Hillary Clinton non smette di credere nella rottura del “soffitto di vetro”

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L’elettorato americano ha scelto: le speranze di vittoria per la prima presidentessa della storia degli Stati Uniti d’America iniziano ad andare in frantumi già a poche ore dall’inizio dello spoglio elettorale. Contro ogni previsione, ed endorsement di media e personaggi pubblici politici e dello spettacolo, Hillary Clinton esce ufficialmente sconfitta dalla sfida alla presidenza della Casa Bianca.

Le ragioni ascrivibili a tale risultato elettorale sono molteplici. Tra queste prima fra tutte è stata l’incapacità della Clinton nel separare la propria immagine da quella di “politica affarista” (come molti l’hanno descritta a causa della sua vicinanza a Wall Street).

A vincere, però, non è stato solo Donald Trump.

Prepotente, oggi più che mai, è avanzato un chiaro segnale di sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e ciò che esse rappresentano.

Hillary Clinton, durante la sua campagna, ha spesso fatto appello alla sue qualifiche in campo politico e tecnico-giuridico.
Ed ecco un altro fondamentale, e forse insospettabile, punto a suo sfavore: la sua esperienza.

Hillary ha finito per diventare il volto della “broken politics” americana, impersonificando quello status quo da cui sempre più elettori hanno dimostrato di voler tenere le distanze.

Era il lontano 2007 quando, per la prima volta, Hillary Clinton si candida alle primarie presidenziali del Partito Democratico.
In quell’occasione parlò per la prima volta del “soffitto di vetro”, quale metafora delle barriere invisibili che fungono da ostacolo nella vita delle donne americane.

Tra questi ostacoli, primo fra tutti, quello di avere una donna a capo degli USA.

«Anche se questa volta non siamo riusciti a mandare in frantumi il più alto e resistente soffitto di vetro, grazie a voi ci sono 18 milioni di crepe in quel soffitto, e la luce ci passa attraverso come mai prima…», riferendosi a chi al tempo votò per lei, durante le primarie che la videro sfidare Obama.

A qualche ora dall’odierna sconfitta, Hillary torna a far riferimento a quel soffitto:

«So che ancora non siamo riusciti a mandare in frantumi il più alto e resistente soffitto di vetro, ma un giorno qualcuno ci riuscirà… e magari questo accadrà prima ancora di quanto potremmo pensare in questo momento!».

A parlare è una Hillary Clinton a cui difficilmente siamo stati abituati. Appare, forse per la prima volta nel corso di questa campagna elettorale, particolarmente scossa e a tratti commossa, ma anche spiritosa e sagace.

Spesso si ferma per prendere un respiro, che sembra voler reprimere l’amarezza che sovrasta gli animi dei sostenitori di Hillary e della Clinton stessa.

Impossibile non pensare, d’altronde, alle lacrime che hanno segnato gli innumerevoli volti sconfortati dei supporters della candidata democratica, nel constatare l’avanzare di Donald Trump nel corso dello spoglio elettorale.

Durante il suo concession speech (il discorso del “riconoscimento della sconfitta”), Hillary ringrazia calorosamente chi le è stato vicino durante il suo percorso: dalla famiglia, ai collaboratori, fino ai volontari che hanno partecipato alla sua campagna elettorale Ed è qui che si lascia scappare battute, con riferimenti al mailgate, ringraziando anche chi ha trasmesso il suo messaggio e la sua politica «in segreto, privatamente, su facebook».

Ovviamente non potevano mancare i dovuti ringraziamenti a Barack e Michelle Obama, che si sono dimostrati forti sostenitori della candidata democratica.

Lo stesso presidente uscente Obama ha, inoltre, affermato con riferimento alla Clinton il grande rispetto che prova nei confronti del «servizio straordinario» fino ad ora reso nei confronti degli USA. Non nasconde, inoltre, stima e orgoglio forti che dichiara di nutrire nei confronti della stessa.

«La sua candidatura è storica, e ha mandato un messaggio alle nostre bambine: che loro possono raggiungere i livelli più alti della politica».

È alle donne, con maggior attenzione nei confronti delle più giovani, che Hillary Clinton si rivolge negli ultimi minuti del suo discorso, affermando che nulla la rende più fiera che essere stata la loro campionessa.

«Ho speso la mia intera vita adulta lottando per ciò in cui credo. Ho avuto successi ed impedimenti. A volte di quelli dolorosi… […] questa sconfitta fa male. Ma vi prego, non smettete mai di credere che valga la pena lottare per ciò che è giusto. Ne vale la pena!»

La Clinton, insomma, lancia un forte segnale di speranza nelle generazioni future.

«Non è il risultato che volevamo, o per cui abbiamo lavorato duramente, e mi dispiace che non abbiamo vinto queste elezioni, per i valori e la visione che condividiamo per il nostro Paese. Io, però, mi sento grata per questa meravigliosa campagna che abbiamo costruito insieme».

Inoltre, nonostante abbia constatato la forte frammentazione interna al proprio Paese, si dice ancora fiduciosa nei confronti dell’America:

«La nostra campagna non si è mai concentrata unicamente su una persona, e neanche su un’elezione. Riguardava un Paese che noi amiamo, e creare un’America che fosse piena di speranza, inclusiva e di buon cuore».

Proprio in forza di ciò, invita chiunque creda ancora negli USA di accettare questi risultati e sperare che Trump si dimostri essere un buon presidente. E, infine, conclude dicendo:

«A tutte le ragazzine che ci stanno guardando: non dubitate mai di essere preziose e meritevoli d’ogni possibilità e occasione di questo mondo di rincorrere e realizzare i vostri sogni».

Ginevra Caterino

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