Ci eravamo tanto amati. Kevin Durant, Russell Westbrook e gli Oklahoma City Thunder. Un amore terminato in un pomeriggio estivo dopo otto anni, 714 partite e 19675 punti. Non si sono rivolti neanche uno sguardo i due ex compagni nel pregara. Neanche un cenno di quel finto buonismo che aveva drappeggiato l’abbraccio tra Bryant e Shaq nella partita di Natale 2004. Durant riesce ad incanalare il rancore, le critiche e le provocazioni riservategli negli ultimi mesi in una cattiveria agonistica che poche volte avevamo visto. La partita termina dopo appena due quarti perché è lui a deciderlo: 29 punti (chiuderà con 39) in neanche 18 minuti.

Una partita che, in realtà, è passata quasi in secondo piano. Tutto ruotava attorno all’intreccio Durant, Westbrook e OKC. Come se fosse una puntata di Dawson’s Creek invece che la NBA, che comunque in queste cose ci sguazza volentieri. Un argomento sempre tra i trend topic, in cui ogni tifoso e appassionato ha scelto di parteggiare per uno o l’altro nel corso di questi mesi di separazione. Due che insieme hanno reso grande una franchigia che di storia non ne aveva, portandola alle Finals nel 2012 e ad un passo dalle ultime, fermati sul più bello proprio dai Golden State Warriors. Ma, soprattutto,  un rapporto d’amicizia durato otto anni, in cui KD è stato testimone di nozze di Russ, in cui i due si sono voluti a vicenda sul palco quando, in momenti diversi, sono stati inseriti tra le leggende dello sport dello Stato di Oklahoma. Un rapporto che, per adesso, pare che abbia visto i titoli di coda lo scorso 4 luglio, dopo la scelta di Durant di comunicare al compagno la sua volontà di andare a San Francisco solo tramite sms. Da lì, il gelo. Lo stesso n.35 ha cercato di “aprire” al compagno nelle ultime settimane (“Russ per me resta un fratello”), ma, quantomeno stanotte, non ci sono stati segnali di positivi. Non solo da parte di Westbrook. “Stava parlando con me”, ha dichiarato Durant a fine partita parlando del trash talking di Kanter dalla panchina, “Quanti minuti ha giocato? Sono sicuro che pubblicherà qualcosa stasera su Twitter”, in riferimento alle provocazioni del turco sul social network. È evidente che gran parte degli ex compagni non vede di buon occhio Durant.

KD ha deciso di rispondere sul campo. A tutti. Ha giocato tecnicamente come tante volte gli abbiamo visto fare, ma con un’aggressività ed una ferocia che non sembravano quasi appartenergli. In jump, da dietro l’arco, in penetrazione. Qualunque modo scegliesse di attaccare il ferro, il risultato era sempre lo stesso: swish della retina e rimessa. In tutto questo, i nuovi compagni hanno giocato per lui, sapendo quanto fosse importante per lo stesso Durant ben figurare in questa gara. Nessuno, neanche Curry – autore comunque di una gran partita – ha provato a rubargli la scena. Doveva essere Durant vs Westbrook e così è stato, anche se il play da UCLA avrebbe sicuramente preferito un epilogo migliore per sé e per i suoi.
La prestazione meravigliosa dell’ala piccola e di Golden State lascia naturalmente ancora più spazio alle domande ed ai but…if, perché, premesso che le scelte professionali di chiunque hanno il dovere di essere rispettate, il motivo per cui l’attaccante più forte della Lega abbia deciso di unirsi alla squadra migliore, in un contesto sportivo come quello americano, resta ancora un mistero. Quel che, invece, non è affatto un mistero è il potenziale devastante degli Warriors.

E questo potenziale lo abbiamo intravisto questa notte. Clima surreale alla Oracle Arena, che accoglie Westbrook con dei fischi, mentre esplode alla presentazione del n.35. Oklahoma inizia molto bene, tenendo le giuste spaziature e non incentrando (eccessivamente, almeno) tutto su Russ. La fluidità di manovra è buona, tanto da mandare in tilt la difesa di Golden State, che ci mette del tempo per prendere le misure su Adams (9 degli 11 punti segnati nei primi sei minuti) e Sabonis. OKC si ritrova a gestire un vantaggio in doppia cifra al canestro di Oladipo del +10 a 2’23” alla fine del primo quarto (31-21). Da quel momento fino alla sirena dell’intervallo, gli Warriors annichiliscono gli avversari, piazzando un parziale di 47-12. Durant chiude la prima frazione con 29 punti e 5/5 da dietro l’arco. Game, set and match. Il resto, serve agli spettatori per godersi la rivalità dei due ex compagni, con  la stoppata di Westbrook a Durant, poi la rivincita di KD a parti invertite. La chiosa finale arriva proprio dal playmaker dei Thunder: “Gli Warriors hanno fatto parecchio trash talking, ma ci rivedremo di nuovo”. Di preciso, il 12 febbraio prossimo. Questa volta, però, a casa Westbrook.

Michele Di Mauro

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