Almaviva: lo sciopero nazionale spiegato da un sindacalista

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I lavoratori di Almaviva continuano la loro “corsa ai diritti”, questa volta annunciando per questo giovedì, 10 novembre, uno sciopero nazionale che coinvolgerà anche i dipendenti di altre aziende del settore delle telecomunicazioni.

Abbiamo intervistato un sindacalista, Domenico Loffredo, che ci ha spiegato i motivi dello sciopero, il punto di vista dei lavoratori e le problematiche che stanno affrontando da quasi un anno.

Lo sciopero è stato indetto in seguito all’incontro svoltosi il 27 ottobre presso il Mise tra Ministero e Sindacati, durante il quale questi ultimi hanno rifiutato le proposte avanzate dalla direzione aziendale di Almaviva Contact per risolvere la questione dei licenziamenti e dei trasferimenti. Qual’è la controproposta che vi sentite di fare? Quali sono i punti fermi della vostra lotta e quali sono le condizioni che garantirebbero, secondo voi, una risoluzione positiva per i lavoratori?

“Per rispondere a questa domanda andrebbe indagato anche il passato delle trattative con Almaviva. Questa è una azienda che da sempre gode di incentivi ed azioni governative a proprio supporto. All’incontro con il Mise l’azienda ha ottenuto dal Governo l’istituzione di una black list di aziende che delocalizzano potendo così giocare nelle gare d’appalto con prezzi competitivi. Per Almaviva è stato un grande vantaggio, visto il suo insediamento quasi completamente nazionale. Questo però non sembra esser bastato all’azienda, tant’è che ha subito voluto rilanciare con altre richieste basate sul controllo stringente dei lavoratori, non consentito dal contratto collettivo nazionale (tra l’altro in discussione proprio in queste settimane). Il punto dunque è che l’azienda vuole ottenere il più possibile minacciando licenziamenti. Ciò non vuol dire che non vi sia una riflessione da attuare su queste tipologie di lavoro, ma di certo non può avvenire nel modo in cui l’azienda vuole. E soprattutto bisognerebbe ridiscutere della rinternalizzazione dei servizi ai committenti principali.”

Per questa mattina, intanto, è stato convocato un incontro “definitivo” presso il Ministero dello Sviluppo Economico tra aziende e sindacati, che si sta svolgendo proprio in queste ore. Cosa vi aspettate?

“L’incontro è incentrato sulla sede di Palermo anche se a Roma i delegati sindacali hanno indetto uno sciopero per unificare la discussione coinvolgendo anche Roma e Napoli. Infatti non vi è ad oggi un incontro tra azienda e sindacati per queste due sedi. Le proposte avanzate fino ad oggi per i lavoratori di Palermo sono una sostanziale diminuzione degli istituti contrattuali che equivarrebbe ad una perdita salariale. Ci auspichiamo dunque che si affronti il problema in modo generale e non sede per sede dividendo e indebolendo la risposta dei lavoratori.”

Si inizia a delineare una forte collaborazione tra dipendenti di diverse aziende (Gepin, Poste Italiane, Tim, Vodafone, ecc.). Com’è avvenuto il coinvolgimento di questi lavoratori? Quanto ha influito il vostro impegno in quanto sindacato sull’unione di forze che si sta sviluppando all’interno del settore?

“L’attacco ai lavoratori e ai loro diritti e tutele è ormai generalizzato. Va però detto che il settore delle telecomunicazioni vede i propri lavoratori più a rischio sfruttamento rispetto ad altri. Come dicevamo prima una delle ultime frontiere che si prova a superare è il controllo individuale da remoto, già rigettato dai lavoratori. Telecom oggi si ripropone come elemento di trattativa in varie altre aziende. Questo elemento, insieme alle norme generali del “Jobs Act” e alla concorrenza sregolata, rende molto più semplice la comprensione di un’unica vertenza generale dei lavoratori di questa categoria. Le privatizzazioni selvagge hanno aperto una breccia nella quale si sono infilate aziende che pian piano hanno trasformato in una giungla le norme e le tutele che proteggevano i lavoratori. Noi siamo una componente della Cgil che crede non sia più opportuna l’attesa e la difesa della singola vertenza. Quindi proviamo a rendere visibile ai lavoratori quei legami evidenti che ci sono negli attacchi concentrici governativi e patronali. Facciamo questo stando in Cgil ma criticando il suo operato. Crediamo infatti, che nonostante Cgil, Cisl e Uil abbiano i mezzi per svolgere un ruolo importante, si siano invece appiattiti su posizioni di comodo pur di sopravvivere, abdicando anche al semplice ruolo di congiunzione tra i tanti lavoratori ancora iscritti ad essi. D’altro canto i sindacati di base non hanno né le dimensioni né la forza per cambiare l’attuale stato dei lavoratori. Quindi nel nostro piccolo proviamo a dare uno strumento utile ai lavoratori per difendersi in questo marasma.”

Come senti di voler commentare il comunicato stampa rilasciato lo scorso 3 novembre dal Mise?

“Sul comunicato solo una battuta. Tutelare l’occupazione ma non tutelare i diritti e le persone equivale a presentare un bel piatto di manzo ad un vegano: sarà speziato e profumato ma immangiabile. Parafrasando, come spiegavo prima c’è una serie di istituti che la nuova società Exprivia ad oggi non garantisce.”

Marta Buono

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Classe '90, cresce a Spello, in Umbria, e si diploma nel 2009 presso il Liceo delle Scienze Sociali di Foligno. A 19 anni si sposta a Roma, dove studia fotografia per due anni e si laurea successivamente in Lettere Moderne presso La Sapienza. Da ottobre 2015 si trova Napoli per continuare gli studi alla Federico II, dove intende seguire il corso magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale. Crede che nella vita ci sia una sola regola: fare il meno male possibile. Quella con Libero Pensiero News è la sua prima entusiasmante prova giornalistica.

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