Mettersi contro il Principe è sempre stato scomodo.

Se poi il principe si chiama Raimondo de Sangro di S.Severo diventa ancor più scomodo e fastidioso. Cappella S. Severo conquista il mondo con schiere di visitatori che formano file lunghe ed anche larghe quanto le sue strade d’accesso ma la srl che la gestisce come museo privato pensa di conquistare, in senso proprio, anche la zona in cui si trova allocato questo prezioso bene culturale.

Accade, infatti, che la srl Cappella S. Severo, presieduta da Fabrizio Masucci, firmi una convenzione con il Comune di Napoli sulla base del Regolamento “Adotta una strada”. Iniziativa lodevole perché trasferirebbe alcuni oneri (illuminazione, riqualificazione, arredo urbano) dalle disastrate casse comunali alle assai ricche casse del museo privato ancorché bene di preminente interesse artistico e storico. Mecenatismo principesco e quindi assoluto beneficio per la collettività? Non esattamente.

Piuttosto un sorprendente “do ut des” dai contorni giuridici assai dubbi. In forza di questo Regolamento, che pure all’art. 2recita ” L’affidamento dell’area non potrà in alcun caso comportare inibizioni o limitazioni all’uso dell’area da parte del pubblico”, e della relativa convenzione sembra che le due strade che, sfortunamente per chi vi risiede, costeggiano la Cappella, Via F. De Sanctis e Via R. De Sangro di S.Severo siano , di fatto, adottate e rese di proprietà esclusiva della srl.

Beni pubblici privatizzati? Il Regolamento lo escluderebbe ma la prassi sin qui seguita alimenta sospetti non del tutto infondati. Sono iniziati del lunghi lavori, evidentemente tanto complessi ma assai misteriosi per quel che si è visto  nel cantiere, da prolungarsi per ben più degli originari 14 giorni , che hanno reso necessario ben tre successive ordinanze per inibire la circolazione veicolare in vista poi della pedonalizzazione radicale.

A stare alle dichiarazioni dei settori tecnici coinvolti e alle tre ordinanze già emesse dal SAT della II Municipalità,la privatizzazione di fatto delle strade escluderà in futuro il traffico veicolare anche dei residenti.

E qui nasce una questione banale: la fruizione dei beni culturali può avvenire a totale discapito della vita dei residenti  e di chi vive e lavora intorno ai ricchi giacimenti? Io non sono il talebano che vuole far saltare , come avvenuto con i Budda di Bamiyan, Cappella S. Severo col tritolo.

Già oggi, però, quando devo far riparare la caldaia sono costretto ad andare a prelevare e riaccompagnare il tecnico con la sua pesante attrezzatura perché lui non può entrare nella ZTL. Da domani non entro nemmeno io con la mia auto.

Va bene che s’approssima il Natale ma non vorrei restare anch’io al freddo e al gelo. E se proprio vogliamo restare in ambito biblico mi sento molto Davide contro Golia.

Perché il dato di fatto è che la tutela dei beni, la cui fruizione deve essere garantita ai contemporanei ed anche ai posteri, dovrebbe tener conto del piccolo ma significativo particolare che  essi non sono collocati nei deserti ma in zone antropizzate da esseri umani senza colpa.

E’ una colpa desiderare di accedere a portoni e cortili delle proprie abitazioni dovendo convincere le scalpitanti orde di impazienti e spesso scostumati visitatori della Cappella?

Anche ieri sera,all’inaugurazione dell’area, nonostante ci fossero protezione civile, carabinieri ed addetti della Cappella c’era tanta gente che occupava, con serio rischio sia per la mobilità pedonale che per l’incolumità pubblica, tutta la sede stradale di Via De Sangro dal civico 23 fino all’incrocio con Via De Sanctis.

E’ una colpa voler riposare e non essere disturbati almeno la domenica(in teoria giorno di riposo), a scadenza ritmata dall’orologio, dal percussionista di turno alla ricerca degli spiccioli dei visitatori della Cappella?

