Dopo il successo ottenuto con Unsocial 2.0, l’Associazione culturale DOC Napoli ha supportato le capacità della regista Gabriella Silvia Tartarone, permettendo la rappresentazione dello spettacolo “Pazzol – c’è un posto per ogni pazzo” dal 18 ottobre, al teatro Cilea (Na).

Il titolo già ci preannuncia il gioco architettato dalla regista.

Come pezzi di un puzzle i personaggi si incastrano tra loro, tessendo la trama delle loro esistenze, dando un senso a quelle vite che sono state abbandonate dai loro cari perché fardelli troppo pesanti.

Dai primi anni del ‘900 il tedesco tema letterario della follia subentra prepotente nella nostra tradizione, ponendo come fulcro le numerose sfaccettature dell’animo umano che tendono, in modo incontrollato, a levigarsi con le contraddizioni sociali. L’inconscio, quel fiume in piena che ci scorre dentro, può rispondere nel modo giusto a quegli stimoli del mondo esterno, che ci bombardano continuamente, oppure può flettere su se stesso e intraprendere una strada non convenzionale. Può decidere così di indossare una maschera o meno, e da questa scelta sopraggiunge la nostra etichetta sociale.

Ridefinire con una linea netta la pazzia è un procedimento pressoché impossibile, e da qui sorge la classica domanda: come si può ritenere che una persona sia davvero pazza?

Lo spettacolo è ambientato in un manicomio abbandonato a se stesso, a cui capo c’è un’ equipe di finti professionisti, incapaci e inconcludenti, amanti della vanità e non di certo del loro lavoro. Il colmo si ha con il collante di questa attività, Barbara Mastrocano (alias Eliana Saponangelo) la figlia del capo, ottusa e limitata, fin troppo sensuale e con nessun evidente merito in campo lavorativo.

Parallelamente la trama si compone di un secondo gruppo: i pazienti della casa di cura.

Il gioco della regista sta nel comporre un thriller comico, basato sulla realistica rappresentazione di quel perpetuo caos insito nell’animo umano e che i folli riversano nel mondo.

Negli occhi di quei pazienti luccica un forte senso di umanità, a tratti fin troppo forte, ad altri tremendamente debole. Con le loro patologie urlano al mondo i loro disagi, chi balbettando, chi con il mutismo, la depressione, l’iperattività, una multipersonalità, il desiderio di guadagnare sempre di più con i giochi d’azzardo o quello di vivere finalmente sotto i riflettori come una star.

Sono persone amplificate, vittime di una malasanità che li esclude dal mondo, che hanno formato una famiglia e che riescono finalmente a trovare un loro posto e del vero affetto.

L’anello di congiunzione si troverà nella nuova psicologa specializzata in disturbi comportamentali (Roberta Amoroso) che presterà loro la sua voce e li aiuterà nella soluzione dell’evento scatenante: la vincita da parte di uno di loro, nonno Vincenzo (Mario Volpe) del superenalotto.

Da questa svolta subentra un’altra importante tematica: l’incessante rincorsa al denaro genera dei veri mostri. Il dio denaro crea e distrugge rapporti, diventa un motivo di scambio e di accettazione, i sentimenti sono merce, il tempo troppo prezioso.

Lo spettacolo si mostra ilare e comico anche se socialmente impegnato, svecchiato e pronto a sorprendere il pubblico con il suo linguaggio immediato e a tratti dialettale.

Gabriella Tartarone espone quindi una serie di importanti lezioni a fini educativi, per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza di una forte sensibilità emotiva.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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