CETA e TTIP: la battaglia dell’Europa contro i trattati della discordia

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Gli accordi transatlantici di libero scambio non smettono di preoccupare l’Europa. Alle proteste contro l’ormai noto TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partership) si aggiungono quelle contro il CETA, l’omologa trattativa tra Unione Europea e Canada. Il prossimo 20 ottobre, sindaci, imprenditori, sindacalisti ed esperti di tutta Europa si riuniranno al Parlamento Europeo per una giornata di dibattito sui negoziati «che antepongono il mercato alle persone».

A settembre erano esplose importanti manifestazioni a Bruxelles e nelle principali città della Germania, con la partecipazione di quasi 300 mila persone, mentre sabato 15 ottobre è stata la volta di Parigi, dove sono scesi in piazza circa 5.000 cittadini. I collettivi e i sindacati francesi sostengono che entrambi gli accordi porterebbero a «gravi conseguenze, come l’abbassamento delle barriere commerciali nel settore agricolo e il peggioramento della crisi che già vivono centinaia di migliaia di contadini».

Francia e Germania avevano chiuso le porte al TTIP già ad agosto, quando entrambi i governi parlavano di un presunto fallimento della trattativa, mai confermato formalmente dalla Commissione Europea, unico organo deputato a decidere sulla questione. Dunque, una morte “di fatto”, causata dall’impossibilità di mettersi d’accordo sui punti in discussione, ma ufficialmente le parti rimangono aperte al dialogo e al compromesso: il 3 ottobre ha preso il via la quindicesima manche di incontri, per concordare un «TTIP light», una versione del testo più alleggerita, «in cui le parti si accordino su un pacchetto di riduzioni di dazi e tariffe commerciali e sul fatto che, in una seconda fase, degli appositi comitati si occuperanno di concordare le regole di liberalizzazione dei servizi, sanitarie e delle caratteristiche dei prodotti».

Per il momento, però, ad allarmare l’opinione pubblica è il molto più silenzioso CETA, contro cui le associazioni promettono battaglia. Mentre la firma del TTIP è slittata “verso l’infinito e oltre”, la concretizzazione del Comprehensive Economic and Trade Agreement potrebbe essere dietro l’angolo. Se UE e legislatori canadesi giungeranno all’accordo definitivo entro il 2016, il CETA sarebbe già realtà all’inizio del 2017.

Tolto il contraente, poco cambia tra CETA e TTIP. Entrambi riguardano il mercato d’oltreoceano ed entrambi mirano a facilitare gli scambi commerciali attraverso l’abbattimento del maggior numero di ostacoli possibili, tariffari e normativi. C’è poi la questione della trasparenza: anziché coinvolgere fin da subito ampi strati di opinione pubblica, i negoziati sono stati nascosti il più possibile e discussi tra tecnocrati a porte blindate. Il CETA, in particolare, ha rivelato un’opacità ancora più sedimentata a causa dell’esclusiva concentrazione mediatica sul TTIP, che ha lasciato del tutto nell’ombra il suo corrispettivo canadese.

Nel merito, il CETA mira alla soppressione del 98% delle barriere tariffarie. Soppressione di cui godrebbero anche 40 mila multinazionali statunitensi con sedi distaccate in Canada. Lo rivela il rapporto ‘Making sense of CETA’, presentato da 20 associazioni europee al meeting informale di 27 capi di Stato a Bratislava, che dimostra come molti settori produttivi italiani risentirebbero sostanzialmente dell’accordo con il Canada: «l’allevamento bovino e suino, per esempio, il settore lattiero-caseario; poi quello dei semi e dei prodotti per l’agricoltura, ma anche quello della manifattura». Anche in questo caso, come nel TTIP, si aprirebbe il rischio di un’asimmetrica competitività economica che schiaccerebbe piccole e medie imprese europee. Secondo Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP «Le piccole e medie imprese italiane che lavorano in qualità, infatti sono sempre di più dalla nostra parte nel chiedere al Governo di smettere di sostenere trattati che fanno gli interessi di pochi, per scegliere con decisione una buona economia, migliore per tutti».

La Commissione Europea rigetta gli allarmismi e sul suo sito internet assicura che una volta applicato «offrirà alle imprese europee nuove e migliori opportunità commerciali in Canada e sosterrà la creazione di posti di lavoro in Europa. […] L’accordo rispetterà pienamente le norme europee in settori quali la sicurezza alimentare e i diritti dei lavoratori. Il CETA contiene anche tutte le garanzie necessarie per far sì che i vantaggi economici ottenuti non vadano a scapito della democrazia, dell’ambiente o della salute e della sicurezza dei consumatori».

Dunque, anche in questo caso, nessun pericolo per cittadini e imprese. Eppure, la pubblicazione integrale dei documenti del TTIP aveva confermato proprio alcuni dei rischi evidenziati dalle associazioni, mostrando proprio la mancanza di intransigenza della Commissione nel salvaguardare ambiente, salute, alimentazione e mercati europei.

Rosa Uliassi

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