Almaviva: Il grido dei lavoratori

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Napoli. Almaviva. Atto III.  L’azienda call center rischia di chiudere i battenti. 845 posti di lavoro a rischio.

Dalle 9 e 30 di stamane, i lavoratori di Almaviva sono in presidio davanti alla sede del consiglio comunale di Napoli. Questo si è riunito in sessione straordinaria per emanare un ordine del giorno in difesa della sede napoletana del call center sito in via Brin.

Il 18 dicembre è il termine ultimo, in questa data scadrà la procedura di mobilità. Abbiamo avuto modo di incontrare i lavoratori di Almaviva, questi ci hanno spiegato:  “Noi siamo sempre stati un centro d’eccellenza. Tre anni fa abbiamo lottato affianco ai colleghi palermitani, dato che allora la loro sede rischiava la chiusura” – proseguono: “ Il lavoro c’è, nonostante ciò la nostra sede è stata dichiarata improduttiva. Se crolla Almaviva, crolla l’economia regionale. Sa cosa significa avere 845 persone, famiglie, madri single, divorziati per strada? Quello di cui Almaviva ha bisogno sono gli incentivi statali”.

La società di Marco Tripi annunciò la chiusura delle sedi di Roma e Napoli – che impiegano rispettivamente 1.666 e 845 persone –  nonostante l’accordo raggiunto a fine maggio per tutelare il posto di lavoro di 3mila persone ricorrendo a un piano di ammortizzatori sociali. Nel periodo giugno-settembre, sostiene Almaviva, i siti di Roma e Napoli hanno registrato perdite medie di 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni, nonostante gli ammortizzatori.

Almaviva, in contemporanea ha già aperto un call center in Romania. I lavoratori, infatti, ci hanno spiegato:”Il problema è la delocalizzazione. I servizi non verranno lavorati da rumeni per rumeni, ma da rumeni per clienti italiani. Si tratta, quindi, di spostare la mano d’opera” – continuano: ” Rispetto Palermo, che allora perse la commessa Enel, noi continuiamo ad avere la commessa Wodafone” – concludono: “Continueremo a lottare per noi e per le nostre famiglie“.

Maria Bianca Russo

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