Procida, il punto sul pronto soccorso

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Si apre oggi un mese forse decisivo per conoscere il destino del presidio di pronto soccorso h24 dell’Isola di Procida, il cui futuro sembrava in estate del tutto incerto a causa del decreto voluto dal Commissario regionale alla sanità Polimeni, che ne prevedeva il forte ridimensionamento.

È prevista infatti per il 23 novembre la prima udienza per la discussione nel merito del ricorso presentato al TAR ad inizio estate dal Comune di Procida del provvedimento di Polimeni che imponeva la conversione del Pronto Soccorso “Gaetanina Scotto” in “Ospedale di Comunità”. L’efficacia del decreto, coerente con i tagli alle strutture ospedaliere minori che costituivano il caposaldo del nuovo Piano Regionale sulla sanità, era però stato fatto oggetto di una sospensione in via preventiva da parte del TAR. Nonostante ciò, il provvedimento era stato comunque poi confermato il 27 settembre scorso da un ulteriore atto del Direttore Generale dell’ASL NA 2, D’Amore.

In questi mesi, l’Amministrazione comunale e i diversi comitati di cittadini sono stati impegnati in una battaglia che ha visto inscenare importanti proteste per il riconoscimento del diritto di Procida a continuare a dotarsi di un proprio presidio ospedaliero; Comune e cittadini infatti hanno sempre sostenuto che il nuovo “Ospedale di Comunità” metterebbe in pericolo le essenziali prestazioni minime già faticosamente erogate dal pronto soccorso, esponendo i cittadini di Procida ad una costante incertezza su tempi e qualità delle risposte alle emergenze sanitarie.

Secondo i procidani, il buon diritto dell’isola, che da sempre soffre di serie criticità sanitarie, sarebbe affermato dalle stesse disposizioni di legge: secondo quanto si legge in una lettera indirizzata al Direttore Generale D’Amore da parte del “Coordinamento di Procida #lospedalenonsitoccae pubblicata da Repubblica lo scorso 19 ottobre, <<la legge prevede il riconoscimento di Procida, come “situazione disagiata”. Non diversamente da Capri e da Ischia (…). Da ciò ne discende l’inalienabilità dei servizi d’urgenza e d’emergenza di Pronto Soccorso nelle 24 ore>>. Lo stesso documento citato costituiva una dura risposta ad un’altra lettera, pubblicata sempre da Repubblica il 7 ottobre, in cui lo stesso dirigente D’Amore aveva attaccato Procida e le proteste sul pronto soccorso, in quanto a suo dire animate da conservatorismo, resistenza cieca al cambiamento e sottomissione a non meglio precisati “interessi” particolari, contrari alla riconversione del pronto soccorso.

In effetti, è da quando il famigerato decreto di Polimeni è stato emanato che la battaglia sul pronto soccorso di Procida va avanti a colpi di dichiarazioni incrociate, scambi di accuse, polemiche a tutti i livelli e lettere aperte. In primo piano c’è l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Ambrosino, che, oltre a percorrere la via giudiziaria, ha insistito a più riprese su quella del dialogo istituzionale: due settimane fa, una delegazione di procidani è stata anche ricevuta a Roma dalla Commissione Sanità. A questo proposito, l’Assessore alla sanità dell’isola, Carlo Massa, lo scorso 21 ottobre ha dichiarato a reportweb.tv di tornare dalla Capitale con <<notizie buone nel senso che tutti riconoscono il nostro diritto, e ci spingono a rivendicarlo con forza ed energia, anche perché nel momento presente, dappertutto, si cerca di tagliare. E Procida, stritolata dalle richieste di Ischia e Capri, può lasciarci le penne>>. Nonostante l’apparente fermezza, anche l’Amministrazione è finita però al centro delle polemiche quando il Direttore Generale D’Amore ha emanato il suo citato provvedimento del 27 settembre: il sindaco Ambrosino aveva infatti dichiarato soltanto un mese prima, subito dopo una visita a Procida dello stesso D’Amore, che dai vertici dell’ASL NA 2 era stata <<ribadita la disponibilità ad offrire una sanità adeguata al nostro territorio>> e che <<in attesa della stesura definitiva del Piano Ospedaliero Regionale, ad oggi ancora all’esame del Ministero della Salute, l’organizzazione del nostro Pronto Soccorso non cambierà. Tutte le possibili modifiche saranno comunque concordate con la nostra comunità>>. Dichiarazioni incoraggianti, ma appunto accusate di essere prive di valore perché sconfessate dalla conferma del provvedimento di Polimeni da parte di D’Amore soltanto 33 giorni dopo. 

In questo quadro, non può essere trascurato l’impegno dei privati cittadini a difesa del presidio sanitario. Non solo lettere a D’Amore: una cittadina, Anna Rosaria Meglio, si è rivolta direttamente al Presidente del Consiglio Renzi, chiedendo attenzione alla problematica procidana con disarmante semplicità ed efficacia (<<deve sapere che noi isolani siamo soggetti al mare e quando è agitato non si può navigare per raggiungere la terra ferma. Pertanto 11 mila persone, che in estate superano le 20 mila, non possono stare senza un pronto intervento, un soccorso. NON si possono lasciare gli anziani, bambini e tutti gli altri isolani senza alcuna assistenza>>).

In effetti, un altro grande problema è proprio quello delle comunicazioni con la terraferma: come si fa, dicono i procidani, a raggiungere il più vicino ospedale per un’operazione urgente di pronto soccorso, se già nella normalità dei casi le comunicazioni marittime e via elicottero sono complicate (soprattutto nei mesi invernali) dal meteo avverso? Lo spiegava già ad agosto l’assessore Carannante, con delega al contenzioso davanti al TAR in rappresentanza del Comune: quello della cosiddetta Golden Hour, <<il tempo massimo per il trasferimento del paziente da un presidio ad un ospedale attrezzato, non può essere rispettata nei casi di difficoltà meteo-marine>>, è un problema già attuale, aggravato dalla scarsità di mezzi idonei al trasporto dei malati, che rischia di peggiorare ulteriormente con la conversione del pronto soccorso.

Insomma, il problema sanitario a Procida è complesso e dalle mille sfaccettature, tutte estremamente delicate; la palla, ora, passa al TAR.

Ludovico Maremonti

 

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