Una lunga scia di saracinesche chiuse, aree a rischio desertificazione, piccoli commercianti schiacciati da una concorrenza sleale: è qui dove muore l’economia delle piccole città, sovrastate dalla nascita dei nuovi “super centri commerciali” meglio chiamati Mall.

Per coloro che in questo momento stanno avendo un primo contatto con questo termine: i Mall non sono nient’altro che enormi centri commerciali nati nelle zone periferiche delle città, dove all’interno è possibile trovare una vasta quantità di negozi, di tutti i tipi (a partire dalle grandi marche). Sono dunque degli agglomerati di negozi che potrebbero trovarsi tranquillamente in città.

Sul perché questi super negozi si trovino solo in periferia, la spiegazione è molto semplice. Tutto è studiato secondo regole precise, che seguono un unico verbo: “comprare”.

Una di queste regole è la seguente: ciò che i developers (sviluppatori) tengono in conto è che la shopper (cliente) non è disponibile a camminare più di 180 metri e se un negozio è distante dall’altro più di questi metri, questo deve essere tenuto nascosto con attrattive di vario tipo. Una soluzione a tutto ciò è la ”curved mall”, ovvero la curvatura dello spazio-mall; in questo modo la distanza sembrerà più corta.

C’è anche un’attenta disposizione dei negozi che è stabilita dal regolamento interno: la larghezza delle galleria all’interno è limitata ai 6 metri. Gli spazi espositivi esterni ai negozi e le ”facciate aperte” sono invece pensati per attirare il cliente all’interno e favorire in questo modo l’impulso verso l’acquisto.

Si può quindi dedurre come l’intero sistema sia stato studiato per spingere l’acquirente all’acquisto, cosa che nei piccoli negozietti in centro non avviene.

Il Mall è l’habitat naturale per lo shopping.

L’avanzamento di questi colossi dello shopping comporta diversi lati negativi. Spostando il via vai dal centro città alla periferia si viene a creare un impoverimento della città stessa. Quei piccoli negozi che portavano avanti l’economia cittadina si vedono sradicati dal mercato per colpa dell’ingiusta concorrenza e, quindi, costretti a chiudere. Gli affitti all’interno dei Mall hanno cifre esorbitanti, cifre che i piccoli commercianti difficilmente potrebbero sostenere (infatti all’interno dei Mall si possono trovare solo grandi marche e franchising).

Dal punto di vista economico, uno dei pro di questi grandi Mall è da evidenziare: all’interno, i negozi offrono, per la maggior parte delle volte, numerosi prodotti a basso costo, anche se una parte di questi ne risente in qualità.

Facendo un esempio concreto, in Puglia, precisamente nella provincia di Foggia, sta per essere aperto il “GrandApulia”, uno dei più grandi Mall del sud Italia, su una superfice di 180mila metri quadri, centinaia di negozi, 3500 posti auto e 60 milioni di euro investiti.

Foggia è una città di 150.000 abitanti dove una politica sbagliata e la crisi del 2008 hanno leso in maniera drastica l’economia della città stessa, portandola al collasso. Alle porte del 2017 possiamo dire quindi che Foggia è una città economicamente morta. Riesce ad andare avanti solo grazie a delle piccole realtà, quei piccoli negozi che hanno il coraggio di continuare, anziché abbandonare tutto e trasferirsi.

Cosa accadrà quando il Mall verrà inaugurato? Quale sarà il futuro di quelle piccole aziende che riuscivano ad andare avanti grazie al commercio cittadino?

La risposta appare molto scontata. Il Mall naturalmente attirerà molta clientela e i soldi che verranno spesi andranno in altri Stati (USA, UK, Francia, eccetera), l’economia foggiana ne risentirà, quella desertificazione urbana che attanaglia le città aumenterà a vista d’occhio. Inoltre c’è da specificare che, secondo alcuni dati, un’assunzione all’interno dei Mall vale quanto 5 assunzioni nelle piccole-medie imprese.

Nel frattempo il Mall “GrandApulia” (che avrebbe dovuto aprire il 30 novembre) è stato posto sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.

Le motivazioni del sequestro, dopo le indagini, risultano quanto segue: «le evidenti risultanze derivanti dalle analisi delle acque sotterranee – riporta una nota della Procura di Foggia – e le fuorvianti e carenti risultanze derivanti dalle analisi dei terreni contenute nel piano di caratterizzazione del 2009. […] la realizzazione di una discarica abusiva di rifiuti speciali in corrispondenza delle ex vasche di lagunaggio del sito industriale riempite e livellate attraverso miscelazione e successivo tombamento del materiale derivante dalla demolizione di 107 immobili presenti sullo stesso sito industriale».

Inoltre è evidenziata «una imponente lottizzazione abusiva a fini edificatori commerciali a partire dal 2010, scientemente portata avanti negli anni da Finsud mediante la frammentazione dell’area in più comparti e la parcellizzazione dei titoli edilizi». Lo scopo sarebbe quello di «occultare l’unicità e l’inscindibilità dell’intervento edilizio e di eludere i vincoli esistenti sui terreni e gli oneri procedimentali connessi agli stessi».

Nicola Capussela