La tanto speculata eredità che il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre ha lasciato al popolo italiano consiste in un carico di stanchezza e soddisfazione (o delusione) da parte degli attivisti e soprattutto di uno scenario politico nuovo e transitorio nel quale le priorità sono la legge di bilancio, approvata quest’oggi, e la legge elettorale.

Entrambe sono funzionali alla vita amministrativa del Paese, solo una però è capace di scaldare i cuori degli appassionati di politica e delle dinamiche di palazzo: la nuova legge elettorale.

Se si votasse oggi, l’Italicum sarebbe la norma di riferimento per la Camera dei Deputati.  Al  Senato, invece, si voterebbe con il Consultellum, ovvero ciò che rimane del Porcellum dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2013: è un sistema proporzionale puro con uno sbarramento dell’8% per i singoli partiti e del 20% per le coalizioni.

L’Italicum, invece,  prevede un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza e soglia di sbarramento al 3%. In sostanza la lista (e non la coalizione), che con l’Italicum ottenesse il 40% delle preferenze o vincesse il ballottaggio, otterrebbe il 54% dei seggi della Camera. Tuttavia l’Italicum è stato oggetto di molte critiche, sia per il premio di maggioranza troppo alto che non consentirebbe la giusta rappresentatività alle opposizioni, sia perché prevede i capilista bloccati, scelti dai partiti e non dagli elettori.

La Corte Costituzionale si sarebbe dovuta esprimere lo scorso 4 ottobre sulla legittimità della legge, ma a settembre decise di rinviare l’udienza al prossimo 24 gennaio per attendere l’esito del referendum.

All’interno del PD il dialogo per modificare la legge elettorale è molto fitto e denso di polemiche. Prima del voto referendario, la minoranza Dem, capeggiata da Cuperlo, aveva trovato un accordo con Renzi attraverso una speciale commissione sulla legge elettorale che ha prodotto un documento.

Nel passaggio più interessante c’è scritto che la nuova norma dovrà garantire:

«la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio».

La corrente dei giovani turchi, invece, ha proposto una modifica all’Italicum che prevede un premio di 90 seggi alla lista più votata e  l’eliminazione del secondo turno. I “bersaniani” parteggiano per un ritorno al Mattarellum, la legge precedente al Porcellum.

La Lega non sembra interessata a cambiare la legge elettorale, vuole solo andare al più presto al voto. In questa direzione sono rivolte le parole del leader del carroccio Matteo Salvini: «Si voti al più presto con qualsiasi legge elettorale e spero che il Pd con le sue beghe non tenga in ostaggio l’Italia per due anni».

Anche i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, nonostante i fiumi di critiche rivolti all’Italicum, sono dell’opinione di andare al voto subito. Probabilmente perché ora, che non c’è più bisogno di evidenziare i limiti del governo Renzi, vogliono sfruttare questa legge elettorale che, grazie alla sua natura, potrebbe favorirli alle prossime politiche.

Infine Forza Italia spinge per un sistema proporzionale con soglie di sbarramento e un piccolo premio di maggioranza, in modo da non essere costretta ad allearsi con la Lega e da garantirsi la permanenza in parlamento.

È da sottolineare come nessuna legge elettorale possa garantire l’elezione di un parlamento sano che lavori unicamente per il bene del popolo. Tuttavia, essendo l’Italia una repubblica parlamentare, è auspicabile che il compromesso si trovi in parlamento, in questo senso la norma migliore potrebbe corrispondere a un proporzionale puro. Non resta che aspettare il risultato che la classe politica italiana riuscirà a ottenere.

Alessandro Fragola