Don’t bank on the bomb, la Scozia si oppone alla speculazione sulle armi

0
343
Don't bank on the bomb

EDIMBURGO – Quando gli scozzesi decidono di manifestare il disappunto verso qualcosa si impegnano davvero, e riescono ad organizzare proteste e raduni che sconvolgono l’opinione pubblica e generano vere e proprie reazioni. In tutti i casi c’è una sola parola d’ordine: “boicottiamo”.

Nello scorso fine settimana Princes Street, la strada principale della città intorno alla quale si sviluppano le principali attività commerciali e finanziarie della capitale scozzese, è stata invasa dai manifestanti della SPSC, il Movimento di Solidarietà Scozzese per la Palestina, che ha preso di mira ancora una volta, come è accaduto qualche tempo fa, la sede della Barclays, la banca nata a Londra nel 1690 e che attualmente conta 118mila dipendenti e filiali in oltre 50 paesi nel mondo. Solo in Italia conta circa 200 succursali.

Il problema è che la Barclays starebbe già da qualche anno capitalizzando fondi nella Raytheon, la forza americana leader in armi, specializzata in missili e soluzioni cybersecurity. Si parla di investimenti in armi e forti vantaggi economici derivanti dalla tecnologia militare che lo Stato di Israele compra dall’America e utilizza per svolgere i suoi massacri sulla popolazione palestinese. E così, scritte come “blood bank”, la banca del sangue, sono comparse nuovamente ieri mattina sui muri della filiale Barclays nel centro della città.

I sostenitori della SPSC non ci stanno a girarsi dall’altra parte e sono sempre più motivati a realizzare una vera e propria opposizione verso la banca, per fermare quegli investimenti che producono utili dalle uccisioni di massa in Palestina. La popolazione di Gaza traumatizzata dagli attacchi e dai massacri con le armi sulle quali Barclays investe, il sangue dei bambini, i corpi in frantumi e i sogni spezzati, sono fatti che non possono essere dimenticati e che, anzi, devono essere costante motivo di riflessione per la Scozia e per il mondo.

Sono circa 300 le banche nel mondo che, come è emerso dal rapporto Don’t bank on the bomb, continuano a sostenere finanziariamente le aziende che si occupano della produzione di armi militari e nucleari. Negli anni in Scozia sono nati diversi gruppi a sostegno della Palestina, per fermare il massacro in Medio Oriente e proteggere i loro risparmi da queste attività finanziarie alquanto discutibili. SPSC, Snp friends of Palestina e Palestinians in Scotland sono solo alcune delle organizzazioni che combattono per fermare i massacri e non solo organizzando manifestazioni, ma collaborando attivamente, anche con la raccolta di fondi, per aiutare la popolazione di Gaza.

In questi ultimi anni anche migliaia di rifugiati hanno trovato nella Scozia una nuova dimora, un’oasi di pace dove poter vivere una vita più tranquilla. In cima alla lista nera delle banche che si occupano di investire soldi in armamenti troviamo i grandi istituti di credito americani di Bank of America, JP Morgan Chase e Goldman Sachs. Il fatto che in Italia essi non siano presenti non deve indurre all’errore, poiché anche Intesa Sanpaolo, Unicredit, Deutsche Bank, Bnp Paripas (gruppo BNL), Credito Cariparma, Ubs, Santander, Ing Direct e la stessa Barclays, ogni anno versano parte dei soldi depositati nella produzione di armi di distruzione di massa.

Si parla di miliardi di euro che vanno a sostegno di compagnie come Boeing, Honeywell International, Bechtel e ThyssenKrupp. Tutto questo accade proprio mentre un altro gruppo bancario italiano rischia la chiusura. Parliamo del Monte dei Paschi di Siena, storico istituto italiano nato nel 1472, annoverato tra quelle banche che non vuole investire in armi da guerra, come Carige, Ubi Banca, Banco Popolare di Sondrio e Banco di Sardegna.

Anna Lisa Lo Sapio

CONDIVIDI
Articolo precedenteUnione degli Studenti, Rappresentammancor!
Articolo successivoCaserta, alla Provincia mancano i fondi per le scuole. La CPS Caserta: ”Bisogna investire nella scuola”
Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E' Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell'area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l'aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l'uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : "Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda". Vive a Edimburgo. Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it

NESSUN COMMENTO