E voi cosa avreste fatto? Nico Rosberg è un campione del mondo, ma ora è anche un ex pilota. Ha deciso di ritirarsi, di appendere il casco al chiodo all’apice della sua carriera e di dedicarsi ad altro.

Caro Nico, non ascoltare lo zio Bernie, che di te pensa tu sia un campione qualunque. Non dar retta a Lewis, che crede tu non sopporti la pressione. Di’ a chi te lo chiede perché lo hai fatto e continua ad essere orgoglioso.

Sappiate che è dura. Forse avrai perso qualche giovane fan, qualche piccola peste che gioca con le macchine a comando a casa che pensa tu sia solo un codardo. Non aver paura, perché un giorno cresceranno e capiranno.

Quella di Rosberg – la tua, Nico – non credo si possa prendere il merito di stare al centro di un articolo di Formula Uno. Qualcuno ha dovuto pur parlarne, però. Supporre che ci fosse un retroscena e che tutto fosse già deciso, o prenderti a cazzotti la dignità facendoci credere che più in alto di così non saresti potuto arrivare. Probabilmente è vero, qui si affronta una cosuccia che si chiama vita, un’altra che si chiama famiglia e infine un oggetto misterioso che è l’appagamento.

Chiaramente qualcuno starà pensando che fare il pilota in Formula Uno appaga già tanto (o meglio paga). Che non ti rubi chissà quanta linfa vitale, che non sia un grosso peso con cui vivere.

“Quando vincerai il Mondiale potrai parlare con me di automobilismo”, gli ha sempre detto suo padre. Ora Nico e Keke possono sedersi al tavolo e parlare da campione del mondo a campione del mondo. Che ne sappiamo noi, a quel qualcuno che richiamavano sopra non saprei cosa rispondere. Che è una scelta che rispetto, che onora un grande pilota. E che più di questo non ci tocca dire, sebbene la nostra professione ci costringa a dire tanto e a dire troppo. Attorno alla Formula Uno qualcuno vuole che si faccia rumore e scalpore per farla risaltare nel mondo. Un tempo, invece, a fare la differenza erano proprio i piloti, con le loro scelte e le loro vite. Da un certo punto di vista ci sembra di star tornando a quei tempi.

“Quando ho vinto la corsa a Suzuka, avevo il titolo nelle mie mani – scrivi -. La pressione era aumentata e ho iniziato a pensare da lì di ritirarmi dal motorsport da campione del mondo. Domenica mattina ad Abu Dhabi sapevo che quella corsa sarebbe potuta essere l’ultima della mia carriera. E prima della gara ho sentito improvvisamente che tutto era chiaro e giusto. Volevo gustarmi dall’interno ogni secondo del fatto che quella sarebbe stata la mia ultima gara, e quando i semafori si sono spenti è diventata la corsa più intensa della mia carriera. Lunedì mattina mi sono deciso in modo definitivo a fare questo passo”.

Forse qualche grosso notiziario sui motori mi avrebbe silurato per quello che si è detto poco fa. Non soprassiedo nulla. Nico Rosberg resta un campione del mondo, perché un campionato a punti lo vince chi ne fa di più. Che succeda i giorni, i mesi o gli anni dopo, sono storie che rispetto a quello che è successo in pista hanno poco a che fare.

Ti avremmo voluto in pista un altro anno, a fare ancora una volta a sportellate con Lewis come ai tempi dei go kart. Lasci un sedile vuoto che al momento sta facendo gola a tutti. Tra i candidati a sostituire quel posto c’è uno spunto per un’altra grande decisione, che stavolta dovranno prendere in Mercedes. Intanto che dal web si divertono molto a pubblicare annunci finti, è ben noto che l’interesse sia già ricaduto su Fernando Alonso da un lato e Pascal Werhlein dall’altro.

A questo punto della tua storia, caro Nico, sarei felice anch’io di essermi tolto di mezzo. Questa decisione ne va forse di una carriera. Vedremo. In queste righe non ho voluto difenderti, perché non ce n’è bisogno. Non perché stia qui a propinarti una paternale del tipo ‘sai difenderti da solo’, ma perché non ha senso accusare. Chi è padrone dei propri sogni e li realizza sa anche quando è il momento di riaddormentarsi e farne altri.

Caro Nico, ci mancherai.

Nicola Puca