Almaviva, nuove proteste a Napoli

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“Almaviva non si tocca” e nemmeno lo striscione con questo slogan.

Sabato mattina, lo staff Almaviva ha rimosso uno striscione con lo slogan divenuto celebre nei lunghi mesi di sciopero, esposto al secondo piano della sede napoletana dell’azienda. I lavoratori, in quel momento riversati in cortile per un sit-in di protesta, sentitisi probabilmente frustrati, beffati in ogni senso, hanno occupato l’edificio e costretto chiunque vi fosse dentro ad uscire.

La situazione è poi rientrata in un paio d’ore e i dipendenti Almaviva hanno ripreso la loro pacifica protesta nel cortile dello stabile.

Un passo indietro
La situazione era tornata a scaldarsi dopo che l’azienda di Contact Center aveva annunciato, non solo di voler chiudere le proprie sedi di Napoli e Roma, ma anche di essere intenzionata a procedere con la sospensione di permessi, ex festività e ferie.

Tali dichiarazioni sono state interpretate dai lavoratori come un inaccettabile dietrofront da parte della direzione Almaviva, rispetto agli accordi stipulati al ministero per lo Sviluppo economico tra azienda, sindacati e istituzioni, lo scorso 31 maggio.

Stando a quanto si legge in questi ultimi, infatti, Almaviva Contact (la società del Gruppo Almaviva operante in Italia) si sarebbe dovuta impegnare nel garantire a tutti i dipendenti sei mesi di contratti di solidarietà, al cui scadere sarebbe stato assicurato un anno di cassa integrazione straordinaria.

L’azienda, inoltre, avrebbe dovuto raggiungere “un incremento dei volumi di lavoro, che sarà oggetto di verifica da parte del tavolo istituito al Mise, sino al raggiungimento del 20%”.

L’impegno più significativo, però, quello per cui quasi 8000 dipendenti si erano battuti, era quello di mantenere le sedi di Napoli e di Palermo.

Con la minaccia della chiusura a breve degli uffici di via Brin, arriva il colpo di spugna definitivo sulle lotte di migliaia di persone, sul tempo che tantissimi lavoratori hanno donato alla causa e che non vogliono pensare sia stato perso.

È proprio per questo che si è tornati a gridare lo slogan “Almaviva non si tocca”, a Napoli e a Roma, dove complessivamente rischiano il posto 2511 persone.

Le 845 napoletane hanno deciso di voler far crescere la propria protesta, allargandola anche ai propri clienti o meglio ad uno in particolare: la Vodafone.

Per questo motivo, lo scorso 22 novembre, il Comitato Lavoratori Almaviva ha scritto all’Amministratore Delegato della Vodafone, appunto, ricordandogli quanto la collaborazione con la sede napoletana del call center abbia portato buoni frutti, tanto che “solo l’anno scorso il centro di Napoli è stato premiato, da voi stessi, come il migliore in Italia, prefigurando per tutti noi scenari più che positivi”.

La lettera si chiude con una sintesi perfetta del messaggio che i lavoratori vogliono lanciare e con un invito esplicito all’amministratore delegato:

“Egregio dottore, abbiamo voluto renderLa consapevole della gravità della situazione, ci auguriamo che dopo una autorevole e pensata riflessione voglia valutare scelte compatibili con la sua necessità di massimizzazione del profitto e con il nostro diritto al lavoro, soprattutto a seguito di 15 anni di azioni combinate fatte di scambi continui di idee e qualità.

Per tutto questo ci aspettiamo di vederla al nostro fianco”.

Al di là della risposta che potrà o meno arrivare a questo appello, le proteste dei dipendenti Almaviva proseguiranno nei prossimi giorni, dopo un’intera domenica passata a impedire il regolare svolgimento delle attività nello stabile a via Brin.

Almaviva, in breve

Almaviva è un Gruppo italiano che opera nell’Information & Communication Technology a livello globale. Ha 38 sedi in Italia e 19 all’estero ed è composto da circa 12 società, operanti in diverse zone del pianeta.

Almaviva Contact è attiva in Italia dal 1983, offrendo servizi di Customer Experience ad aziende private e ad enti pubblici, attraverso strutture ed operatori dei Contact Center (comunemente detti call center).

Nonostante sul proprio sito, l’azienda dica di sé che “AlmavivA è il 6° Gruppo privato italiano per numero di occupati al mondo, il 3° a guida imprenditoriale”, suggerendo l’idea di un successo senza pari, l’ultimo anno non è stato propriamente positivo per il Gruppo di Alberto Tripi.
Se Almaviva vuole chiudere le due storiche sedi, infatti, è per rientrare di una perdita di 19 milioni di euro, nei soli primi 9 mesi del 2016.

Ciò non fa che inasprire la posizione della società, che così non cederà facilmente alla pressione dei sindacati.

Desire Rosaria Nacarlo

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