Missione ExoMars, l’Italia è su Marte

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La missione ExoMars, progettata per portare il lander Schiaparelli e l’orbiter TGO su Marte non ha fallito o quantomeno, per essere più precisi, è riuscita in buona parte.

L’obiettivo della collaborazione fra le agenzie spaziali europea ESA, russa Roscosmos e italiana ASI era quello di inviare sul Pianeta rosso due moduli con funzioni diverse fra loro e spianare la strada per ExoMars 2020 quando su Marte verrà inviato un rover completamente prodotto in Europa.

Schiaparelli era (o forse ancora è) solo una parte di un progetto molto complesso. Il suo nome lo deve al famoso astronomo italiano che tracciò una mappa dettagliata della superficie marziana, individuando per primo i famosi “canali”, probabile segno di un tempo in cui sul pianeta rosso scorreva l’acqua e forse la vita.

Ma cosa gli è successo? Al momento la situazione non è ancora chiara perché le manovre di avvicinamento al pianeta e l’aggancio dell’orbita erano risultate perfette. Così come il salto di 122 km fino alla superficie del pianeta a seguito del quale il lander avrebbe dovuto iniziare a trasmettere.

Invece, molto probabilmente, il lander Schiaparelli ha avuto un problema di freni coi razzi incaricati di ridurre la velocità prima dell’impatto che non hanno funzionato a dovere decretandone lo schianto e il successivo “silenzio”.

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Certo è che dopo 500.000 km di viaggio e anni di lavoro un avvenimento del genere lascia davvero tanta delusione. Si lavorerà, nei giorni a seguire, per cercare di comprendere con esattezza cosa è andato storto e, soprattutto, per verificare se Schiaparelli in qualche modo possa funzionare ancora (anche se le probabilità sembrano alquanto remote).

Tutto questo in base a quanto riportato dalle note ufficiali dell’ESA e dell’ASI. Che però tengono a sottolineare con forza che ExoMars rimane ancora un gran successo perché adesso, nonostante la “piccola” defaillance di Schiaparelli, l’Agenzia Spaziale Europea e gli altri enti collaboratori del progetto hanno una sonda in orbita intorno a Marte, quel modulo TGO che in tutto questo trambusto molti hanno dimenticato.

TGO sta per Trace Gas Orbiter ed ha un compito molto importante, ossia quello di solcare in continuazione i cieli di Marte alla ricerca di gas metano. Quel gas che se individuato potrebbe essere testimone della presenza di vita presente o passata e confermare le ipotesi di Schiaparelli, quello vero, quello che disegnava la superficie marziana guardando attraverso il suo telescopio.

In fin dei conti una missione così complessa non fallisce mai perché portare tecnologia in un altro mondo è cosa non da poco, fatta da tante variabili imprevedibili e difficoltà. Arrivare fin lassù e mettere in atto una parte del progetto è un successo sempre e comunque.

Ora si attendono, quindi, dati dal TGO e segni di vita da Schiaparelli, ma soprattutto si raccolgono informazioni fondamentali affinché la prossima missione vada alla perfezione fino in fondo.

Ma c’è un altra questione da tenere conto, quella della polemica. Quella ormai rodata della voce del “popolo”, dei social e altra roba del genere che addita qualunque cosa concentrandosi stavolta sui costi di un progetto del genere e della sua presunta inutilità.

Si è vero, anzi ovvio, una missione del genere ha costi elevatissimi (circa 400 milioni di euro) e contemporaneamente abbiamo una Paese in crisi. Ma la curiosità e la voglia di scoprire stanno nell’uomo inderogabilmente.

Non smetteremo mai di studiare e lavorare per capire cosa c’è fuori dalla Terra e per rispondere alla domanda che più di ogni altra ci attanaglia, quella della vita da qualche altra parte; tutto ciò, probabilmente, non avrà mai prezzo.

Schiaparelli, quello schiantato su Marte, oggi non potrà rispondere a nessuna delle nostre domande, ma i suoi compagni di viaggio sì e sono già al lavoro.

Mauro Presciutti

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