Studenti italiani discriminati in Gran Bretagna

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Si pensava fosse una bufala e invece è realtà. E va avanti dal 2006. In alcune scuole della Gran Bretagna, infatti, gli studenti italiani sono discriminati in base alla loro provenienza regionale.

Si tratta di alcune scuole primarie in Galles e in Inghilterra, dove nel modulo di inizio anno scolastico si chiede da quale paese si provenga. L’idea di base è utile: aiutare i bambini nell’apprendimento dell’inglese anche in base alle caratteristiche della lingua del loro paese d’origine. Ma nel caso dell’Italia gli studenti italiani si ritrovano a dover scegliere fra “Italiani”, “Italiani della Sicilia”, “Italiani della Campania” o “Italiani-altri”.

La protesta è partita da alcuni genitori che, al momento dell’iscrizione, hanno notato la tripartizione degli studenti italiani nel modulo. Ha raggiunto la rappresentanza italiana a Londra e poi si è immediatamente diffusa nel web, dove le proteste hanno imperversato sui social e sono giunte sino ai canali politici istituzionali italiani.

«Una vergogna e una pena per l’ignoranza nei confronti di queste scuole e queste università» ha affermato De Magistris intervistato da Agenzia Vista, «Non posso immaginare che tipo di cultura possa provenire da lì».

In effetti, sembra che la discriminazione riguardi in particolare gli studenti italiani provenienti dal Sud Italia, dal momento che le uniche regioni citate – e apparentemente differenti dal resto d’Italia agli occhi delle scuole inglesi – sono Sicilia e Campania. Due regioni che, però, hanno molto da offrire in termini di storia, cultura e arte. Massimo Paolucci, eurodeputato del PD, ha chiesto di sanzionare la Gran Bretagna: «Chiedo di intervenire immediatamente sul governo britannico per fermare l’autentica vergogna in atto nelle scuole primarie del Galles e dell’Inghilterra».

La prima a sollevare ufficialmente il caso, comunque, è stata la rappresentanza italiana del Regno Unito, che su Facebook annuncia: «L’Ambasciata ha protestato con le Autorità britanniche, richiedendo la rimozione immediata di tali categorizzazioni. Nella Nota verbale si ricorda che l’Italia è dal 17 marzo 1861 un Paese unificato». E le scuse non tardano ad arrivare. Il Foreign Office di Londra assicura che «i quattro moduli verranno corretti» e presto gli studenti italiani saranno italiani e basta.

Ma cosa dice il web? Le opinioni sono molte e diverse.

C’è chi parla di razzismo etnico, chi dell’ignoranza degli inglesi in materia di storia, chi collega questo episodio ad un’ipotetica svolta razzista post-Brexit. In realtà, il modulo in questione non è una novità: era presente in queste scuole fin dal 2006. E bisogna anche ricordare che l’Inghilterra è uno dei paesi che ospita più migranti italiani in Europa, secondo i dati della Fondazione Migrantes.

«Mi sfugge […] il valore di categorizzare gli italiani a seconda dell’area geografica di provenienza, quasi a discriminare le loro abilità linguistiche a seconda se provengano da Napoli, Palermo o Milano» afferma Robert Jay, chiamando in causa il razzismo linguistico. C’è chi invece afferma che «le differenze vanno conservate» e chi riflette un po’ più a fondo: «Non è solo in Inghilterra, questo razzismo esiste anche in altri Paesi del nord Europa e ad alimentarlo sono proprio gli italiani stessi, quelli del nord Italia nei confronti dei loro stessi connazionali del sud». Una piccola tempesta che si è già calmata, ma che – almeno per le reazioni che ha scatenato – fa riflettere. Quanto davvero ci sentiamo italiani, italiani e basta?

Elisabetta Elia

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