Unione Europea compatta contro la Russia, ma per ora niente sanzioni

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Unione Europea
Il leader russo Vladimir Putin.

Il 20 e il 21 ottobre il Consiglio dell’Unione Europea si è riunito a Bruxelles per discutere di politiche migratorie, commercio e delle relazioni con la Russia. In particolare, gli occhi dei ventotto Stati membri sono puntati su Mosca e sulle sue mosse in Siria a sostegno del regime di Bashar al-Assad.

La comunità internazionale accusa i due governi di violazione del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani, per aver perpetrato bombardamenti indiscriminati sui civili, soprattutto ad Aleppo, seconda città del paese e nucleo più caldo del conflitto, perché conteso tra Stato Islamico, ribelli anti-Assad e regime siriano. Negli ultimi mesi gli scontri si sono concentrati ad Aleppo est, dove gli aerei siriani e quelli russi hanno bombardato le sedi dei ribelli colpendo, però, anche ospedali, scuole ed edifici a uso civile: le vittime in poche settimane sono state centinaia.

L’Unione Europea aveva promesso una linea di intransigenza nei confronti di Mosca, minacciando seri provvedimenti diplomatici. Tuttavia, il documento conclusivo dell’incontro, redatto dopo un lungo negoziato durato fino a tarda notte, dimostra una posizione più moderata. Pur condannando la politica militare russa in Siria, il Consiglio ha deciso di non provvedere a sanzioni contro la Russia, sottolineando però di lasciare aperte «tutte le possibili opzioni, nel caso gli attuali crimini dovessero continuare».

In un incontro di qualche giorno fa a Berlino tra Angela Merkel, François Holland e Vladimir Putin, il leader russo ha promesso una nuova tregua per permettere ai civili di fuggire dalle zone più pericolose. Questo impegno alla collaborazione ha smorzato i toni dell’Unione Europea che, come ha confermato il presidente Donald Tusk, è ora disponibile al dialogo perché «Elevare le tensioni con la Russia non è nei nostri intenti», tuttavia «non scenderemo mai a compromessi sui nostri valori e sui nostri principi». A promuovere caldamente la moderazione sono state Grecia, Cipro e soprattutto l’Italia, preoccupata di compromettere i suoi rapporti commerciali con Mosca a causa di sanzioni che potrebbero non sortire alcun effetto.

Putin non sembra essere intimidito dagli avvertimenti da parte della Unione Europea, ma anzi sarebbe pronto a rincarare a breve l’intervento in territorio siriano. Proprio il 20 ottobre, infatti, una flotta militare russa è stata avvistata mentre attraversava la Manica, in direzione Siria. Il Regno Unito, come da protocollo, ha subito attuato il sistema difensivo per monitorare i movimenti delle navi del Cremlino, considerate «il più grande schieramento dalla Guerra Fredda». Secondo una fonte NATO «I russi stanno muovendo tutta la Flotta del Nord e quasi tutte le unità della Flotta del Baltico verso il Mediterraneo. Non è una normale esercitazione: noi sappiamo che in un paio di settimane ci sarà una intensificazione degli attacchi aerei su Aleppo, la Russia vuole dichiarare vittoria totale». Mosca sarebbe pronta, dunque, a un altro massiccio attacco contro i ribelli rimasti nella parte orientale di Aleppo, sperando di spazzare via le ultime resistenze e consegnare la città ad Assad. Oggi ad Aleppo vivono circa 270 mila persone, la cui vita potrebbe essere messa a rischio dalle future operazioni militari.

L’Unione Europea ha chiesto un immediato accesso umanitario senza restrizioni dentro la città e verso altre regioni del paese. Finora, infatti, nessuna delle tregue imposte dalle parti ha avuto il successo desiderato.

Giovedì 20 ottobre, il fallimento dell’ultimo cessate il fuoco imposto unilateralmente da Damasco e Mosca ha interrotto per l’ennesima volta la “pausa umanitaria” pensata per permettere di portare soccorso e aiuti ai civili. Dall’inizio della guerra civile sono stati più di 400 mila i morti sotto le bombe e gli scontri a fuoco, e la situazione umanitaria è tuttora spaventosa: quasi 7 milioni di persone necessitano provviste, cure mediche e servizi di prima necessità.

Rosa Uliassi

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