Per “Brexit” si intende l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, come deciso a seguito del risultato del referendum in data 23 giugno 2016.

Tra le varie conseguenze scaturite da tale referendum, prime fra tutte, le dimissioni dell’ex premier David Cameron. Quest’ultimo ha a lungo lottato per portare gli elettori a votare per il Remain dopo aver minacciato e poi promesso il referendum, ma a causa delle posizioni ambigue del suo Governo sull’argomento non è risultato convincente nei confronti dell’elettorato.

Ad ogni modo, la Gran Bretagna è da sempre uno dei principali attori in materia decisionale europea sia sul fronte economico che geopolitico. Proprio per tale ragione, la Brexit ha causato non poche perplessità rispetto al futuro dell’Europa, della Gran Bretagna stessa e dei cittadini europei che risiedono sul territorio britannico.

A complicare tale situazione è stata una mossa coraggiosa: la sfida posta alla nuova premier inglese Theresa May da parte di un’altrettanto forte donna, Gina Miller.

Ex modella di origine sudamericana, insieme al marito Alan ha creato uno dei fondi d’investimento più ricchi dello UK. Si tratta di un software che consentirebbe ai clienti di verificare lo stato dei propri investimenti ogni sera, per combattere la disonestà dell’industria finanziaria. Proprio in forza di ciò, la Miller ha fatto causa sia all’industria dei fondi di investimento, per la poca trasparenza dimostrata in alcune speculazioni, che al settore della beneficenza per gli sprechi delle associazioni di carità.

La Miller, però, oggi passa alla storia per essere stata la prima a sfidare apertamente la May sul piano della Brexit.

In difesa del principio costituzionale, la Miller ha presentato ricorso all’Alta Corte di Londra contro la decisione di appellarsi all’articolo 50 del trattato di Lisbona nel prossimo marzo per sancire le modalità d’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
La Miller ha agito insieme a Dos Santos (un cittadino che vuole restare anonimo, ma che nonostante abbia votato per il Leave crede sia fondamentale la partecipazione del Parlamento in una decisione così importante per il futuro dello UK).
A motivare la loro azione, quindi, è proprio la volontà di non permettere al governo di violare il proprio diritto d’essere rappresentati dal Parlamento.

Inoltre, la Miller ci tiene a precisare che le sue argomentazioni sono anche di natura legale.

Nonostante il governo sostenga di non aver bisogno del voto del Parlamento, di fatto il referendum era di natura consultiva. In virtù di ciò, non è possibile che si agisca in forza di un’antica “royal prerogative” secondo la quale esista un diritto reale di agire senza approvazione parlamentare.

L’Alta Corte britannica si è pronunciata a favore della necessaria approvazione del Parlamento affinché il Regno Unito proceda all’uscita dall’Unione Europea, che verrà discussa i primi di dicembre.
Se, da un lato, tale decisione ha da subito avuto come primo risultato un rialzo della sterlina, sul fronte politico il Regno Unito sembra più diviso che mai.
«Ricorreremo in appello contro questa sentenza», comunica la May, affermando che il Paese si è espresso, ed è suo compito che sia fatto rispettare il risultato del voto.

La premier scozzese Nicola Sturgeon si dichiara al fianco della Miller, in forza del fatto che gli scozzesi si pronunciarono in larga parte a favore del Remain al referendum di giugno.
«La sentenza è estremamente significativa e testimonia il caos e la confusione all’interno del governo di Londra», ribadisce la Sturgeon.

La Scozia minaccia, inoltre, di indire un nuovo referendum riguardo la secessione dallo UK nel caso in cui vi fosse la decisione di procedere verso una “hard Brexit” che porterebbe la GB fuori dal mercato comune europeo.
Jeremy Corbyn, leader laburista, incalza chiedendo che i termini del negoziato sulla Brexit siano rispettati senza ritardi, in modo responsabile e trasparente.
Il Regno Unito deve necessariamente restare all’interno del mercato comune «per difendere l’industria ed i lavoratori britannici», e qualsiasi investimento europeo perduto dovrà essere risarcito dal governo britannico stesso.
Nel caso ciò non avvenga, Corbyn minaccia che il Labour voterà contro l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, costringendo la May al rischio di elezioni anticipate che il leader laburista si sente sicuro di poter vincere.
In una lettera aperta sul Telegraph la May commenta la sentenza dell’Alta Corte di giustizia britannica spiegando l’importanza del rafforzare i rapporti con i Paesi fuori dall’UE (come l’India, che riceverà una visita della May in questi giorni), piuttosto che concentrare le proprie energie su battaglie del passato. Solo così, spiega, sarà possibile costruire un futuro solido.

Sul fronte europeo, molti leaders si sono detti preoccupati riguardo al rispetto delle tempistiche prefissate per la Brexit; altri accennano della possibilità di un Paese di tirarsi indietro rispetto alle negoziazioni di uscita fino all’ultimo momento.

Pochi leaders europei che hanno deciso di esprimere apertamente la propria opinione riguardo la Brexit. Tra questi: Axel Schäfer (esponente del partito socialdemocratico tedesco) a favore della decisione dell’Alta Corte quale espressione della democrazia, e Salvini (esponente della Lega Nord), fiducioso che quanto accaduto non cambierà la volontà britannica di procedere alla Brexit.

In attesa della decisione del Parlamento inglese, la May si confronterà con il presidente della Commissione europea Juncker nel corso di una conversazione telefonica, nella quale sarà anche organizzato il calendario dei prossimi eventi.

Ginevra Caterino

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Nata e cresciuta in Campania. Affascinata da ogni forma d'espressione personale e culturale. Attualmente studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali indirizzo Asia-Africa. Dopo una passionale relazione con il teatro, riscopre la curiosità verso il "diverso" e decide di perdersi nella cultura araba. Con particolare attenzione per i diritti umani, approfondisce le sue conoscenze a riguardo presso la SOAS di Londra. Scrive augurandosi di poter, un giorno, dare voce a chi oggi, purtroppo, voce non ha.

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