quel “tesoretto” che fece tanto sperare Romano Prodi di poter lanciare una grande manovra sociale in sostegno di famiglie povere ed anziani, l’equivalente di una manovra “lacrime e sangue”.

Quel denaro avrebbe potuto essere investito in molti modi, invece è finito nelle mani di quella moltitudine di vampiri che, senza pensare al benessere pubblico, sono sempre in cerca del sangue di un popolo. E se l’Italia non riparte la colpa è anche di queste spese che aumentano sempre più e che, secondo alcuni analisti, potrebbe raggiungere persino i 55 miliardi, diluiti in un arco temporale particolarmente ampio.

A queste somme bisogna aggiungere che contratti derivati sono stati stipulati anche dalle Regioni, nel pieno della loro autonomia finanziaria, ed anche da Comuni e Province (ai quali è fatto divieto di stipulare contratti derivati “speculativi”, ma non contratti derivati “difensivi”. La differenza è più nominale che sostanziale).

La Procura della Corte dei Conti sospetta danno erariale verso lo Stato

Il costo di quei contratti era prevedibile? Chi li aveva sottoscritti aveva cognizione delle conseguenze, agiva per negligenza o stava sottoscrivendo quello che apparentemente era un ottimo affare? La Procura della Corte dei Conti dubita della buona fede, o perlomeno delle capacità, di chi ha firmato quei contratti, e vuole vederci chiaro. Ha così convocato la banca Morgan Stanley, la direttrice del debito pubblico Cannata, Grilli (direttore del Tesoro, poi assunto dalla banca JP Morgan) e La Via (predecessore di Cannata) per sentirli e valutare eventuali profili di responsabilità. Se dovessero risultare negligenze (o persino dolo) potrebbe aprirsi il più grande processo erariale nella storia italiana.

I precedenti: la vittoria del Comune di Milano

I derivati erano già finiti davanti ai tribunali italiani. Un caso noto è quello relativo al comune di Milano. Un processo penale per truffa che ha visto vincere il pubblico, con la condanna alla reclusione per truffa aggravata dei responsabili di banche straniere (per nessuno dei quali si sono aperte le porte del carcere: pene sospese) e di queste ultime, in base alla legge sulla responsabilità degli enti, al risarcimento del danno (87 milioni di euro). Un caso isolato ma importante, fondato sull’idea che i funzionari del Comune non avessero le competenze necessarie per comprendere il valore di quei contratti, e che le banche li avessero raggirati.

I precedenti: i derivati della Regione Piemonte

Anche la Regione Piemonte, che aveva sottoscritto quei contratti sotto la guida di Mercedes Bresso (adesso europarlamentare) sosteneva di essere stata truffata, ed aveva annullato gli atti con cui aveva autorizzato la stipula dei precedenti contratti. Troppo tardi, secondo il TAR e secondo l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che avevano riconosciuto la giurisdizione del giudice civile, che ha poi riconosciuto la giurisdizione del giudice inglese, che ha infine rigettato l’appello della Regione. Forse si sarebbe dovuta tentare la strada seguita dal comune di Milano, essendo la tesi sostenuta molto similare: funzionari incapaci di comprendere appieno il significato delle proprie azioni e banche pienamente capaci che vedevano lauti guadagni in danno dell’ente pubblico.

Altri derivati

I derivati sono stati sottoscritti anche da altre regioni: la Sicilia, la Puglia, il Lazio. Storie diverse, ognuna delle quali ha avuto un finale diverso: alcune si sono limitate a pagare e segnare un segno rosso nel bilancio, altre hanno avviato cause giudiziarie, sin ora senza successo.

Vincenzo Laudani

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