Venerdì 1 luglio 2016 la CGIL depositava 3,3 milioni di firme in Cassazione per la definizione di tre quesiti referendari abrogativi. Conclusa quindi la campagna elettorale per il referendum costituzionale, che ha lasciato sulla sua strada scorie e polemiche incandescenti, è verosimile pensare che nella prima metà del 2017 i cittadini italiani dovranno esprimere nuovamente il loro voto.

In questi giorni, infatti, la Corte di Cassazione dovrebbe pronunciarsi in via definitiva sui tre quesiti referendari, certificandone l’ammissibilità. In caso di risposta positiva, il Governo avrebbe l’obbligo di stabilire una data per l’eventuale referendum nell’arco dei sei mesi successivi. Veniamo dunque ai quesiti, e a quali norme del Jobs act si propongono di abrogare.

Il primo è volto a ripristinare l’articolo 18 e la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, facendo decadere la norma che ha liberalizzato i licenziamenti economici. Quello successivo è inevitabilmente legato ai voucher, che si sono diffusi oltremisura e hanno rappresentato un ulteriore incremento del precariato. Nel 2015 sono stati emessi 115 milioni di tagliandi, e la risposta del Governo per arginarli è stata insufficiente. Il terzo e ultimo quesito, sempre legato al mondo del lavoro, intende modificare la Legge Biagi, poi diventata Legge Fornero: la proposta referendaria prevede che, in caso di violazioni nei confronti del lavoratore, a risponderne legalmente siano la stazione appaltante (l’ente che affida l’appalto) e l’impresa appaltatrice.

Vanno lette in tal senso le parole del segretario generale CGIL Susanna Camusso che – all’indomani della vittoria referendaria che ha visto il sindacato trionfare nella compagine del No – auspica scelte di Governo oculate, per rispettare le scadenze, in primis la legge di bilancio, e definire una legge elettorale valida, che possa garantire le condizioni adatte per andare al voto. In ogni caso la mobilitazione della CGIL non si ferma ai quesiti referendari, ma si articola in modo più elaborato, includendo una proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione della “Carta dei diritti universali del lavoro“, che, secondo le intenzioni del segretario della CGIL, andrà discussa dopo l’approvazione della legge di bilancio.

A riportare l’attenzione sui diritti dei lavoratori e più in generale dei cittadini, e sull’imminenza di questo referendum abrogativo ci ha pensato anche Stefano Rodotà, uno dei più attivi sostenitori del fronte del No per il referendum appena concluso, che ha sottolineato l’incredibile affluenza alle urne, dimostrazione di una volontà della popolazione di tornare protagonista. Secondo il giurista, è proprio questa elevatissima partecipazione popolare il punto di partenza per i prossimi mesi, che saranno fondamentali per ciò che concerne il mondo del lavoro e il diritto di ogni cittadino di essere adeguatamente rappresentato in Parlamento, con una legge elettorale dignitosa.

Andrea Massera