Il Partito Socialista francese non brancola più nel buio e sfodera nomi, possibili candidati all’Eliseo: si tratta di Manuel Valls, ex primo ministro francese, che lo scorso 5 dicembre ha annunciato la sua candidatura per le presidenziali previste per l’aprile 2017. Manuel Valls, 54 anni, spagnolo naturalizzato francese, ha iniziato la sua carriera come sindaco di Évry, per poi diventare Ministro dell’Interno e infine Primo Ministro. Poco dopo aver annunciato la sua candidatura, però, Manuel Valls incontra un avversario sul suo stesso fronte, un “hollandista”: si tratta di Vincent Peillon, ex Ministro dell’Educazione.

Valls, non appena annuncia le sue intenzioni, si dimette, lasciando il suo incarico a Bernard Cazeneuve. Quest’ultimo, ex Ministro dell’Interno, guiderà per i prossimi cinque mesi il Paese in quello che sarà il governo più breve della quinta repubblica.

Nello sforzo di unire la sinistra sotto un nome affidabile e più popolare dell’uscente François Hollande, Valls presenta la sua candidatura in nome della conciliazione e dell’unificazione: «Tutti devono fare uno sforzo, io prima di tutti, per l’unità, la conciliazione e la riconciliazione», riporta il Guardian. Una candidatura, quella di Valls, che vuole proporsi come argine della sinistra alla possibile e forse probabile vittoria della destra: da una parte il Front National, in vantaggio nei sondaggi, e dall’altra la tradizionalissima destra di Fillon che, coi suoi toni pacati e familiari, potrebbe guadagnare una buona fetta di voti da quella destra conservatrice ma contraria a Le Pen. Non a caso, Valls punta proprio sulla necessità di battere la destra: «Invito tutte le donne e gli uomini di sinistra, i progressisti, e tutti i cittadini francesi che non voglio il Fronte Nazionale o François Fillon a partecipare al dibattito; la Francia ha bisogno della sinistra». Tanto che, a chi dice che la sinistra in Francia è ormai spacciata, dopo il disastroso governo di Hollande, Valls risponde che «nulla è scritto e le nostre vite valgono più dei pronostici».

Tuttavia, prima che la sua candidatura all’Eliseo possa essere ufficializzata, Manuel Valls dovrà passare dalle primarie della sinistra francese, che si terranno il 22 e il 29 gennaio prossimo. In campo scenderanno non soltanto candidati del PS, ma anche l’Unione dei democratici e degli ambientalisti, il Fronte Democratico e il Partito dei Verdi. Al momento, ci sono già sette nomi per le primarie: il già citato Peillon, Arnaud Montebourg, Benoît Hamon, Marie-Noëlle Lienemann e Gérard Filoche, provenienti dal Partito Socialista, ma da quel ramo “frondista” che si colloca più a sinistra di Valls, e Jean-Luc Bennahmias e François de Rugy, che invece rappresentano uno l’Unione dei democratici ed ecologisti e l’altro il Partito dei Verdi.

Ad annunciare invece che si candiderà come indipendente è Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia nel governo Valls, che considera le primarie del PS alla stregua di una battaglia interna al partito: «Quando si pretende di presiedere un Paese, non ci può fermare alle faide di un clan», dichiara al Jornal du Dimanche.

I sondaggi al momento danno in vantaggio l’ex Primo Ministro per quanto riguarda le primarie: preferito rispetto a Hollande, invitato a candidarsi da più del 60% dei francesi, Valls avrebbe buone possibilità di vincere le primarie rispetto ai frondisti, i più quotati – dopo Valls – nella corsa socialista alle presidenziali.

Se quello che suggeriscono i sondaggi si avvererà, Manuel Valls sarà l’unico rappresentante della sinistra francese che potrebbe avere qualche possibilità di vincere su Fillon e Le Pen. Ma sarà anche l’esponente di un partito socialista che ha ormai poco a che spartire con la sinistra tradizionale: «Dobbiamo farla finita con questa sinistra datata, obsoleta, quella che è attaccata nostalgicamente al suo passato e alla sua storia, perseguitata dal suo Super Io marxista», riporta ancora una volta il Guardian.

Al di là delle dichiarazioni di Valls, parlano i fatti: il governo Valls è quello che si è fatto promotore del cosiddetto Job’s Act francese e che, dopo mesi di intensa protesta da parte di sindacati, studenti e lavoratori, ha fatto passare la legge nello scorso luglio grazie ad un voto di fiducia, scavalcando quindi l’Assemblea Nazionale. La nuova legge, che ha scontentato sia a destra che a sinistra, ha l’obiettivo di «rendere i mercati più flessibili» e quindi promuovere la crescita economica del Paese colmando il deficit di bilancio, ma lo fa a costo di ridurre fortemente garanzie e diritti dei lavoratori. Aumento del numero di lavoro di ore settimanali, taglio degli straordinari (da un 25% di partenza al 10% in più), più flessibilità per le aziende nei licenziamenti, modifica delle indennità post-licenziamento.

In più, si aggiunge il fatto che Valls ha sempre dimostrato una linea dura nei confronti degli immigrati e dell’Islam, arrivando a dichiarare che il velo dovrebbe essere proibito nelle università e nelle scuole e che l’Islam «è incompatibile con i valori della Repubblica». Valori che, all’occorrenza, sono stati debitamente messi da parte nei confronti dei lavoratori e delle fasce più svantaggiate. E allora quale prospettiva di miglioramento potranno vedere i cittadini francesi  in un uomo che non sembra proporre niente di diverso rispetto ai suoi avversari?

Elisabetta Elia