L’esito del referendum ha rispettato, anzi surclassato, le aspettative della vigilia, che già prevedevano la vittoria del No, seppur con meno scarto percentuale. Il mondo era alla finestra, e alle prime ore del mattino tutti i quotidiani internazionali hanno commentato la sconfitta di Matteo Renzi.

El Pais titola infatti: “Renzi perde il referendum”, e gli fanno eco Le Monde, che definisce Renzi un “kamikaze”, “uscito dal Parlamento nello stesso modo con cui vi è entrato: per scasso”, e le maggiori testate anglofone.

Il Financial Times dà notizia delle dimissioni di Renzi dopo la sconfitta referendaria, e getta le basi per le potenziali problematiche future, legate alla moneta unica e alla stabilità dell’Eurozona. Anche il Guardian cavalca lo stesso catastrofismo: dopo un titolo telegrafico sulla sconfitta di Renzi (“vittoria per la campagna del No”), dedica un lungo articolo al futuro dell’Euro (calato di 1,4% dopo la conferma del prevedibile esito referendario) e dell’Unione Europea, entrambi in bilico e, come sostengono diversi analisti intervistati dal quotidiano inglese, destinati alla sconfitta per mano del Movimento Cinque Stelle.

La rassegna si conclude con il Wall Street Journal, che commenta le dimissioni di Renzi e la sconfitta elettorale con un sottotitolo inequivocabile: “The country’s rejection of constitutional reforms represents a significant victory for populists in Europe’s heartland” – Il rifiuto della riforma costituzionale rappresenta una significativa vittoria per i populisti in un’area chiave dell’Europa. Anche il quotidiano statunitense si interroga quindi su quali possano essere gli effetti di questo esito referendario, riportando i commenti dei principali leader europei che non si dicono preoccupati per la sorte dell’Italia e dell’Eurozona, in primo luogo Wolfgang Schaüble, Ministro delle finanze tedesco; ma dando spazio anche alle parole di giornalisti e analisti che gettano luce sulle situazioni più preoccupanti, dalla crisi economica delle banche, su tutte Monte dei Paschi di Siena, al futuro in bilico dell’Unione Europea.

Andrea Massera