Appuntamenti e spettacoli imperdibili e gratuiti che, fino al 6 gennaio, coloreranno la nostra Ercolano.

Parliamo della VI edizione di Eruzioni Festival, un evento che mira a promuovere la cultura ricorrendo all’uso delle armi più efficaci: la condivisione e l’apertura. Apertura verso nuovi orizzonti, verso la novità, verso un futuro diverso per la nostra città. “Condividi o muori” sarà infatti il tema di questa edizione ed ogni appuntamento sarà preceduto da #welcomelab, un nuovo progetto, promosso e gestito dai giovani, che intende (ri)presentare la ricchezza della diversità.

Abbiamo intervistato il Sindaco del Comune di Ercolano, Ciro Buonajuto, che ha risposto alle nostre domande, mostrando quel desiderio di rivalsa che accomuna tutti gli amanti di Ercolano. Una piccola e graziosa città, in cui la grande storia ha lasciato l’impronta della sua bellezza. E tra le macerie di una bellezza non scalfita dal passare dei secoli, altera, maestosa e superba, oggi Ercolano sembra risentire di una grave e profonda mancanza. La mancanza dell’amore dei suoi cittadini che, assuefatti alle sue meraviglie, hanno perso l’incanto, la gratitudine e la cura.

Una lenta e progressiva discesa verso la pigrizia e la rassegnazione che ha reso Ercolano una prigione dorata ma non blindata. Perché quella porta che lascia entrare la luce che illumina le nostre menti, la cultura, non è mai stata chiusa.

Quali sono le novità e quali gli appuntamenti principali di questa VI edizione di Eruzioni Festival?

“Eruzioni Festival è un progetto culturale in continuo rinnovamento che, sin dalla sua prima edizione nel 2006, ha sempre affrontato le tematiche urgenti della società contemporanea.
Questo è il primo anno che parteciperò nella doppia veste di spettatore e di Sindaco. Il direttore artistico Agostino Riitano ha creato un ricco programma di teatro, danza e musica che coprirà un arco temporale di circa 3 mesi con l’intento di rendere il Festival un attività culturale che aggreghi i cittadini e al tempo stesso possa destagionalizzare anche i flussi turistici. Il programma prevede 28 eventi in location straordinarie, oltre ad Ercolano coinvolge anche 4 comuni dell’area vesuviana. La maggior parte degli spettacoli sono novità assolute per il territorio regionale, penso ad esempio, giusto per citarne alcuni, al regista catalano Roger Bernat con lo spettacolo Domini Public, alla compagnia Muta Imago, alla compagnia Teatro Persona, oltre agli allestimenti site specific dei registi Ricci-Forte. Un programma ricchissimo che potete consultare su www.eruzionifestival.it
Eruzioni Festival per Ercolano è il segno tangibile di voler investire sulla cultura”.

Il tema di quest’anno è la condivisione. Di quali mezzi, a suo parere, Ercolano potrebbe servirsi per favorire una più ampia diffusione della cultura, rendendola di dominio pubblico?

“Condividi o Muori è il tema della sesta edizione scelto dal direttore artistico. Un tema forte e bonariamente provocatorio che il direttore attinge dal solco culturale delle economie del dono, intese come scambio costante tra i cittadini, tra gli artisti sempre più protesi verso le comunità e pubblici sempre più interattivi e coinvolti nelle dinamiche della produzione culturale. Un progetto come Eruzioni Festival ha tutte le caratteristiche per poter diventare un fattore di sviluppo locale e generare impatti chiari e misurabili, in termini culturali sociali ed economici. Il Festival testimonia come la cultura non è solo ad appannaggio di pochi, ma è un elemento imprescindibile della crescita civile di un intero territorio. Da Eruzioni Festival nessuno è escluso, tutti sono e possono essere protagonisti di un percorso di cambiamento proprio a partire dalla cultura”.

Tra i comuni della nostra area, Ercolano è certamente uno dei più intrisi di cultura, eppure sembra essere sempre un passo indietro rispetto agli altri. A cosa attribuisce l’assenza diffusa di un’educazione in primis civile ed in secundis culturale?

“Si tratta di un paradosso: pur avendo un Patrimonio unico al mondo, paghiamo un deficit culturale. È come se la città non avesse mai preso pienamente consapevolezza dell’importanza delle bellezze uniche ed inestimabili che custodiamo. Ritengo che il nostro compito, invece, debba essere proprio quello di ripartire dalla cultura a cominciare dai giovani e dalle scuole. Occorre capire che custodire le bellezze che abbiamo sul nostro territorio è un nostro dovere, ma anche una grossa opportunità di sviluppo economico e sociale. Gran parte dei commercianti della città non riesce o non è interessata a beneficiare dei flussi turistici che gravitano intorno alle nostre principali attrazioni: bisogna fare in modo che cresca la cultura dell’accoglienza”.

Alla VI edizione di Eruzioni Festival, grande spazio sarà lasciato ai giovani. Quale ruolo gli attribuisce, anzi ci attribuisce, nella realizzazione di un futuro migliore per la nostra città?

“Spesso, anche solo per abitudine, si dice che i giovani sono il futuro della nostra società. E invece no: i giovani sono il nostro presente. I ragazzi possono e devono essere parte attiva dei processi di crescita della nostra città. È passato il tempo che “i ragazzi devono aspettare il loro turno”: il loro turno è adesso. In una società dai mille cambiamenti, sarebbe da folli non coinvolgere le idee e le energie dei ragazzi. Il nostro compito è quello di metterli in condizione di farlo”.

 Per i nostri lettori interessati, il Comune abbraccerà in un futuro prossimo nuove iniziative in ambito culturale?

“Certamente sì. Stiamo ultimando il calendario delle attività che si svolgeranno a cavallo delle festività di fine anno e già guardiamo alla prossima estate. Senza dimenticare eventi come Eruzioni Festival, che ci consentono di destagionalizzare la proposta culturale anche in periodi di minor affluenza turistica”.

Sonia Zeno

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Sonia Zeno, nata il 19/08/93 a Napoli e residente in Ercolano. Laureanda in Lettere moderne, aspira a diventare una docente di letteratura italiana e scrittrice, amante della poesia e convinta che essa sia capace di donare occhi nuovi con cui guardare il mondo circostante, scoprendo in ciascuno di noi una speciale e singolare sensibilità.

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