Scampia dice addio alle Vele

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Dopo anni di attese, di false speranze, di conferme poi smentite, i residenti delle Vele si sono trasferiti ufficialmente nelle nuove case a via Labriola e a via Gobetti. Il 10 novembre è la data che ha dato il via ai trasferimenti, una data che diventerà simbolica per Scampia. Il passaggio nelle nuove abitazioni avverrà a gruppi di 6-7 nuclei familiari e durerà per 19 giorni. In tutto verranno assegnati 115 appartamenti. Il prossimo passo sarà l’abbattimento di quelle che sono diventate il monumento della periferia in cui si era andata a creare una delle piazze di spaccio più attive sul territorio.

Il primo sindaco Luigi De Magistris fa sapere attraverso una nota che l’operazione verrà compiuta nel 2017. Il progetto prevede l’abbattimento di tre vele e la riqualificazione della quarta trasformandola in una sede di uffici. “In pochi giorni 1000 persone vivranno in abitazioni degne, funzionali, belle. Quasi 200 abitazioni. Che emozione! – scrive il sindaco – Restituiamo dignità a chi è stato mortificato per decenni da una politica disumana e scellerata. Quanta umanità abbiamo conosciuto in quei luoghi in questi anni. Periferia materiale, ma centralità esistenziale. Un ‘altra pagina di riscatto. Grazie a tutti e avanti tutta.”

Se tutto questo è stato possibile, se finalmente anche i residenti delle Vele possono godere di case vivibili è grazie al sindaco Luigi De Magistris ma soprattutto grazie alla costanza e alla tenacia di chi non ha mai mollato, in primis dei cittadini ma anche del Comitato delle Vele composto da Eleonora De Majo, Vittorio Passeggero, Lorenzo Liparulo e Rosario Andreozzi. Nel frattempo che i condomini lasceranno le Vele, le squadre del Comune renderanno inagibili gli appartamenti costruendo un muro davanti le porte d’ingresso per evitare l’accesso. Si è pensato a questo sistema per un’ eventuale occupazione.

Con l’abbattimento delle Vele andrà via un pezzo di storia. Una storia che va dimenticata, una storia in cui si narra di sparatorie, di omicidi, di droga e armi. All’interno di quegli edifici la speranza e il coraggio lottavano per emergere, ma il peso di quelle mura li rendevano prigionieri di questi sporchi affari. Il 10 novembre 2016 115 famiglie hanno ritrovato la luce e pure la speranza.

Maria Baldares 

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