Vaccinazioni in calo: cosa si rischia

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Mentre fino a qualche anno fa la pratica delle vaccinazioni era data per scontata e considerata quasi obbligatoria, in tempi più recenti cominciamo a sentir parlare sempre di più nei talk show televisivi e sui giornali di un contrasto crescente tra chi è favore dei vaccini e chi, invece, li reputa inutili se non addirittura dannosi alla salute.

Nuovi dati pubblicati dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute ci dicono che già nel 2015 le coperture vaccinali nazionali a 24 mesi, riguardanti quindi i bambini nati nel 2013, denotano «un andamento in diminuzione in quasi tutte le Regioni e Province Autonome». Da questo trend poco rassicurante dobbiamo togliere le vaccinazioni contro pneumococco e meningococco che nel 2013 e nel 2014 avevano registrato una basso livello di diffusione in alcune realtà locali. Vengono invece considerati «particolarmente preoccupanti» i dati delle vaccinazioni per morbillo e rosolia, drasticamente abbassati negli ultimi anni.

Si può anche notare come, osservando le coperture vaccinali a 24 mesi, dal 2000 si abbia avuto un’iniziale crescita seguita subito dopo da una stabilizzazione. Inoltre anche le vaccinazioni riguardanti l’esavalente (anti-difterica, anti-tetanica, anti-pertossica, anti-polio, anti-Hib e anti-epatite B), solitamente impiegato nei neonati per il ciclo di base, avevano superato il 95% consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità ai fini di proteggere anche coloro che per motivi di salute non si sono potuti vaccinare.

Tuttavia è da notare come dal 2013 si stia registrando un progressivo calo «con il rischio di focolai epidemici di grosse dimensioni per malattie attualmente sotto controllo, e addirittura la ricomparsa di malattie non più circolanti nel nostro Paese». In particolare, nel 2015 la copertura vaccinale media per le vaccinazioni contro polio, tetano, difterite, epatite B, pertosse e Hib è stata del 93,4% (94,7%, 95,7%, 96,1 rispettivamente nel 2014, 2013 e 2012). E, nonostante esistano importanti differenze tra le regioni, solo 6 superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-polio, mentre 11 sono sotto il 94%.

Il documento ministeriale spiega come siano particolarmente preoccupanti i dati riguardanti il morbillo e la rosolia, «che hanno perso ben 5 punti percentuali dal 2013 al 2015, dal 90,4% all’85,3%, incrinando anche la credibilità internazionale del nostro Paese che, impegnato dal 2003 in un Piano globale di eliminazione dell’Oms, rischia di farlo fallire in quanto il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da una regione dell’Oms è che tutti i Paesi membri siano dichiarati liberi» dalla malattia.

Questo triste trend è confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi per il 2015, dato interessante anche per controllare la quota di bambini che, alla rilevazione vaccinale dell’anno precedente, risultavano inadempienti e sono stati recuperati, seppure in ritardo. «L’effettuazione delle vaccinazioni in ritardo, espone questi bambini a un inutile rischio di malattie infettive che possono essere anche gravi».

La riduzione delle coperture vaccinali non potrà che portare ad un accumulo di bimbi suscettibili, il che, «per malattie ancore endemiche (come morbillo, rosolia e pertosse), rappresenta un rischio concreto di estesi focolai epidemici, come già accaduto in passato; per malattie non presenti in Italia, ma potenzialmente introducibili, come polio e difterite, aumenta il rischio di casi sporadici autoctoni, in caso di importazioni di malati o portatori», rileva il Ministero della Salute.

Federico Rossi

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