In tanti hanno denunciato, nelle ultime settimane, la volontà della maggioranza dei deputati e senatori di portare a compimento la legislatura affinché si ottenga il diritto della pensione dei parlamentari. È vero o è strumentale? Vediamo cosa dice la legge.

La legge sulla pensione dei parlamentari

Dal 30 gennaio 2012 i vitalizi sono stati aboliti e sostituiti da un trattamento previdenziale determinato con il sistema contributivo, moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione relativo all’età del deputato al momento del conseguimento del diritto alla pensione. Cioè lo stesso trattamento in vigore per tutti i lavoratori. Nello specifico, i regolamenti ufficiali dicono: «I deputati cessati dal mandato, indipendentemente dall’inizio del mandato medesimo, conseguono il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni».

La faccenda, però, non è chiara

Sebbene sul sito della Camera ci sia scritto ufficialmente che per maturare la pensione c’è bisogno dell’esercizio parlamentare per “almeno 5 anni effettivi”, ciò che è strano è che sul sito del Senato si parla della maturazione di “almeno 5 anni” senza la parola effettivi. Un errore? Un’informazione sbagliata?. Lo fa notare Openpolis.

Infatti, il Senatore Stefano Esposito, sul suo sito, spiega così: “Ai fini della maturazione del diritto, la frazione di anno si computa come anno intero purché corrisponda ad almeno sei mesi ed un giorno; non ha effetti se la durata è di sei mesi o inferiore. Ai soli fini della maturazione del diritto minimo, per il periodo computato come mandato deve essere corrisposto il contributo obbligatorio mensile di cui all’articolo l”.

Quanti parlamentari maturerebbero il diritto alla pensione?

Le elezioni del 2013 hanno portato un forte ricambio nel Parlamento, si tratta del 64% dei parlamentari. Di questo numero, il 39% è al suo primo incarico pubblico. Sono 403 deputati e 193 senatori, i quali perderebbero il diritto al trattamento previdenziale se si andasse a votare in primavera. Come abbiamo visto prima, quindi, sebbene sul sito di Camera e Senato ci sia scritto che ci vogliono 5 anni per maturare la pensione, sul sito di Stefano Esposito, senatore del PD, parrebbe certa la dinamica in cui basterebbero 4 anni, 6 mesi, 1 giorno.

Ricapitolando

Se le Camere venissero sciolte prima del 15 settembre 2017 i Parlamentari perderebbero l’opportunità di maturare il trattamento previdenziale. Si parla di un tesoretto vicino ai 20 milioni di euro: su ogni Parlamentare c’è una trattenuta mensile obbligatoria, di circa mille euro al mese. Dal 2012 è venuta meno la possibilità di integrare con una contribuzione volontaria il minimo obbligatorio di 5 anni completi di versamenti e se la legislatura si scioglie anticipatamente si perde tutto ciò che è stato versato. Per cui: da un lato i vitalizi non esistono più, le pensioni sono rapportate agli effettivi contributi e se non si contribuisce per tutta la leglislatura, anzi, per 4 anni, 6 mesi e 1 giorno si perde quanto versato.

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