E’ una colpa non gradire che il carico e lo scarico (è successo non più tardi di un mese fa) dei rumorosi materiali che sono serviti per le impalcature necessarie ai lavori interni alla Cappella siano avvenuti in ore di tarda serata se non notturne perché di giorno non avrebbero consentito di impinguare le casse del museo?

E’ una colpa meravigliarsi perché gli operai del cantiere della Cappella tinteggiano a più riprese, senza autorizzazione e nonostante una diffida verbale, le pareti esterne di un palazzo (al civico 23) non di proprietà della Cappella medesima?

L’ultima colpa, però, è attuale: dopo l’installazione dei dissuasori mobili che consentiranno alle schiere di visitatori di occupare senza rischio di disturbo l’intera sede stradale delle due vie, ci toccherà scaricare pacchi e valigie o l’attrezzatura dei tecnici del gas a  mano ed in zone lontane dalla propria residenza.

Ed il Comune e la II Municipalità  in tutto ciò cosa fanno?Sono solidali tra di loro e con la srl firmataria della convenzione e non rispondono a richieste di chiarimenti,lamentele, segnalazioni, mail ed ogni altra forma di comunicazione di singoli o di gruppi di residenti.

Ho la lunga lista delle mie mail e fax a cui non viene dato alcun seguito e sì che ho scritto all’Assessore alla Mobilità come al Presidente della Municipalità,al Sindaco come all’URP del Comune alla Polizia locale come al Servizio Mobilità sostenibile, l’unico che mi abbia risposto.

Anzi no, mi ha risposto, con una assoluta solerzia di cui gli sono personalmente assai grato,  anche l’Assessore al Turismo Nino Daniele nonostante non abbia competenza in materia e non può risolvere il problema.

Ieri sera alla conferenza stampa di presentazione del progetto “Adotta due strade” Daniele, in rappresentanza del Comune, ha fornito precise rassicurazioni ai rappresentanti dei residenti (c’ero anch’io insieme al consigliere circoscrizionale Gentile).

Fino a ieri sera, però,tutto taceva o quasi. Perché, invece, leggendo le solerti ordinanze si apprende che i residenti non accedono e non accederanno perché provvisti sì di permesso ZTL pagato anche per tre anni ma perché non hanno passi carrabili a raso definiti, però, sullo stesso sito del Comune, come “concessione non obbligatoria”.

Misteri della Cappella…

E quindi sembrerebbe che, contrariamente a quel che accade nei Navigli milanesi come a Firenze, a Reggio Emilia come  a Pietra Ligure (basta googlare “telecomandi pilomat” per accertarlo) i residenti delle vie della Cappella non avranno i telecomandi per azionare i dissuasori mobili.

Insomma Raimondo de Sangro di S. Severo ha colpito ancora con una delle sue alchimie: la Cappella vive e prospera ma sono scomparsi i residenti.

La Cappella vive e  prospera adottando due strade che sono, di fatto, privatizzate.

Ci sarà un difensore civico in grado di attivarsi? O qualcuno che dia una dritta per sventare i sortilegi del Principe?

Quali sono i sortilegi? Fogli indirizzati agli iracondi residenti con le “spiegazioni” piuttosto di parte della Cappella che camminano da soli e da soli vanno ad incollarsi, violando il divieto di affissione abusiva ex art. 663 c.p., ai portoni dei palazzi della zona prospiciente la Cappella oppure auto dei residenti che dovrebbero superare i dissuasori mobili librandosi nel cielo.

Ma noi residenti il carro che cammina sulle acque o l’auto che si trasforma in elicottero non ce l’abbiamo e, soprattutto,  non siamo Principi.

Abbiamo, però, sani principi giuridici che, ahinoi, sembrano tanto sani quanto inutili.

 

Franco Labella – sventurato residente in Via De Sangro di S. Severo ed illuso docente di Diritto.