Ormai siamo a dicembre, l’ultimo mese di questo 2016, l’ultima occasione per risolvere una delle questioni più combattute e controverse di quest’anno: la chiusura di alcune sedi dell’azienda Almaviva Contact S.p.a.

Domani, lunedì 12 dicembre, si terrà un incontro al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) voluto dalla viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova, considerato un po’ da tutte le parti in causa come “l’ultima spiaggia”.

L’attenzione intorno all’incontro è grande. Non potrà concludersi con un nulla di fatto e, soprattutto, qualunque sia la conclusione alla quale si giungerà, potrà essere considerata come definitiva.

È per questo che, tra i tanti sentimenti che hanno alimentato la lotta in questi mesi e l’hanno resa una delle più vive e condivisa in Italia, quello che prevale questa settimana è la speranza.

Domani, in nome di questa, i lavoratori di Almaviva Napoli si riuniranno davanti alla sede in Via Brin 49, dalle ore 14 e per tutta la durata dell’incontro a Roma per viverlo insieme e crederci. Il loro, però, è un evento aperto a tutti e anzi richiedono la partecipazione di chi voglia appoggiarli ancora per quella che sembra una delle tappe finali di questo percorso.

A parlarci dell’evento di domani e della lotta di cui rappresenterà la possibile conclusione Carmen Caliendo, una delle lavoratrici di Almaviva Napoli:

“Il 21 dicembre scadono i termini per la procedura di licenziamento, perciò domani è stato convocato un tavolo al MISE dove saranno presenti le organizzazioni sindacali, il viceministro Bellanova in rappresentanza del governo e l’azienda per cercare di raggiungere un accordo. Essendo impossibilitati ad andare a Roma, ci riuniremo a via Brin, sede napoletana, in attesa dell’esito.

Non si possono buttare 17 anni di lavoro, di sacrifici, di feste trascorse in quell’azienda.
Abbiamo lavorato con professionalità da sempre. Addirittura Vodafone lo scorso anno ci ha premiato alla plenaria Vodafone, per il lavoro svolto.

Ciò che ci spinge e mi spinge a lottare ancora è l’avere una famiglia da mantenere. Sono una lavoratrice full time, sono una garanzia per mio figlio, come me tanti altri colleghi. Ci sono molti part time a 4 ore che vivono di questo stipendio. Vorrebbero crearsi una famiglia ma non possono. Non hanno garanzieCi sono molti colleghi che si sono sposati tra di loro e oggi se perdessero il lavoro non avrebbero una vita.

Su Napoli 840 famiglie perderanno ciò che la nostra Costituzione prevede: il lavoroSu Roma 1700. E Palermo comunque non ha garanzie.

Il nostro lavoro non può essere portato all’estero e soprattutto non può essere sottopagatoIl costo del lavoro per la nostra tipologia di lavoro, il customer care inbound, non può essere svenduto.”

Aiuterà l’incontro al Ministero domani, secondo lei?

“Per me tutto adesso può essere di aiuto. Confidiamo nelle persone presenti domani al tavolo al MISE. Confidiamo nel viceministro Bellanova.

Non vogliamo un accordo al ribasso, vogliamo il rispetto dei diritti acquisiti negli anni. Non possiamo permetterci di rinunciare a nulla, il Governo deve aiutarci. Ma soprattutto l’azienda deve aprirsi.

Vorrei trovare la serenità che noi colleghi abbiamo perso in questi ultimi 2 anni, soprattutto da marzo ad adesso. Vorrei che l’azienda e il sindacato si siedano a un tavolo e comincino a ragionare.

2511 persone per strada sarebbero un dramma sociale e non solo. Io non avrei più il coraggio di tornare a casa e dire a mio figlio che la mamma ha perso il lavoro… per me sarebbe una sconfitta troppo grande“.

Non resta, quindi, che aspettare domani per conoscere l’esito di questo cruciale incontro. Intanto l’invito è quello di unirsi ai lavoratori domani, alle 14, a via Brin.

Desire Rosaria Nacarlo

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