Lo straordinario risultato del referendum costituzionale mi aveva dato la speranza che le nostre forze politiche potessero finalmente comprendere il messaggio, chiarissimo, che i cittadini, in forme diverse, stanno cercando di mandargli da ormai parecchi anni.

Ovvero, a occhio e croce: “non ce ne frega niente di voi, vogliamo lavoro e diritti”.

Forse mi ero illuso perché anche la stampa generalista, uscendo dalla sua ormai pluridecennale ottusità, aveva dedicato addirittura qualche articolo al Sud, alla disoccupazione (soprattutto giovanile) e alle disuguaglianze. Ma mi ero proprio illuso.

Passati neanche due giorni dal voto, i nostri politici hanno ripreso con il loro indegno teatrino.

Ovviamente i primi a iniziare sono stati i renziani, con un imbarazzante piagnisteo a mezzo social, ribadendo quanto avesse fatto il governo nel suo mandato. Hanno così confermato di aver meritato appieno questa doccia gelata (come già aveva fatto presagire Renzi durante il discorso di dimissioni, avendo ammesso la sconfitta ma nessun errore), non avendone assolutamente capito il senso. Magari un po’ di umiltà in più, e riconoscere che il jobs act e la buona scuola siano state delle porcate, e quindi correggerle, potrebbe essere una buona idea. Ma ormai non ci spero più.

Il Movimento 5 Stelle a sua volta, con uno dei consueti contorcimenti multipli, ha iniziato a latrare che è impellente andare al voto; con l’Italicum poi, una legge che fino all’altroieri definivano antidemocratica, ma tanto gli italiani hanno la memoria corta.

Infine, capolavoro dei capolavori: Giuliano Pisapia che, dimostrando ulteriormente che non basta definirsi di sinistra per comprendere di cosa abbiano bisogno i cittadini (né basta ad essere davvero di sinistra…), si mette a blaterare di “campo progressista” e alleanze con il PD.

E questo è un tema che di sicuro al giovane precario, allo studente senza borsa di studio e al salariato del settore metalmeccanico sta terribilmente a cuore, anche più del dover mettere il piatto a tavola ogni giorno.
E poi ci si chiede perché la sinistra stia sparendo.

Badate bene, chi scrive non è affatto depoliticizzato, anzi, ha fatto e continua a fare attività associativa e politica, e continua a interessarsi all’attualità. Eppure, la domanda che davanti a tutta questa autoreferenzialità sorge spontanea è: ma allora non avete proprio capito un cazzo?

Lorenzo Fattori