Vesuvio, presentato il piano di evacuazione

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Ieri il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e il Capo della Protezione Civile Raffaele Curcio hanno illustrato, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Santa Lucia, le caratteristiche strutturali e operative del piano di evacuazione elaborato per far fronte all’emergenza di una possibile eruzione del Vesuvio.

Si tratta di un progetto monstre, che prevede l’eventuale allontanamento di circa 700 mila persone da un’area che comprende 24 Comuni e la stessa città di Napoli, riguardata specialmente nell’area ovest. Un piano che interesserà una delle zone più densamente popolate d’Europa, quella alle falde dello stesso Vesuvio, e che quindi si rivela particolarmente complesso, con numerosissimi ingranaggi che dovranno incastrarsi tutti alla perfezione. Tra gli enti interessati nella gestione della (per ora ipotetica e remota) emergenza, i Comuni, la Regione, la stessa Protezione Civile.

Quello che infatti De Luca e Curcio hanno inteso ribadire a più riprese, nel corso dei loro interventi, è proprio la necessità di una collaborazione tra le istituzioni a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale: <<C’è chi pensa che a Roma ci sia un programmatore che organizzi la condotta delle popolazioni locali in caso di calamità. Non è così. Occorre sussidiarietà e competenze incrociate>>, ha tenuto a precisare Curcio. Del resto, considerati i numeri elencati dal Presidente della Regione, non potrebbe essere altrimenti: <<Abbiamo 672.517 persone interessate. (…) Il piano prevede l’evacuazione dell’intera Zona rossa in 72 ore>>, ha avvertito De Luca. Si tratta di impiegare, oltre alle risorse di mobilità dei singoli privati cittadini, <<anche 500 pullman e 200 treni>>, che portino gli abitanti evacuati in aree predisposte a una prima accoglienza, cosiddette “di attesa“. L’attesa, per l’appunto, preluderà a un nuovo smistamento, stavolta nelle “aree di incontro“, che saranno diverse a seconda delle destinazioni finali degli sfollati: se il Molo Beverello sarà ad esempio adatto a chi dovrà raggiungere la Sicilia (gli abitanti di Chiaia e San Ferdinando) o la Sardegna (quelli di Posillipo), la Stazione Centrale e quella di Campi Flegrei a Napoli serviranno chi dovrà trasferirsi verso nord, ad esempio Lazio (per chi viene da Barra e Ponticelli) o Piemonte e Val d’Aosta (destinazione dei Vomeresi). Insomma, è evidente che sarà primario il coinvolgimento di Regioni e città di tutta Italia, gemellate con la Campania per le operazioni di soccorso.

Nessun neo, hanno avvertito De Luca e Curcio, potrà essere tollerato nell’elaborazione e attuazione delle misure. Ecco perché la conferenza stampa è stata l’occasione per una “tirata d’orecchie” nei confronti di quelle amministrazioni comunali che, ad oggi, non hanno fatto ancora la propria parte nella definizione e allestimento delle “aree di attesa”. Precisa infatti De Luca che <<dobbiamo completare entro due settimane i piani a tutti i costi>>, ma, continua, almeno 8 Comuni non sono ancora in regola nella definizione delle aree citate. Si tratterebbe della stessa Napoli, di Pompei (ieri però il commissario Cafagna ha assicurato di aver dato mandato alla polizia municipale di effettuare dei primi studi sulle ipotetiche zone idonee), Scafati, Terzigno, Torre Annunziata, Nola, Boscoreale e Boscotrecase. In teoria, c’è tempo: il livello di allerta è fissato a “base” e non c’è alcuna ragione per ritenere (rassicurano dall’Osservatorio Vesuviano) che possa spostarsi a “attenzione”, “preallarme”, o che raggiunga l'”allarme” in dipendenza dal quale scatterebbe il piano messo a punto in questi giorni. Tuttavia, farsi trovare pronti e non perdere tempo è essenziale.

Proprio la prevenzione e il tempismo sono peraltro alla base della volontà di De Luca di estendere lo stesso tipo di soluzione prospettata per il Vesuvio all’altra grande fonte di rischio vulcanico per la provincia di Napoli: i Campi Flegrei. Qui, nonostante la classificazione come “zona rossa” arrivata ad agosto per l’area compresa tra i Comuni di Pozzuoli, Quarto, Giugliano, Bacoli, Marano, Monte di Procida e, ovviamente, Napoli (interessati i quartieri di Bagnoli, Fuorigratta, Posillipo, Vomero, Arenella, Chiaiano, Chiaia, San Ferdinando), manca ancora un progetto in stato avanzato; comunque, assicura il Presidente, <<siamo impegnati per definire anche il Piano di evacuazione dei sette comuni interessati dal rischio dei Campi Flegrei>>.

Ludovico Maremonti

 

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Nato a Napoli 27 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

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