Aeroporti di Napoli e di Puglia, matrimonio in vista

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Sembra in dirittura d’arrivo la fusione tra Gesac e Adp, le società che sovrintendono rispettivamente alla gestione dell’Aeroporto Internazionale di Napoli e degli Aeroporti di Puglia di Bari e Brindisi. Si auspica che l’operazione, che porterà alla creazione di un’unica governance che abbraccerà il traffico aeroportuale di buona parte del Mezzogiorno, porterà benefici sotto più punti di vista, ottimizzando soprattutto l’accoglienza turistica delle Regioni coinvolte.

A quanto pare, le trattative per la fusione sono in corso da mesi, incoraggiate, secondo le più fedeli ricostruzioni, dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano; la giunta pugliese è interlocutore necessario, essendo la società Adp (acronimo appunto di Aeroporti di Puglia) a partecipazione esclusivamente pubblica. L’idea di unire Adp e Gesac (quest’ultima invece con un capitale sociale detenuto da diversi soggetti, pubblici e privati, tra cui spiccano la F2i a partecipazione italo – francese, la Città metropolitana, il Comune di Napoli e il Gruppo Interporto di Nola) servirebbe a creare un colosso in grado di accogliere almeno 12 milioni di passeggeri all’anno. I numeri del 2015 sono infatti particolarmente lusinghieri soprattutto per Capodichino, in grado di ricevere più di 6 milioni di persone; cifre simili a quelle totalizzate dai due aeroporti di Bari e Brinidisi, che insieme rappresentano uno snodo di accesso di primaria importanza per la Puglia, costantemente in crescita di presenze turistiche. Va tenuto presente anche lo stato di florida salute dei bilanci delle società aeroportuali: in particolare, Gesac avrebbe realizzato nell’anno passato un utile netto di circa 12 milioni di euro, a fronte di un giro d’affari di circa 86. Si tratterebbe, insomma, di un matrimonio felice anche dal punto di vista finanziario.

I promotori dell’operazione, poi, invitano a tenere presenti anche i numeri dell’occupazione: secondo le stime ufficiali, lo stesso aeroporto di Napoli guida anche in questo caso, con ben 430 lavoratori cui vanno aggiunti gli stagionali. Senza trascurare anche l’indotto, che nel caso di tutti gli aeroporti coinvolti viene alimentato dai continui flussi turistici. Anche i lavoratori, perciò, massimizzando l’accoglienza dei viaggiatori, ricaverebbero benefici.

Proprio su queste basi le trattative (finora avvolte nel massimo riserbo) hanno ricevuto il beneplacito anche degli enti locali: per Napoli, in particolare, il sindaco De Magistris ha manifestato il proprio convincimento sulla fattibilità dell’operazione, forse anche a causa del ruolo di capofila che si prospetta per Capodichino a partire dalla fusione con gli altri aeroporti. In linea di principio, questa sembra una scelta obbligata, considerato che il volume di passeggeri gestiti da Gesac è doppio rispetto a quello di ciascuno degli scali pugliesi coinvolti nell’operazione.

Tuttavia, proprio dalla Puglia arrivano le riserve maggiori nei confronti del progetto. Pare che a fare fronte comune contro l’ipotesi di fusione siano i sindacati e alcuni movimenti politici, tra cui quello dei 5 stelle. Da parte dei contestatori si sostiene che non si tratterebbe di una fusione alla pari tra due società entrambe in salute, bensì di una vera e propria ”colonizzazione” degli aeroporti pugliesi da parte della Gesac. Il disegno reale, si sostiene, sarebbe quello di danneggiare consapevolmente il traffico aereo in Puglia, che negli ultimi anni, soprattutto grazie a compagnie come Ryanair (principale vettore operante su Bari e Brindisi), è notevolmente aumentato. Se Napoli prendesse le redini dei maggiori aeroporti del Sud, affermano i pugliesi, ciò andrebbe a tutto vantaggio di Capodichino, col rischio di depauperare le risorse degli aeroporti pugliesi, faticosamente costruite in questi anni: per la verità, anche la stessa Ryanair è di questo avviso. Anche il Presidente della Regione Michele Emiliano è finito nell’occhio del ciclone: la sua idea è stata interpretata come una ”mera operazione fuinanziaria”, viziata dalla ”mancanza di un piano industriale” serio, con rischi non solo per il volume di turisti in transito, ma anche per i lavoratori.

Ludovico Maremonti

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