La rubrica del sabato di Libero Pensiero si rinnova e dà il benvenuto a novembre con un’edizione speciale sulla libertà di stampa nel mondo. WhatsHappening vi aggiornerà ogni sabato sulle notizie internazionali più discusse della settimana e aprirà ogni mese dando al suo pubblico una panoramica su un aspetto fondamentale della società odierna.

La libertà di stampa nel mondo, qui discussa, ha registrato secondo l’indagine condotta da Reporters sans frontières un «deterioramento profondo e preoccupante» in questo 2016. La classifica comprende 180 paesi ed evidenzia un’azione di censura in aumento. Coinvolte in questo declino sono anche nazioni, come quelle europee, considerate culla di libertà e democrazia. Di seguito, i dettagli delle varie aree geografiche:

AMERICA LATINA

Quando si parla di America Latina, spesso bisogna distinguere quello che si legge sulla carta di documenti ufficiali e leggi da quello che poi accade nella realtà. Questo vale anche quando si parla di libertà di stampa. In uno studio pubblicato sul sito web dell’UNESCO, si mette in risalto l’imponente mole di leggi a protezione della libertà di stampa e informazione elaborata dagli Stati latinoamericani negli ultimi 15 anni. Lo sforzo normativo “formale” è stato notevole, con circa 19 Paesi che si sono dotati di strumenti di garanzia (peraltro la Colombia, Paese tradizionalmente considerato tra i più violenti, aveva una legge in materia di libertà di informazione già negli anni ’80). libertà di stampaNon va trascurato nemmeno l’impegno delle organizzazioni internazionali a carattere regionale, come l’OEA, nella promozione dei valori libertari. Tuttavia, tra il legiferare e il fare c’è di mezzo un mare di violenze e intimidazioni costanti nei confronti dei giornalisti. Uno studio di CNN ha rivelato che mediamente sono di più i Paesi africani che assicurano concretamente la libertà di stampa, rispetto a quelli latinoamericani. Se si esclude la Costa Rica, addirittura al sesto posto nel mondo per libertà di stampa (risultato facilitato da una situazione politica ed economica interna particolarmente stabile), si scende fino al 149esimo posto del Messico, il peggiore in assoluto tra gli Stati dell’area. Qui la criminalità organizzata, la corruzione politico-istituzionale e anche la polizia (come accaduto lo scorso 31 ottobre) ancora uccidono, emarginano, intimidiscono e usano violenza del più vario genere sui giornalisti che denunciano le contraddizioni e gli orrori messicani.

EUROPA

L’Europa è il continente con la più grande libertà di stampa al mondo, ma alcuni Paesi si confermano in controtendenza rispetto al circolo virtuoso generale, evidenziando mancanze importanti nel garantire un’informazione libera. Inoltre, alcuni provvedimenti antiterroristici, tra cui l’approvazione di leggi a sorveglianza di massa e l’aumento progressivo del controllo sui media di Stato, hanno comportato abusi e una «progressiva erosione del modello europeo» anche in Paesi simbolo della libertà d’espressione come Francia (45esima) e Gran Bretagna (38esima posizione).libertà di stampa Tra i peggiori cattivi maestri si collocano la Bulgaria (113esima posizione), dove la maggioranza dei media risulta sotto il controllo di politici e di gruppi d’interesse, e la Macedonia, 118esima in classifica e peggiore tra i Paesi europei. Anche l’Italia si distingue per demerito, crollando al 77esimo posto, soprattutto per le vicende Vatileaks e per le minacce giunte a decine di giornalisti di Repubblica in seguito alla pubblicazione di inchieste scomode ai poteri forti. Secondo RSF «il livello di violenza contro i giornalisti (incluse violenze verbali, intimidazioni fisiche e minacce di morte) è allarmante». Paradiso della libertà di stampa è, invece, la Finlandia, che si conferma al primo posto ormai dal 2010, per il rispetto nei confronti dei giornalisti e un’informazione plurale e completa.

