L’FBI indaga su Hillary Clinton: vittoria in vista per Trump?

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Hillary Clinton

Il diritto alla privacy è sacro, ci hanno sempre detto, ma se sei il candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America la regola non vale. È più o meno quello che la Federal Bureau of Investigation, ai più nota con l’acronimo FBI, deve aver spiegato a Hillary Clinton, dopo aver scoperto nuove mail legate al suo uso di un server privato quando era Segretario di Stato.

I guai per la candidata democratica erano iniziati già quest’estate, quando Wikileaks, il sito d’informazione gestito da Julian Assange, aveva pubblicato circa 20mila mail sottratte dalla casella elettronica di Debbie Wasserman Schultz, allora presidente del partito, che fu costretta a presentare le sue dimissioni a fronte della rivelazione di un piano interno per favorire la moglie dell’ex presidente ai danni di Bernie Sanders in occasione delle primarie.

Verso la metà di ottobre, nuove rivelazioni hanno messo in imbarazzo Clinton, riguardanti questa volta John Podesta, presidente della campagna elettorale della candidata.

Nelle comunicazioni fra i due veniva svelato il lato più oscuro di Hillary, in special modo per quanto riguarda i suoi rapporti con la middle class, rispetto a cui la stessa si è detta distante, e per quando concerne le sue strategie in politica estera, con accuse ben precise all’Arabia Saudita e ai suoi rapporti con l’ISIS.

È del 28 ottobre invece la notizia della scoperta di nuovi messaggi di posta elettronica nell’ambito di un’indagine separata nei confronti di Anthony Weiner, ex marito di Huma Abedin, una delle più strette collaboratrici di Clinton. In queste mail sarebbero contenute proposte sessuali esplicite verso una ragazzina di 15 anni della North Carolina.

Pur non avendo fatto salti di gioia, la candidata democratica si è detta fiduciosa del fatto che la nuova inchiesta non dovrebbe cambiare il verdetto dello scorso luglio, quando l’FBI decise che Hillary Clinton non sarebbe stata perseguita per l’utilizzo di un server di posta elettronica privata.

Oggi, il risultato potrebbe essere diverso, perché secondo il comunicato diffuso dall’FBI i nuovi elementi giustificano indagini supplementari, dalla tempistica – e soprattutto dall’esito – ancora difficilmente prevedibile.

Di positivo per Clinton c’è che non sono emerse, al momento, ipotesi di reato, pur potendosi ravvisare un uso «estremamente negligente» del server privato, per usare un’espressione del direttore dell’FBI, James Comey.

Il problema più immediato per la candidata democratica è piuttosto quello di arginare gli attacchi del suo rivale politico, il repubblicano Donald Trump, che ha già bollato la vicenda come «il più grande scandalo politico dopo il Watergate».

Di conseguenza, quello che poteva sembrare un buon margine di vantaggio di Hillary Clinton su Trump rischia adesso di assottigliarsi sotto i colpi di Wikileaks, che nulla ha mostrato di perdonare agli uomini di potere.

A parte tutto, il dato è che la corsa alla Casa Bianca è entrata ormai nel rettilineo conclusivo, fatto di ostacoli e asperità di ogni sorta, dove anche il politico con più esperienza potrebbe inciampare.
Una competizione in cui, inevitabilmente, non si corre da soli, e proprio per questo è necessario stare attenti a qualsiasi possibile passo falso anche dei propri collaboratori.
Difficile prevedere il futuro, ma la sensazione è che da qui all’8 novembre potrebbe ancora accadere di tutto.

Carlo Rombolà

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