I recenti scandali emersi dai Panama papes e Luxleaks hanno alacremente illustrato l’importanza del ruolo dei “soffiatori di fischietto” – whistleblowers – e il loro impegno nelle investigazioni giornalistiche al fine di svelare casi di sorveglianza illegale di massa, evasioni fiscali e, più in generale, corruzione. Il dibattito sul whistleblowing sta assumendo toni caldi e vivaci per superare i seri ostacoli che ostruiscono l’essenziale ruolo pubblico di denuncia del malaffare.

Il 17 novembre si è tenuta in Parlamento europeo una conferenza su “Whistleblowing e diritti umani” ospitata dall’inter-gruppo parlamentare ITCO (Integrity, Transparency, Anti-corruption and Organized crime)  e dalla sua co-fondatrice e deputata europarlamentare del gruppo Alleanza progressista di Socialisti e Democratici (S&D), Elly Schlein. Il congresso è stato organizzato da un progetto internazionale di ricerca e advocacy denominato “A Change of Direction: incentivare il Whistleblowing in Europa nella sua lotta”.

All’evento hanno preso parte tre whistleblowers provenienti da Paesi e settori professionali diversi.  L’italiano Andrea Franzoso, importante testimonial della campagna #vocidigiustizia, la spagnola Ana Garrido Ramos e il croato Srećko Sladoljev. I tre relatori hanno raccontato le loro storie di denuncia ricompensate con ritorsioni, mobbing e il finale licenziamento. La loro testimonianza in Parlamento europeo ha certamente evidenziato atti di persone, e non ‘eroi’, poiché le loro azioni  esprimono «l’affermazione della propria individualità, ma allo stesso tempo un comportamento che mantiene in buono stato la cosa pubblica», agendo dunque nell’interesse di tutti.

Il focus della discussione è stato quello di illustrare la reale correlazione tra il whistleblowing e i diritti umani. Gli informatori di giustizia sono coloro che aiutano a portare alla luce le informazioni ‘segrete’ di interesse pubblico e quindi è spesso la strada migliore per svelare casi di corruzione e comportamenti totalmente immorali.

Il whisleblowing dunque non è solo legato alla libertà di espressione oppure a sane condizioni lavorative, integre relazioni industriali, ma è un insieme di questi diritti sommato all’ottimale funzionamento del mercato interno.

Nell’ambito dell’evento è stato presentato il progetto A change of direction co-fondato dalla DG Affari Interni e migrazione della Commissione europea. I partner italiani del programma sono LIBERA, l’associazione al contrasto del fenomeno delle mafie, e l’attivissima comunità digitale apartitica Riparte il futuro.

L’obiettivo è consentire lo sviluppo di diritti e obblighi al fine di istituire canali che riportano gli illeciti attraverso un adeguato supporto. Un progetto che contribuisce a frenare i rischi legati alla corruzione nel settore privato e pubblico tramite una cultura della responsabilità e della fiducia e la formazione di un nuovo partenariato tra i dipendenti ed i cittadini, i governi e le imprese, a livello europeo e nazionale.

La durata del progetto è di due anni – da marzo 2016 a febbraio 2018- e mira ad istituire un quadro legale, politico e concettuale stabilendo standard minimi di protezione a livello europeo. A questo si aggiungono l’attuazione di politiche e best practices attraverso la costituzione di adeguati strumenti legali che garantiscano maggiore tutela tramite un chiaro e comprensivo quadro di diritti ed obblighi.

La divulgazione di un tale impegno mira a sensibilizzare il mind-set sociale sul whistleblowing, partendo da una maggiore consapevolezza culturale «laddove l’obbedienza è valutata molto di più della responsabilità».

Per di più, a change of direction rappresenta un attivo campo di lavoro attraverso l’alacre contributo di un gruppo multidisciplinare di ricercatori provenienti da aree di studio diverse in collaborazione con un gruppo di attivisti e giornalisti d’inchiesta. Un impegno che mira a sviluppare proposte politiche, campagne, iniziative per risvegliare l’assopita coscienza pubblica.

Annalisa Salvati

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Laureata in Studi Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università l’Orientale di Napoli, ha acquisito competenze strategiche miranti all’analisi di dinamiche locali, regionali ed internazionali. I suoi interessi prioritari, personali e lavorativi, spaziano dal settore dell’integrazione europea, in particolare la cooperazione giudiziaria in materia penale, alla cooperazione internazionale.