STATI UNITI

Gli Stati Uniti si collocano al 41esimo posto nella classifica stilata da Reporters Sans Frontieres. Secondo il resoconto dell’organizzazione, la libertà di stampa negli Stati Uniti è compromessa a causa della quotidiana caccia agli informatori che lo Stato e le sue organizzazioni federali operano per evitare il più possibile la fuoriuscita di documenti e indiscrezioni. I campi maggiormente sorvegliati sono quelli dello spionaggio estero e del terrorismo. Sebbene inoltre i diritti dei giornalisti americani siano tenuti ben presenti nel Freedom of Information Act, spesso l’amministrazione federale riesce comunque a ottenere che i reporters rivelino le proprie fonti.libertà di stampa Non è un caso che le più scottanti rivelazioni riguardo l’interno di alcune istituzioni statunitensi in quest’ultimo periodo stiano provenendo dall’estero, grazie all’opera di hacker che illegalmente si appropriano di documenti riservati (vedi le mail della Clinton e in generale l’azione di diffusione della piattaforma Wikileaks). Citando un caso recente, il 17 ottobre, poco tempo dopo l’ultima ondata di Leaks riguardanti Hillary Clinton, la connessione del fondatore di Wikileaks Julian Assange è stata ostacolata. L’ambasciata dell’Equador a Londra, dove Assange ha trovato protezione, ha dichiarato di aver agito per evitare ulteriori interferenze nella corsa alla Casa Bianca.

MEDIO ORIENTE

Difficile associare la libertà di stampa al Medio Oriente, che risulta essere l’area geografica più penalizzante e pericolosa per l’attività giornalistica. Le posizioni dei Paesi mediorientali oscillano dalla 98esima posizione del Libano alla 177esima della Siria – menzione a parte per Cipro (27esimo), paese “al confine” con l’Europa. Tra i fattori che incidono sulla diffusa censura troviamo terrorismo e anti-terrorismo, guerre in corso e governi condizionati da ideologie, spesso religiose, che strappano via le libertà ai cittadini. Guardando alle misure anti-terrorismo, ritroviamo la Turchia “post-golpe” alla 151esima posizione, dove qualsivoglia critica all’autorità governativa equivale a terrorismo. libertà di stampaRelativamente alla soppressione della libertà di stampa dovuta a conflitti, sono da citare lo Yemen (170esimo) e la Siria stessa, la cui criticità è tale che molte informazioni provengono da “giornalisti-cittadini” che denunciano quanto accade nella regione, dove la stampa è ostaggio del regime e dei gruppi di opposizione. Alla 169esima posizione c’è l’Iran, dove l’ideologia religiosa considera perseguibile e lesiva dell’autorità gran parte dell’informazione libera. L’Iraq (158esimo) registra invece il maggior numero di omicidi irrisolti di giornalisti. Diversamente la Palestina, pur classificandosi 132esima, guadagna 8 posizioni rispetto all’anno precedente, mentre il Kuwait ne perde 13, classificandosi 103esimo, a causa della dura censura online.

AFRICA

La libertà di stampa non si può dire certo essere il valore maggiormente preservato dalle autorità africane. Tutti i Paesi del continente, infatti, secondo la classifica redatta da Reporters sans frontieres, si trovano nelle ultime posizioni. Il contesto politicamente frammentato e debole influisce molto sulla situazione. Cominciando dall’Africa Settentrionale, l’Egitto si colloca alla posizione numero 159, mentre la Libia è al 164esimo posto, avendo perso nel corso degli anni circa dieci posizioni. Il Mali, invece, è al 122esimo posto – in questo Paese, infatti, il gruppo terroristico denominato “Gardiens de l’Enfer” nel 2015 ha minacciato di uccidere tutti i giornalisti che lavorano per i media stranieri.libertà di stampa In Nigeria, che secondo la classifica si colloca al 116esimo posto, i giornalisti sono minacciati dal gruppo terroristico di Boko Haram, l’enclave dell’ISIS in Africa. L’Eritrea al 180esimo posto della classifica chiude la classifica generale ed è quindi l’ultimo in termini di libertà di stampa, mentre la Namibia, al 17esimo posto, è il Paese africano con la più alta posizione, insieme alla Tunisia che, collocandosi al 96esimo posto, ha migliorato la sua precedente posizione di circa trenta classi. Solo questi due Paesi hanno infatti migliorato la propria posizione a dispetto degli altri, il cui posto non è variato o è addirittura peggiorato in termini di “classifica”.

Hanno collaborato: Sabrina Carnemolla, Rosa Ciglio, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi

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