Poche ore prima del trionfo di Donald Trump, Bologna ha calorosamente accolto una figura tra le più distanti dalla sfavillante tracotanza del neo-eletto tycoon americano. José “Pepe” Mujica ha presentato un libro sulla sua vita: l’apologia della sobrietà che mostra il volto egualitario dell’altra America. «Trump passerà, chi l’ha votato resta».

Un bagno di folla ha accolto l’ex presidente uruguaiano all’auditorium Unipol Banca a Bologna. Una pecora nera al potere. Pepe Mujica, la politica della gente è il titolo del volume in cui Andres Danza e Ernesto Tulbovitz hanno ripercorso la vicenda umana e politica dell’ex guerrigliero tupamaro. Mujica ha intrapreso coi due giornalisti un tour di presentazione del libro che lo sta portando in diverse città d’Italia. La conferenza di Bologna è stata organizzata da Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Fondazione Unipolis.

«La vita non è solo lavoro. La vita deve riservarsi un margine di cose essenziali per avere tempo da vivere. Le cose non le si compra con il denaro, ma con il tempo della tua vita che hai dedicato a guadagnare quel denaro».

Questo è uno dei concetti che Pepe Mujica ha più spesso espresso nelle chiacchierate pubbliche che l’hanno visto protagonista in giro per il mondo, ribadito anche ieri a Bologna.
La conferenza si è, nei contenuti, soffermata molto sulla figura umana di quello che alcuni hanno definito “il presidente più amato al mondo”, mentre la vicenda strettamente politica, sia quella da presidente del suo paese dal 2010 al 2015 che di guerrigliero tupamaro, è stata solo sommariamente tratteggiata.

La vittoria elettorale di Donald Trump negli USA ha concretizzato i timori dei progressisti di tutto il mondo e “el Pepe” non si è astenuto da un commento sulle elezioni americane poche ore prima della chiusura dei seggi:

«Quello che succede negli Stati Uniti a proposito delle elezioni è molto triste per l’umanità. Non mi preoccupa Trump, ma chi lo segue, perché lui passerà ma i suoi seguaci no. Il dibattito è stato terribile. Lì, negli Stati Uniti, c’è il miglior mondo intellettuale e le migliori università ma anche un sistema politico che ti fa venir voglia di piangere».

Così continua l’ex presidente uruguaiano:

«Scegliere tra Trump è la ‘signora’ è una disgrazia. Ci sono varie facce degli Stati Uniti, ci sono gli Stati Uniti combattivi, come quelli che hanno lottato alla fine della guerra del Vietnam, che hanno lottato per i diritti dei neri e per la libertà; quello è un orgoglio per l’umanità. È lì negli Stati Uniti che sono nate le prime idee repubblicane e dove si è lottato per l’uguaglianza davanti alla legge. Ma esiste anche l’altra faccia degli Stati Uniti: quella che vuole a tutti i costi aggiustare il mondo e finisce come un elefante in un negozio di cristalli. Pensate ad Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Cos’è successo poi? Un disastro di cui noi tutti paghiamo le conseguenze. Non c’è niente di peggio della prepotenza degli Stati Uniti».

Pepe Mujica ha vissuto tutto questo in prima persona quando, durante la Guerra Fredda, quella prepotenza portava il nome di Operazione Condor e quando, nel contesto della guerriglia dei tupamaros, combatteva per i diritti dei cañeros uruguaiani. Alcune battute sono state dedicate alle sorti dell’America Latina, il continente desaparecido dal passato sanguinoso e dal futuro ancora incerto. Parafrasando quello che Porfirio Diaz disse a proposito del Messico, Mujica ha introdotto il discorso sostenendo che uno dei problemi dell’America Latina è l’essere «troppo vicino agli Stati Uniti e, per questo, troppo lontano da dio».

«L’America Latina vale poco nell’economia mondiale, un 12-13%, ma forse varrà molto nel futuro perché è la più grande riserva mondiale di alimenti. Il Brasile e l’Argentina sono i più grandi produttori di soia e di carne. I cinesi se ne sono resi conto e vengono a comprare in America. Molti milioni di persone sono uscite dalla povertà ma siamo ancora in ritardo sullo sviluppo industriale perché manca un senso di unità e di massa critica. Alcuni uomini di stato molto conservatori ma anche molto intelligenti in Europa se ne sono resi conto fondando l’Unione Europea, che permette un grande sviluppo. Noi invece in America dipendiamo dalle multinazionali perché non abbiamo creato delle imprese latine. La presenza cinese ha avuto un grande impatto sul nostro tasso di crescita».

La storia della presidenza di Mujica si inscrive perfettamente all’interno di ciò che alcuni hanno definito un “sistema di alleanze bolivariane” fatto da governi progressisti (Brasile, Argentina, Bolivia, Venezuela) che ha affrancato definitivamente il Sud America dalla dipendenza nordamericana. Nonostante la svolta conservatrice degli ultimi tempi – l’impeachment di Dilma Roussef e l’elezione di Macrì in Argentina –  Mujica è convinto che l’America Latina non sarà più, come disse Kissinger, «il cortile di casa degli Stati Uniti» ma che, pur non risolvendo i suoi secolari problemi nel breve termine, continuerà a crescere.

Cristiano Capuano

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Cristiano Capuano nasce a Napoli il 21 Febbraio 1992. Sin da bambino impara a viaggiare per motivi familiari ed acquisisce determinanti esperienze formative nel sud-est asiatico (Thailandia e Indonesia). La passione per i viaggi è la costante di una vita e determinerà il suo interesse per mondi e culture più o meno lontani; questa passione lo condurrà, nel corso degli anni, in giro per l'Europa, l'Asia e l'Australia. Dopo il conseguimento del diploma presso il Liceo Linguistico Pasquale Villari di Napoli, si trasferisce a Bologna nel 2011, immatricolandosi al corso di laurea triennale DAMS dell'AlmaMater. I suoi principali interessi ruotano attorno ad arti visive, cinema, musica, viaggi, letteratura e antropologia.

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