Antibiotico resistenza, scoperto un super batterio resistente alla colistina

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L’uso sconsiderato e scostante di farmaci antibiotici, ormai troppo spesso utilizzati in modo autonomo senza una specifica terapia impartito dal medico curante, ha portato allo sviluppo di forme di microrganismi batterici super resistenti a molecole e dunque a diversi tipi di farmaci con un attività farmacologica antibiotica.

L’ultimo batterio resistente alla colistina, antibiotico ‘salvavita’ utilizzato in occasione di determinate infezioni, è stato identificato in Italia presso il laboratorio di microbiologia clinica dell’ospedale fiorentino di Careggi. La scoperta rappresenta una dimostrazione della paura crescente, anche nel nostro paese, del fenomeno meglio conosciuto come “resistenza batterica ai farmaci”.

La minaccia rappresentata dalla difficoltà di antibiotici di combattere e distruggere determinati batteri potenzialmente non pericolosi si fa sempre più concreta. Ad aggiungersi all’elenco sempre più lungo di batteri resistenti adesso c’è una variante genetica del “Klebsiella pneumoniae” che, secondo quanto confermato dall’Associazione microbiologi clinici italiani, riuscirebbe a contrastare gli effetti dell’antibiotico colistina. Il Klebsiella pneumoniae è un batterio che può provocare la polmonite batterica, ma anche infezioni nel tratto urinario o in ferite nei soggetti immunocompromessi.

La colisitina rappresenta l’ultima possibilità per poter sconfiggere batteri più resistenti e quindi è il farmaco più potente sotto questo punto di vista. La variante genetica del “Klebsiella pneumoniae” non è l’unico batterio a resistere alla colistina, ma anche una variante dell’Escherichia coli dalla quale deriva quella del Klebsiella, la notizia diffusasi precedentemente dagli Stati Uniti ha determinato maggior preoccupazioni per questo grave fenomeno.

Il gene identificato negli USA era “l’mrc-1”, collegato ad un’infezione intestinale provocata appunto dall’E. Coli, mentre quello italiano è una sua nuova variante, denominata “mcr-2” proprio in un ceppo di Klebsiella pneumoniae di origine clinica e dunque prelevato da un paziente che non era mai stato trattato con colistina.

In seguito all’affermazione dei ricercatori per quanto riguarda tale scoperta, ovvero che: “è particolarmente allarmante perché il clone di K. pneumoniae ST512 produttore di carbapenemasi KPC (quello riscontrato) è uno dei maggiori responsabili della diffusione epidemica di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKp) in Italia, ma anche altrove”, è chiaro urge un maggior controllo e monitoraggio della situazione in quanto il ruolo della colistina non è di poca importanza nella cura delle infezioni.

Umberto Celardo

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