Giuseppe Brogna, classe 1990, è un ragazzo che, come molti, vuole realizzare il proprio sogno coltivando la sua passione.

Nel 2009 si diploma in “Composizione Pop” al CET e nel 2011, sempre nella scuola di Giulio Mogol, approfondisce gli studi sull’interpretazione vocale. Laureatosi nel 2015 al DAMS di Bologna, trova quest’ultima una città piena di occasioni. Infatti, il 2 marzo 2016 vince con “Bologna cos’è” il contest UNIBO.

A seguire l’intervista.

Com’è nata la tua passione per la musica? Ma soprattutto quando, visto che sei giovanissimo e non è da tutti intraprendere questa strada.

“La mia passione per la musica nasce, come tutte le grandi passioni, quasi per caso. In casa mio padre suonava spesso con la sua chitarra acustica e ci divertivamo a emulare i grandi cantautori italiani. Ho passato l’infanzia ascoltando Bob Dylan, gli Eagles, i Doors, i Queen e altra grande musica che mia madre aveva nella sua ricca collezione di vinili.

Nonostante questo ho cominciato a suonare un po’ più tardi, verso i 16 anni, spinto dalla voglia di scrivere, di fare canzoni. Ho messo su una band con alcuni amici e via di scantinati e pomeriggi a provare. In tutto questo ero e sono spinto da una profonda passione per la scrittura e per il songwriting in sè. La mia strada la vedo piena di canzoni e so che ci vuole molta pazienza e dedizione per arrivare fino in fondo”.

A breve esce il tuo primo EP. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

“Sì, a breve pubblicherò il mio primo lavoro discografico. Si tratta del risultato della collaborazione con il mio produttore Nicola Bavaro, che ha curato il sound e l’arrangiamento dell’EP. Abbiamo cercato di unire tradizione e innovazione. C’è la chitarra acustica, ma il tutto è inserito all’interno di atmosfere elettroniche fatte di synth e drum machine. Nei due videoclip rilasciati su Youtube (“La volontà fa miracoli” e “Cosa manca”, ndr) si può certamente notare questo tipo di approccio sonoro. Le canzoni nascono sempre voce e chitarra, ma poi si trasformano, trovano altre vesti e questa è quella che prediligo di più al momento. Devo ringraziare oltre a Nicola, anche gli altri musicisti che hanno suonato nelle mie canzoni: Diego Quarantotto al basso, Aldo Betto e Massimiliano Scarcia alle chitarre. Cito anche Gabriele Semeraro che ha collaborato alla produzione di una canzone dell’EP. Questo disco nasce da questi elementi e grazie a queste persone”.

Parlaci un po’ dei tuoi primi due singoli. Come sono nati?

La volontà fa miracoli nasce da un esigenza di mettere nero su bianco che nella vita c’è sempre una possibilità per realizzare qualcosa, anche la più impossibile. Contemporaneamente lo dico a me, ma anche agli altri che ascoltano. E’ un brano altamente motivazionale secondo il mio punto di vista, o almeno nasce con questo intento.

Cosa manca invece è più una riflessione interiore su quella parte fragile di noi umani che ci sentiamo sempre incompleti, anche quando tutto va per il meglio. E’ una croce e una delizia allo stesso tempo, perché questa sensazione ci spinge poi a cercare, a osservare e capire. Volevo essenzialmente parlare di questo, indagare su questa sensazione impercettibile sempre secondo le modalità della canzone pop.

Tra pochissimo comunque ci sarà spazio per un altro videoclip e un’altra canzone prima dell’uscita del disco. Un brano che parla dell’importanza della memoria. Sono giovane, ma sono già irrimediabilmente nostalgico”.

Oggi come oggi intraprendere la strada del cantautorato sembra ancora più complesso. Pensi sia vero?

“È una domanda molto interessante. C’è una parte di me che crede che sia una follia. Ma è un’idea, un piccolo diavolo che trova poco spazio nelle decisioni concrete. Io amo scrivere canzoni e trovo che sia una fortuna poterlo fare. È un discorso che slego dall’eventuale successo commerciale e di pubblico. Scrivo e suono perché ho necessità di dire qualcosa. È chiaro che spero di arrivare al maggior numero di persone possibili, ma lo vedo come qualcosa di conseguente alla bontà del lavoro. Questo è il mio pensiero sulla questione da un punto di vista personale e intimo. Se poi guardiamo alla difficoltà del mestiere in sè ti dico che è difficilissimo da fare al meglio. Bisogna essere molto bravi e anche fortunati per ottenere dei riscontri soddisfacenti. Però in Italia si sta muovendo qualcosa, dai. Voglio essere ottimista”.

Cosa consigli a chi comincia ad approcciarsi alla musica?

“In genere il consiglio che si da a tutti è sempre lo stesso: studio e passione. Le due cose devono andare per forza insieme. Si alimentano l’un l’altra e sono l’unica strada da seguire per ottenere qualcosa. Io cerco di trarre ispirazione e motivazione dai grandi musicisti e cantautori. Ho avuto la fortuna di studiare con Mogol. Mi ha insegnato molto da un punto di vista tecnico, ma soprattuto umano. Lui dice sempre che ci vuole dedizione e soprattutto sincerità. Ed è vero. Per fare delle belle canzoni devi essere preparato, saper scrivere e comunicare, ma devi anche aprirti, essere onesto con l’ascoltatore che si accorge di tutto, si accorge quando una canzone è finta. E in quel caso non ti ripaga. E poi bisogna divertirsi e mettersi in gioco. Quindi consiglio di studiare, di divertirsi e di essere sinceri. E lo dico soprattutto a me stesso. C’è bisogno di ricordarsi ogni giorno di queste cose”.

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Ilaria Cozzolino

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Ilaria Cozzolino nasce a Napoli il 24 novembre 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, continua il suo percorso di studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Fotografia-Cinema-Televisione. Dall'età di 21 anni espone come artista presso la galleria di arte contemporanea "A01" di Napoli e, in seguito, presso la Serrao Gallery di Parigi. Da marzo 2015 collabora come coordinatrice e redattrice per Libero Pensiero News.

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