Se a Matteo Renzi si deve imputare la grave colpa di aver trasformato il referendum costituzionale in un plebiscito sul suo governo, tra coloro che hanno raccolto con entusiasmo questa sfida spicca su tutti il nome di Matteo Salvini.

Il leader della Lega, aspirante sostituto del suo omonimo fiorentino, ha avuto infatti un ruolo decisivo nel variegato fronte schierato in difesa della Costituzione, durante l’estenuante campagna referendaria dalla quale siamo appena usciti frastornati.

Com’è possibile che il leader di un partito nato per spaccare il paese in due sia diventato di colpo il tutore della Costituzione? La risposta è semplice: senza mai entrare nel merito della riforma, Salvini ha tirato dritto verso il terreno a lui più congeniale della caccia all’uomo.

Se il dibattito fosse stato mantenuto sulle argomentazioni di merito, tuttavia, il percorso per lui si sarebbe fatto ben più scivoloso. Ci sarebbe da chiedersi infatti se questo sentimento sia sincero e quanto dei principi e dello spirito della nostra Carta Costituzionale sia condiviso dal segretario leghista.

Anche questa volta, rispondere è agevole se si guarda a quelli che sono i cavalli di battaglia della Lega sotto la guida di Salvini. Abbandonate le aspirazioni secessioniste (e incostituzionali) della fantomatica Padania – nel complicato tentativo di conquistare il consenso dei meridionali – il nemico numero uno è diventato lo straniero, capro espiatorio di ogni problema del nostro paese e valvola di sfogo per chi versa sempre più spesso in situazioni di disagio sociale.

La paura verso lo straniero – è indifferente che si tratti di rifugiato politico che scappa dalle bombe o dallo Stato Islamico, oppure più semplicemente di un migrante che scappa dalla fame e dalla miseria – è la benzina sul fuoco di quel populismo di destra, che in Francia è incarnato da Marine Le Pen e in Italia dal suo amico Matteo Salvini.

Eppure, da tutore della Costituzione e novello partigiano, dovrebbe conoscere il contenuto dell’articolo 10, che al terzo comma sancisce il diritto dello straniero a trovare asilo in Italia, in tutti quei casi in cui gli venga impedito in patria l’effettivo esercizio delle proprie libertà e prerogative democratiche. Ma com’è possibile per Salvini conciliare il suo odio per gli stranieri e il suo amore per la Costituzione che ne sancisce e disciplina il diritto a trovare asilo in Italia?

Peggio degli stranieri, per il leader leghista, ci sono solo gli stranieri musulmani. Chi glielo spiega però che la Costituzione sancisce uguale libertà di fronte alla legge per tutte le religioni, e garantisce che tutti – ma proprio tutti, senza distinzione tra cittadini e stranieri – abbiano il diritto a professare liberamente la propria fede religiosa e ad esercitare il culto in pubblico come in privato?
Qualcuno forse avrebbe dovuto fargli notare prima questa grande contraddizione.

Roberto Davide Saba