Scelto con il 67% dei voti al ballottaggio del partito dei Repubblicani del 27 novembre scorso, François Fillon è il nuovo candidato del centro-destra  per le prossime elezioni francesi.

Le elezioni presidenziali, che si terranno in Francia nell’aprile 2017, vedranno dunque scontrarsi tre candidati: Fillon con il suo programma “neo-thatcheriano”, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen e un candidato – ancora ignoto – per i socialisti, dal momento che il presidente Hollande ha da poco annunciato che non si candiderà alle prossime elezioni.

Dopo i risultati delle primarie del partito dei Repubblicani, l’esito del ballottaggio sembrava quasi scontato. Eppure, l’emergere della figura di François Fillon desta ancora scalpore. Passato quasi in ombra durante gli anni da primo ministro nel governo Sarkozy, arriva silenziosamente alla candidatura delle presidenziali e fa centro. L’elettorato francese conservatore punta tutto su di lui e, dopo il governo Sarkozy, c’era da immaginarselo.

Il programma con cui Fillon scende in campo è chiaro e non nasconde ambiguità: aumento delle ore di lavoro settimanali da 35 a 39, aumento dell’età di pensionamento, tagli ai sussidi di disoccupazione, alla spessa pubblica (500.000 posti nella pubblica amministrazione verranno eliminati) e alle tasse su aziende. Conservatorismo sui temi familiari – no alle adozioni per coppie gay – e rafforzamento del ruolo della Francia in politica estera. In quest’ottica, propone un’alleanza con Vladimir Putin, un diverso rapporto con la questione siriana e un ruolo preminente per la Francia all’interno dell’Unione Europea. Dal punto di vista del pericolo islamico, infine, propone di «triplicare il budget di Frontex», l’agenzia europea che si occupa di gestire gli sbarchi dei migranti, e creare un confine più severamente controllato.

Nonostante non si dichiari apertamente anti-europeista, non bisogna però dimenticare che da questo punto di vista Fillon rappresenta comunque un candidato sulla stessa linea di Le Pen e quindi capace di fare perno su quegli afflati anti-europeisti di parte dei cittadini. Sebbene gli intenti non siano quelli di uscire dall’UE, la proposta di rafforzare il ruolo della Francia va di pari passo con una riduzione del ruolo dell’Unione Europea nella politica francese. Fillon ha dichiarato infatti che l’UE è «al meglio, inefficiente, inutile e irrilevante e, nel peggiore dei casi, un ostacolo per la nostra crescita e libertà».

Un programma, quello di Fillon, che è stato definito «brutale e impossibile» persino dal suo collega di partito, concorrente anche lui al ballottaggio, Alain Juppé. E che, pure, potrebbe unire in maniera compatta la destra francese.

Se la sinistra brancola nel buio, alla ricerca di un candidato efficace, la destra si spartisce il campo fra Fillon e Le Pen, in uno scontro che non necessariamente va a favore del primo. Nonostante Le Pen rappresenti il Fronte Nazionale e l’ultra-destra agli occhi dell’elettorato francese di sinistra, alcuni sostengono che proprio lo stesso elettorato potrebbe convergere su quest’ultima per scongiurare il “programma killer” di Fillon: «Assisteremo a qualcosa di surreale, e cioè a Marine Le Pen che difenderà le riforme del Consiglio nazionale della Resistenza e le conquiste sociali. Questo è lo scenario che possiamo prevedere oggi», afferma lo scrittore e politico francese Daniel Cohn-Bendit.

Se infatti sulla politica estera e sui temi sociali Le Pen e Fillon viaggiano sulla stessa linea d’onda, per quanto riguarda la politica interna e il welfare state pare che ci siano delle differenze. Fillon non nasconde di voler scendere in campo con un imponente programma conservatore a svantaggio della classe lavoratrice (e meno per l’imprese), mentre Marine Le Pen ha condannato queste idee, dichiarando che se vincesse Fillon «sarebbe la scomparsa programmata dello Stato, per come lo intendo io». Che si tratti di strategia politica o no, Le Pen si schiera nettamente su un altro campo, a difesa dei diritti dello stato sociale.

Un programma che non nasconde ombre e che non ha paura di mostrarsi, quello di Fillon. Basterà la sincerità per vincere le presidenziali?

Elisabetta Elia