Napoli, via Savarese: Tre stese in 48 ore

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Napoli – Dopo tre giorni di spari, sembra che finalmente le pistole si siano fermate. In via Savarese, nei pressi di Piazza Mercato, ci sono state ben tre stese nell’arco di 48 ore.

In via Savarese uomini in scooter e armati si aggiravano in pieno giorno, con le strada colma di passanti e le attività commerciali in funzione. Per fortuna, solo un uomo è stato ferito lievemente.

La zona è ormai da tempo contesa tra il clan dei Mazzarella e i Sibillo, alleati con i Rinaldo di San Giovanni a Teduccio. I tre giorni di spari, a quanto risulta dalle prime indagini, sembrano essere un messaggio ben chiaro che i Mazzarella hanno mandato al clan rivale; nella stessa via delle tre stese, infatti, abita un affiliato del clan Sibillo.

Siamo nel pieno di una guerra per accaparrarsi il territorio, di un guerra che, come è il modus agendi camorristico, sta bene attenta a farsi vedere alla luce del sole per far sapere a tutti chi comanda nel quartiere. E, infatti, nel quartiere tutti lo sanno. Tutti sanno bene cosa è successo e perché, tutti sanno chi è stato a sparare, ma nessuno parla. Lo sanno talmente bene che sanno che se dovessero farsi uscire anche una parola “la dovrebbero pagare”.

Continua quindi, anche dopo le tre stese in 48 ore che hanno messo molti in pericolo, a prevalere l’omertà. Ma d’altra parte, perché queste persone dovrebbero parlare? E’ scontato che sognino una quotidianità dove non si rischia di essere uccisi andando a fare la spesa o facendo una passeggiata perché qualcuno decide di mandare messaggi bypassando le poste e ricorrendo direttamente alle pistole; ma se questi iniziassero a parlare per lottare per una quotidiana serenità, chi ci sarebbe poi a difenderli dalle conseguenze? Il ritornello è sempre lo stesso: lo Stato è assente e la camorra prende il sopravvento, lo Stato manca ancora e si spara per strada in pieno giorno, lo Stato è sempre più lontano e le persone non denunciano.

Tre stese in 48 ore, ma la vita il giorno dopo continua facendo finta di niente. Sembra che queste persone non abbiano altra scelta allora. “Non abbiamo sentito nulla, eravamo dentro al negozio” ; “Pensavamo fossero fuochi d’artificio” ; “Qua vicino stanno facendo i lavori, credevo fosse un trapano o roba del genere”. Perché basta avere un minimo di cervello per capire che tutte quelle assurde teorie secondo cui le mafie si sono radicate più in alcune zone piuttosto che in altre perchè fanno parte del patrimonio culturale di quei territori, e per questo le popolazioni non denunciano, siano assurde. L’omertà continua perché la volontà e l’azione dai piani alti per sconfiggere le mafie, continua in egual modo a mancare. C’è bisogno di qualcuno che le guardi le spalle, a loro e a chiunque altro cittadino di questa città che non ne può più di vederla martoriata da qualche folle pistolero, dovendo rimanere inerme.

Lucia Ciruzzi

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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