La giovane graphic designer Elena Zaharova ha disseminato 86 poesie su altrettante foglie nei parchi di Manhattan: le parole possono rallentare il ritmo nevrotico della città che non dorme mai?

Tra le poesie scelte spiccano autori così diversi tra loro: Bukowski, Brodskij, Angelou, Neruda e tanti altri, poesie d’amore, poesie di strada, in un assortimento che sembra casuale, dettato soltanto dall’ispirazione e dal momento. Ma è tutta l’idea a ruotare attorno ad una necessità di casualità: le poesie non hanno dedica, sono lasciate sulle panchine, vicino le fontane, ad attendere sconosciuti lettori. Un atto di sconsiderata gentilezza, quello dell’artista.

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Elena Zaharova ha riposto personalmente nei parchi ogni foglia e ogni poesia

Amare i colori autunnali, con tutte quelle sfumature di giallo, e amare le poesie può bastare per avere un’idea nuova e in contro tendenza. Elena Zaharova ha impiegato moltissime ore per raccogliere le foglie, selezionare le poesie, ricopiarle con una grafia pulita e poi disperderle nei parchi della Grande Mela; considerando inoltre che moltissime di queste foglie si saranno confuse e perdute tra le centinaia di migliaia di altre presenti attorno alle panchine e  sotto gli alberi, ci potrebbe venire spontaneo chiederci se ne sia davvero valsa la pena. Tutta quella fatica, in gran parte sprecata.

Ma è la stessa graphic designer a risponderci dal suo sito: “[..] Scommetto che molte di queste saranno andate disperse, ma alcune avranno fatto sorridere e pensare. Abbiamo tutti bisogno di un modo per affrontare le emozioni (soprattutto quando non possiamo permetterci un terapeuta)”.

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Una manciata di poesie

Una performance in contro tendenza, appunto. In una delle più grandi metropoli del mondo, simbolo di una società basata sul profitto e sulla produttività, dove il tempo è denaro e sprecare del tempo è l’ottavo peccato capitale, cercare di catturare l’attenzione dei passanti affinché possano apprezzare il valore delle piccole cose è una lecita follia. Un gesto, quello dell’artista, messo in atto subito dopo le elezioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’ America e così difficile da notare e forse proprio per questo estremamente prezioso.

Non è forse questo il dovere di ogni artista? Regalare emozioni. Anche se piccole. Anche se fragili. Perché in fondo non siamo così diversi da quelle foglie autunnali, accartocciate, con i bordi mangiati dal freddo, scolorite e ammassate l’una sull’altra nel tentativo di sopravvivere all’inverno.

Per ulteriori informazioni

Francesco Spiedo

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Sangiorgese classe ’92, istruttore di Kung-Fu e laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Ha pubblicato racconti sparsi e romanzi misti, ama la definizione scrittore emergente e guai a chiamarlo esordiente. Frequenta il corso annuale a Belleville – La scuola con la speranza di entrare nella vecchia e cara Repubblica delle Lettere. Nel frattempo scrive per la testata giornalistica online Libero Pensiero, occupandosi principalmente di ambiente, e collabora con Bookabook, senza apparenti meriti letterari.