Tutto ebbe inizio nel lontano 2005 quando i Vigili Urbani fecero dei sopralluoghi alla sede del Gridas, il centro sociale di Scampia situato nel rione Monterosa. In seguito a queste visite, la Procura della Repubblica di Napoli avviò delle indagini preliminari che si conclusero con il rinvio a giudizio di reato per l’invasione di edificio pubblico. I componenti dell’associazione culturale rifiutarono il patteggiamento e decisero di procedere con il processo. In seguito ad un incontro informale tra il Comune di Napoli, il Gridas e IACP (Istituto Autonomo per le Case Popolari), il 21 giugno 2010 il centro sociale venne notificato per un’ingiunzione di sgombero.

La lotta paga sempre e dopo diversi tentativi di resistenza il Gridas è rimasto al suo posto. La stessa situazione, però, si ripresenta il 23 dicembre 2015. Lo IACP inviò al Gridas una comparizione per una causa civile. La data del processo fu fissata per il 10 maggio 2016 e avvenne all’interno del tribunale di Napoli, al Centro Direzionale nel nuovo Palazzo di Giustizia. L’accusa mossa è sempre la stessa ossia l’occupazione dello stabilimento da parte del Gridas abusivamente.

Anche in questo caso il Gridas vinse la causa. Sono passati esattamente quattro mesi dal processo, lo IACP risulta ancora commissariato e l’immobile non è stato ancora accatastato. Il Gridas potrà anche non essere il legittimo proprietario dello stabile, ma ha dato tanto per Scampia. Ha creato e donato degli impulsi artistici e culturali al quartiere e ha costituito un polo di riferimento i cittadini.

Il Gridas dato tanto per Scampia e ormai è diventato storia del quartiere. Il fondatore Felice Pignataro in una lettera indirizzata allo IACP scrisse: “Abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per anni espropria i cittadini, per incuria, delle strutture che potrebbero migliorarne la vita.”

Maria Baldares

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l'altra parte della medaglia, quella positiva.

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