Circumvesuviana, violenza a bordo

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Circumvesuviana

Lucio Battisti diceva: “ Si Viaggiare… “ . Ma come lo si fa qui a Napoli? In generale, come lo si fa in Italia?

Trasporti. Disservizi. Disagio. Poca sicurezza. Queste sono le parole chiave di una vicenda che ha come protagonista la circumvesuviana.

Ieri sera, intorno alle 19,00 all’interno della Circumvesuviana che, partita da Porta Nolana  è arrivata poi a Sarno, una baby gang ha messo in campo una sguaiata commedia.

“Questi ragazzini hanno iniziato accendendosi una canna, non curanti del fatto che non solo è illegale, ma è anche proibito fumare a bordo. Un bambino, che avrà avuto su per giù 5 anni ha iniziato a tossire” – ci racconta , ancora scossa, una passeggera e continua: “ Un signore è intervenuto ed i ragazzi hanno risposto in  maniera aggressiva non solo verbalmente ma anche minacciandono con una bottiglia di vetro. La baby gang è scesa a San Giuseppe Vesuviano e nel momento in cui sono scesi, abbiamo ripreso a respirare. Il giorno prima era successo un episodio analogo, ci spiega il controllore  e ha spiegato che loro sono inermi dinanzi a queste vicende. Rassegnato è andato via”.

Il trasporto pubblico non solo è carente nel servizio ma non garantisce nemmeno la piena sicurezza ai passeggeri e agli addetti ai lavori.

Pochi mesi fa un conducente dell’Anm, Vincenzo Lucchese fu ferito alla testa da un passeggero. Non si tratta di un caso isolato, anzi, nell’Aprile 2016 un altro conducente fu aggredito per non aver fatto salire un passeggero fuori fermata.

Il 26 Settembre 2016 a Roma, in una metro un uomo è stato gravemente ferito e i tre aggressori sono poi finiti in manette.

Si tratta dell’ennesimo capitolo triste. Il trasporto pubblico è un settore caldo e profondamente in crisi. I pendolari e non ne sono esasperati e le condizioni in cui sono costretti a lavorare i conducenti sono degradanti. A fare da cornice – ad un quadro già disastrato di per se – ci pensano le baby gang che, in maniera spavalda si sentono in diritto di non rispettare le norme sociali.

Maria Bianca Russo

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