C’era una volta il latinorum

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“Si prende gioco di me?” “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”. Ne è scorsa di acqua sotto i ponti da quando Renzo Tramaglino si lamentava con Don Abbondio per l’uso di termini, di una lingua che giudicava non solo incomprensibile, ma perfino canzonatoria. Oggi possiamo riadattare l’interrogativo di Renzo a quello che sta succedendo con l’alternanza scuola lavoro ed il suo inglesorum.

Perché abbiamo abbandonato il latino, come si dice a Napoli non si porta più, ora si porta l’inglese con cui condiamo pietanze comunque indigeribili. Chi si prendesse la briga di seguire le vicende dell’ASL ne troverebbe parecchie di pietanze indigeribili e l’ultima in ordine di tempo ha a che fare proprio col cibo e con la sua digeribilità.

Ne ha scritto qui già Ana Nitu e non mi dilungherà sulla vicenda in sé perché Ana ha già evidenziato i limiti educativi di una scelta incomprensibile. Per chi,comunque, non avesse letto il suo commento esso  è relativo ad una convenzione firmata tra MIUR e McDonald’s e che prevede la possibilità che gli studenti in alternanza la facciano nei ristoranti del marchio americano. Ora , con tutta la buona volontà, ma sarà assai difficile non indurre nello studente una visione schizofrenica della realtà se gli prospettiamo la necessità di una educazione alimentare che porti a scelte di rifiuto di cibo dannoso (nell’inglesorum sarebbe junk food) e la proposizione di una esperienza lavorativa in una realtà come quella di chi propone un modello di alimentazione basata sul panino con l’hamburger associato al formaggio e alle salse e alle patatine fritte.

Ma come ho detto non mi voglio dilungare su questo ma piuttosto sull’apparato anche linguistico di convincimento. Ovviamente non è un campo, quello linguistico, che mi sia congeniale visto che il mio  lavoro è quello di insegnare Diritto e Economia. Ma l’uso di termini inglesi usati a sproposito ed anche senza pertinenza per nobilitare e far trangugiare “liquidi” (che i “cibi”solidi non si possono deglutire senza un minimo di masticazione e cioè di decifrazione) che in napoletano sarebbero delle ignobili cioféche fa parte di una tendenza ormai consolidata a travestire la realtà con parole vuote ma che dovrebbero far impressione e far superare le obiezioni.

Insomma il latinorum di Renzo tradotto nella lingua di Albione. Soft skills, training on job, back office: potrei continuare ma mi fermo qui perché già di questi termini c’è sufficiente inflazione nelle brochures che copiosamente vengono riversate nelle scuole in difficoltà nel trovare progetti ed esperienze efficaci e coerenti con i percorsi di studio. Cominciamo dalle prime: da una definizione presente in rete deduciamo che le soft skills “sono le cosiddette “competenze trasversali”, ovvero quelle capacità che raggruppano le qualità personali, l’atteggiamento in ambito lavorativo e le conoscenze nel campo delle relazioni interpersonali. Ad esempio la leadership, l’efficacia relazionale, il teamwork, il problem solving”.

La giustificazione della presenza della McDonald’s nella lista delle aziende convenzionate col MIUR viene legata (guardatevi in proposito anche il sito della multinazionale) a questo obiettivo dell’acquisizione delle soft skills. Ora siccome lì un panino l’abbiamo mangiato tutti la domanda sorge spontanea ed immediata: ma qualcuno si è  accorto di particolari abilità dell’addetto che dispensa hamburger e patatine nelle relazioni interpersonali e/o anche con i clienti?Avete sperimentato la capacità dell’addetto con la visiera (crew in inglesorum) a fronteggiare il problema dei cicalini che gli dettano i ritmi?

Perché le testimonianze dirette e quelle giornalistiche su come funzionano i ristoranti McDonald’s raccontano di ritmi “collaborativi” indotti da niente altro che dal susseguirsi frenetico di segnali acustici diversi e differenziati che accompagnano ogni fase di produzione delle patatine come del panino. Insomma cosa ci sia di soft o di hard da far apprendere agli studenti in alternanza è assai difficile da immaginare ma vuoi mettere scrivere “soft skills” e giocartela in un consiglio di classe magari poco pronto a farsi domande e abbacinato dall’inglesorum?Del resto l’esperienza è stata diretta col c.d. back office.

Uno si immagina che se una brochure di propaganda di progetti di “alternanza” (e le virgolette non sono casuali) con quote di spesa a carico degli studenti  parla di back office ci si riferisca ad una esperienza di supporto, rapporto o consulenza con esseri umani che per qualche ragione entrano in contatto con la entità che propone il progetto. Alla mia domanda relativa su cosa sia ed in cosa consista questa attività si scopre che sarà un po’ difficile ci siano umani interessati a capire di più di sedute simulate dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o del Parlamento Europeo.Ma fino a che non è stato svelato il mistero il back office faceva la sua figura…. Bisogna solo sperare che non ci siano tanti Renzi (il plurale del Renzo manzoniano) ad abboccare come allocchi all’inglesorum.

Franco Labella

@francolabella1

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Insegno una cosa in via di estinzione e pure poco diffusa nel paese: il Diritto. Oltre che insegnare, da dieci anno scrivo di scuola: è una magnifica ossessione che ha avuto ed ha come scenario sia siti scolastici (Tecnica della Scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Retescuole) che non (ilSussidiario.net e soprattutto l’Unità on line ma (non è superfluo scriverlo) in era prerenziana). Nella Rete navigo abbastanza da aver creato, on line, un vasto gruppo di docenti di tutta Italia in lotta da qualche anno, il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia. È nato perché pensiamo che conoscere il Diritto sia importante per liberi cittadini che vogliono contare e decidere. Siamo sopravvissuti, lottando, alla Gelmini che ha eliminato lo studio del Diritto nelle scuole superiori italiane. Sopravviveremo, lottando, a Renzi e alla Giannini che pure loro il Diritto nelle scuole non lo vogliono. Le cose che scrivo, però, coinvolgono solo me. Ora approdo qui dove ho trovato anche persone amiche. Luca, ad esempio, un mio ex allievo che è stata la molla che mi ha portato a “Facite ammuina”, il blog con quale proverò ad ammorbarvi…

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