Al grido di “vogliamo i nostri diritti”, decine di richiedenti asilo si sono ritrovati di fronte al palazzo della Prefettura di Bologna. La maggior parte di loro viene dall’Eritrea e dovrebbe beneficiare del diritto di relocation garantito dall’Unione Europea. Quasi tutte queste richieste sono, però, finite nel nulla.

In Piazza Roosevelt è andato oggi in scena il presidio dei rifugiati eritrei per la rivendicazione del diritto alla ricollocazione. Organizzato da Coordinamento migranti e dal Coordinamento Eritrea Democratica, il sit-in si è svolto dalle 11 alle 13 di fronte al palazzo della Prefettura e ha riunito decine di richiedenti asilo eritrei provenienti da tutta la regione Emilia-Romagna.

La protesta ha avuto come oggetto i lunghi tempi di attesa a cui sono andate incontro le domande dei rifugiati. Quella della relocation è una direttiva predisposta dall’Unione Europea per risolvere i problemi legati agli ingenti flussi di richiedenti asilo in paesi membri quali l’Italia, la Grecia e l’Ungheria, col fine ultimo di favorire la ricollocazione di queste persone in paesi terzi in base a diversi tipi di esigenze come ad esempio quelle riguardanti i legami familiari.

Roberta Ferrari del Coordinamento Migranti ha spiegato che la relocation è una disposizione di cui possono beneficiare solo iracheni, siriani ed eritrei, e che, per legge, prevederebbe una risposta entro i 3 mesi. La maggior parte dei ragazzi presenti oggi al presidio, però, è di origine eritrea e ha presentato richiesta oltre un anno fa.
«Prefettura, Questura e commissione stanno adottando pratiche per rendere la vita dei rifugiati sempre più precaria – continua l’attivista – con tempi lunghissimi, maltrattamenti agli sportelli, mancanza di servizi per chi non parla la lingua, e non fornendo documenti provvisori che garantiscano una forma di tutela sul territorio».

I migranti con protezione sussidiaria dovrebbero vedersi, dunque, rilasciato un titolo di viaggio dalla Questura, la quale continua però a rimbalzarli all’ambasciata del proprio Paese, dal quale sono in fuga. Babacar Ndiaye del Coordinamento Migranti evidenzia l’assurdità delle disposizioni provenienti dalla Questura: «Ci sono degli accordi che prevedono che queste persone siano portate in altri Paesi ma quando vanno a chiedere il titolo di viaggio la Questura li rimanda alla loro ambasciata. All’ambasciata non possono andarci perché hanno fatto richiesta di asilo e stanno scappando dal loro paese, non possono andare lì a richiedere documenti. C’è dunque qualcuno che li sta prendendo in giro».

Uno degli attivisti di Eritrea Democratica si fa portavoce dei ragazzi presenti al sit-in spiegandoci come i ritardi nella ricollocazione si traducano, dopo i 3 mesi, nel semplice spostamento in altri Comuni dell’Emilia-Romagna, presso strutture spesso non idonee e con scarsità di cibo epocket money, ovvero la diaria per migranti nei centri d’accoglienza.
Sono proprio i centri d’accoglienza a diventare spesso fonte del disagio e della marginalizzazione nel momento in cui tendoni e strutture precarie finiscono sovraffollate a causa del lungo stallo a cui i migranti con protezione sussidiaria vanno incontro.

I due comitati hanno inviato una richiesta di incontro alla Prefettura circa una settimana fa e oggi una delegazione è riuscita ad incontrare il capogabinetto Bianca Lubreto. La Prefettura ha spiegato che la relocation dipende dall’Europa, e che si sta attendendo il Ministero che a sua volta attende direttive dall’UE. Le domande vanno trattate nel Paese in cui la persona ha chiesto di andare, ma questo non sta avvenendo. La Germania, ad esempio, avrebbe dovuto accogliere 600 persone ma le domande non sono state trattate.

Per ora le ricollocazioni dall’Italia sono state pochissime, di cui nessuna in Emilia-Romagna. In regione sono più di 300 gli eritrei a cui dovrebbe essere garantito questi tipo di tutela e molti di coloro che non sono riusciti ad entrare nei circuiti della prima accoglienza si trovano in strada senza documenti e in condizioni di costante precarietà e insicurezza.


Articolo e foto di Cristiano Capuano

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