Il traffico di reperti archeologici dell’Isis fa tappa anche a Salerno

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Dopo un’inchiesta pubblicata sulla testata giornalistica “LaStampa“, la Procura di Salerno ha indetto un’indagine sul presunto traffico di reperti archeologici razziati dall’Isis (in Iraq, Siria, Libano ed Egitto) che secondo il giornalista Domenico Quirico farebbe tappa proprio a Vietri sul Mare.

Secondo l’autore dell’articolo, nel percorso previsto per i reperti in questione sarebbero coinvolte anche la camorra e la ‘ndrangheta: un esponente di quest’ultima infatti accompagnerebbe i clienti in un negozio della zona della Costiera Amalfitana effettuando sempre lo stesso rituale, per non creare dei sospetti.

isisLo scopo dei fondamentalisti islamici è quello di riuscire ad ottenere delle armi, probabilmente dalla mafia russa, e si servono degli intermediari appartenenti invece alla mafia italiana proprio per raggiungere il loro obiettivo: l’Isis vende i reperti archeologici a camorra e ‘ndrangheta in cambio di kalashnikov e Rpg anticarro. In particolare, questi esponenti mafiosi apparterebbero alle cosche calabresi di Lametia Terme. Lo scambio invece, sempre secondo l’inchiesta di Quirico, avverrebbe nei pressi di un famoso hotel della cittadina alle porte della Costiera Amalfitana.

Salerno, sarebbe quindi sulla mappa di quel traffico che permette al califfato islamico di armarsi grazie alla commercializzazione di quel patrimonio culturale che i fondamentalisti riescono ad ottenere dalle depredazioni che ogni volta perpetuano nei Paesi dove sono presenti.

E’ per questo che la Procura, diretta da Corrado Lembo, ha incaricato la polizia giudiziaria di indagare in modo più approfondito circa quanto affermato nell’articolo de LaStampa. E’ stata quindi attivata la procedura d’indagine, a cui partecipano i carabinieri del comando provinciale di Salerno, quelli del Ros e i colleghi della Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, che si sono già attivati sul territorio. Nei prossimi giorni, probabilmente, verrà interrogato anche l’autore del suddetto articolo Domenico Quirico.

Secondo quanto scritto da quest’ultimo inoltre: La merce destinata al mercato italiano e a quello europeo arriverebbe direttamente al porto di Gioia Tauro attraverso la Turchia. Secondo l’Unesco, a tutto il 2015, il giro d’affari legato alla vendita di reperti archeologici provenienti dalle zone islamiche è di 250 milioni di dollari e i mediatori avrebbero ricompense che variano dal 2 al 5% dell’opera contrabbandata.”

E’ importante sottolineare, poi, che sempre secondo l’Unesco, nel 2015 il traffico di reperti archeologici a livello mondiale era pari a sei-otto miliardi di euro. Questo, come è ben noto da tempo, è un mercato da cui l’Isis ricava le armi che utilizza per terrorizzare gli stessi Paesi che alimentano questi scambi. E’ giunta forse l’ora di porre la parola “fine” a queste vicende.

Federica Ruggiero

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