Il whistleblowing è lo strumento attraverso il quale i dipendenti di un’organizzazione, pubblica o privata, segnalano l’esistenza di un possibile caso di corruzione, di frode, illecito o qualunque condotta irregolare, commessa da altre persone dipendenti o quadri appartenenti all’organizzazione.

Il caso dei whistleblower è molto delicato e particolare in Italia e per molto tempo è stata sottovalutata l’importanza di una legge che tuteli le “vedette civiche” al fine di creare un senso comune di denuncia del malaffare.

Ripercorriamo l’importanza della legge in discussione al Senato raccontando la storia di un “informatore” contro un Gigante. La redazione di Libero Pensiero è stata contattata dal whistleblower Douglas Linares Flinto.  Nel 2001 Flinto era un dipendente della sussidiaria brasiliana dell’ENI e in un secondo momento ha lavorato temporaneamente nella gestione delle vendite di Agip Brasile.

In seguito alla ricezione di molte lamentele riguardo irregolarità su conflitti di interessi della company, nonché casi di frode e corruzione interna, il dipendente si appella al Codice etico della Società. Tuttavia, in seguito alla denuncia da parte del whistleblower sulla cattiva condotta e sulla mancanza di conformità al Codice, l’epilogo di questa vicenda, o forse è bene dire l’inizio, è avvenuto con il suo licenziamento. Il Consiglio di Amministrazione ENI, il cosiddetto Guardiano Etico e responsabile primario dell’applicabilità del Codice, ha sostenuto che l’allontanamento è stato «conseguente ad una ristrutturazione amministrativa e di organizzazione». Nei confronti del whistleblower  il comportamento della società ha avuto anche carattere persecutorio quando l’attività di Mr Flinto è andata avanti attraverso la tentacolare diffusione della sua testimonianza, culminata con la fondazione nel 2003 dell’Instituto Brasileiro de Ética nos Negócios – Brazilian Business Ethics Institute, un’associazione finalizzata a promuovere l’Etica nel mondo degli affari e della ricerca. La pressante e accanita attività del whistleblower  ha indotto la Società, nel 2010, ad aprire una causa civile contro Flinto e l’Instituto Brasileiro de Ética nos Negócios demandando un’indennità di 30 milioni di euro per danni causati da diffamazione e calunnia – il giudice ha poi sentenziato «senza fondamenta» la causa dell’Eni – distruggendo nello stesso tempo la carriera professionale del whistleblower ponendolo in cattiva luce dinanzi tutte le società operanti in Brasile. Nel 2015, invece, Flinto presenta l’istanza al Punto di contatto nazionale italiano, che monitora la responsabilità sociale d’impresa, giudicandola «non meritevole di essere approfondita» e non conforme alle linee guida OSCE su Diritti umani, Occupazione e Relazioni Industriali.

Tuttavia, il caso è molto delicato e complesso poiché parliamo di una potenza politico-industriale nota per le sue controverse vicende che sono state anche oggetto di un importante inchiesta investigativa sul “Cane a sei zampe” – lo Stato Parallelo – dei giornalisti Giuseppe Oddo e Andrea Greco.

La testimonianza giunta in redazione rappresenta le vicende di coloro che con una denuncia  contro il malaffare  si ritrovano vittime di ritorsioni. Ed è appunto da queste storie che il nostro Paese necessita di ripartire e superare la ristretta previsione di legge anticorruzione 192/2012 e rafforzare concretamente il dibattito politico a tal riguardo.

A partire da gennaio 2016 una nuova proposta di legge è stata presentata dall’On. Businarolo ed attraverso una pressione di importanti ONG quali Riparte il futuro e Transparency International Italia viene aperta una campagna al fine di calendarizzare e discutere al più presto il disegno di legge al Senato diretta all’on. Anna Finocchiaro in veste di presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato. La proposta è ora in discussione, ma non prioritaria negli affari legislativi del nostro governo dato che sono trascorsi quasi dieci mesi dalla presentazione in Parlamento alla discussione in Senato.

Anche in Parlamento europeo è stata presentata da Julia Reda, esponente del gruppo Verde/Alleanza libera europea, una proposta di legge che stabilisce standard minimi di tutela a favore degli informatori di giustizia. Il 17 novembre, inoltre, è stato promosso un dibattito sulla presentazione del progetto europeo “A change of Direction”, finanziato dalla Direzione Affari Interni della Commissione europea, che vede coinvolte ONG e università, tra cui Riparte il futuro, e verranno offerte le testimonianze di tre whistleblower. In particolare si preme a favore di una creazione di canali sicuri di denuncia, dell’unificazione delle protezioni minime per i whistleblower in tutti gli Stati membri e la nascita di un’Autorità europea per il whistleblowing.

In attesa della creazione di un percorso di tutele nel sistema europeo ed italiano sul whistleblowing è importante rendere note storie che sottolineano i grandi ostacoli posti dalla corruzione attraverso l’assenza di sistemi di tutela a favore di considerevoli segnalazioni, poiché «in ogni società in cui matura la paura la corruzione si radica profondamente in tutte le sue forme».

Annalisa Salvati

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