Nico Rosberg è campione del mondo, senza se e senza ma. Ha vinto e lo ha fatto nel modo più onesto possibile, a bordo di una macchina fantastica. Lo ha fatto resistendo alle pressioni, ai contraccolpi psicologici e al talento (indiscutibile) di un compagno di squadra che la F1 conosce già da un po’. Sì, perché se a fianco a te nel box ti ritrovi un signore che di nome fa Lewis Hamilton (che di mondiali ‘fortunosi’ ne avrà pur vinti, uno su tutti), sai che non sarà facile.

Ad Abu Dhabi per Rosberg s’è chiusa una stagione a dir poco perfetta, nonostante qualche grinza o battibecco di troppo con Lewis. Fin dalle prime gare e dall’inarrestabile filotto di vittorie che continuava dalla scorsa stagione, quando Hamilton faceva fatica ed era costretto a rimontare. Sono nate faide, lotte intestine nel box Mercedes che la scuderia ha sedato ogni volta nel più autorevole dei modi e il ritorno di Lewis non s’è fatto attendere.

In giro, tra l’altro, sembra quasi essere tornata di moda la mai sopita credenza che vincere un campionato a punti voglia dire essere il più forte in ogni gara. Insomma, a meno che da un giorno all’altro non si decida di apporre il destino di un intero mondiale nell’esito di una sola gara, saremmo costretti – ahinoi – a rispettare le regole. Chi ha più punti, vince. Chi ne ha meno, perde. Forse sarebbe più giusto accorgersi che sono anni che il sistema di punteggi non sempre premia chi di gare ne vince di più. O forse sarebbe ancor più giusto arrendersi alla matematica e pensare che un pilota – a pochi giri dalla fine – dello spettacolo se ne interessi ben poco.

rosberg-660x350

Si parla di spettacolo non a caso, perché nessuno ha risparmiato le critiche su entrambi i fronti. Da un lato c’è un Rosberg poco cattivo, che ha trascorso gli ultimi gran premi a prendersi meno rischi possibile e a governare il vantaggio iridato. Sul versante opposto, invece, un tre volte campione del mondo che non ci sta e che le prova tutte fino alla fine. D’altronde, in F1, non sgarri finché non violi il regolamento. Etica o non etica. Tappo o non tappo.

Agli occhi di Lewis, infatti, non restava che decidere un ritmo di gara, imporlo e vedere dietro come andasse tra gli altri. Che poi abbia deciso di andare piano, di bloccare Nico e favorire la bagarre alle sue spalle, pare che sia andato storto solo alla Mercedes. Non c’è verso per cui ritenere scorretto il comportamento di Hamilton, come non c’è verso di sostenere che Rosberg non abbia meritato questo campionato.

A Hamilton sono accadute varie disavventure, guasti col motore e problemi di affidabilità. E chissà che la Mercedes non lo scarichi. Ha vinto dieci gare, è stato eccezionalmente dominante, ma non basta. Ed è questo il bello del gioco.

Nel frattempo ad Abu Dhabi s’è laureato un nuovo campione, trentaquattro anni dopo suo padre Keke. Che di gare nell’82 ne vinse molte meno, ma che oggi tutti ricordiamo come un campione di questo sport.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: lastampa

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO