A poco dalla candidatura di Valls per le elezioni in Francia, ecco che spunta un nuovo nome, un altro possibile candidato e rappresentante del Partito Socialista francese. Si tratta di Vincent Peillon, Ministro dell’educazione dal 2012 al 2014 e oggi membro del Parlamento europeo, che probabilmente annuncerà ufficialmente la sua candidatura alle primarie socialiste nei prossimi giorni e scende in campo per contrastare l’ex Primo Ministro Valls.

Al contrario di Valls, al di fuori della Francia il nome di Vincent Peillon risulterà sconosciuto ai più. Non a caso, l’ex Ministro dell’Educazione è stato soprannominato “l’eremita”: 56 anni di vita, in politica da 20, evita i rapporti con i mass media, partecipa poco agli incontri di partito e da due anni insegna filosofia a Neuchâtel, Svizzera.

Una figura che, forse proprio per l’aurea di novità che la circonda, potrebbe effettivamente avere alcune chance nel confronto con Valls, senza risultare allo stesso tempo eccessivamente schierato a sinistra. Mentre ancora non si hanno indicazioni sulla linea del suo programma elettorale, infatti, sono in molti a sostenere la candidatura di Peillon proprio in funzione anti-Valls: «Lui è un candidato per il cuore del Partito socialista, equidistante fra Manuel Valls e i ribelli», dichiara Patrick Mennucci ad Euractiv.

Per queste elezioni in Francia, però, Valls e Peillon sono solo alcuni dei tanti nomi che la sinistra sta proponendo in cerca di quello giusto, che possa rappresentare tutti. A partecipare alle primarie vi sarà anche Arnaud Montebourg, Ministro delle Industrie dal 2012 al 2014, che proprio due anni fa aveva annunciato di ritirarsi dalla vita politica e ora invece torna in campo. Schierato nettamente “a sinistra della sinistra”, comportamento da ribelle, Arnaud Montebourg potrebbe essere un punto fermo per quei cittadini francesi di sinistra che rifiutano decisamente la candidatura di Valls ma anche quella di candidati più miti, che finiscono per rappresentare il centro.

Montebourg si dichiara a favore di «uno Stato potente e per una società forte, libera, creativa e capace di esercitare il potere», in cui l’industria ha un ruolo chiave e la Francia una certa autonomia rispetto ai dettami dell’UE. Non a caso, nel 2014 aveva dichiarato: «La Francia è la seconda economia nell’euro-zona, la quinta potenza del mondo, e non intende allinearsi, signore e signori, alle eccessive ossessioni dei conservatori della Germania».

E poi c’è l’outsider: Emmanuel Macron.

Le elezioni in Francia vedranno correre come presidente per la sinistra un giovanissimo trentottenne, banchiere, nominato Ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale per il governo Valls, ma che nel 2016 annuncia le dimissioni proprio per candidarsi alle presidenziali in una lista indipendente. Macron, che faceva parte del Partito Socialista, dall’aprile 2016 è a capo del movimento En Marche! e sostenuto da circa 60.000 supporter. Nonostante faccia parte dell’area della sinistra, in realtà Macron non ha dei contorni politicamente ben definiti, ma annuncia semplicemente di voler cambiare la Francia e la politica: «Il mio obiettivo non è quello di riunire la destra o la sinistra, ma di riunire i francesi». Lavoro, libertà, fedeltà e apertura sono le parole chiave del suo programma politico.

Nonostante non accetti etichette, Macron è inevitabilmente schierato sul lato “liberale” della sinistra, che si direbbe essere quello opposto a Montebourg: legato alla firma del Job’s Act francese, sarebbe anche più vicino al mondo dell’imprenditoria piuttosto che a quello dei lavoratori.

Fra volti vecchi e nuovi, le elezioni in Francia sono sicuramente il prossimo appuntamento politico che è necessario seguire. Mentre la destra, però, si ritrova compatta attorno a due nomi, la sinistra vive ancora giorni di incertezza.

Il 15 dicembre è l’ultimo giorno stabilito per presentare le candidature. Da quel momento, sarà una lotta fino alle primarie, quando sarà designato – per lo scontento di alcuni e la felicità di altri – il rappresentante della sinistra francese, un’area politica oggi vasta quanto variegata.

Elisabetta Elia