Lo dichiaro subito: il titolo è un banale gioco di parole utile alla causa.

Valeria Fedeli, con o senza laurea, è la nuova occupante di Viale Trastevere. Chi ha letto il suo cv si rende conto che ha avuto una vita intensa in un ruolo (quello di sindacalista) che personalmente apprezzo ancora.

Sarà perché ho fatto e faccio sindacato, ma penso che sia ancora utile, in una visione ovviamente diversa di ruoli ed obiettivi, avere organismi di rappresentanza, “corpi intermedi” li definiscono i colti, ancora necessari in una società complessa come la nostra.

Qual è l’aspetto problematico del cv della Fedeli?

Non la laurea che non ha (e che avrebbe dovuto risparmiarsi di inventare, sulle orme insuperabili di Oscar Giannino, che solo per questo potrebbe diventare il suo primo Sottogretario), ma piuttosto la lontananza dal mondo della scuola.

Personalmente sono per la linea: chi si occupa di amministrare deve conoscere quello che amministra; e la Fedeli, perciò, parte decisamente svantaggiata.

Veramente non è sola in questa lontananza: da Moratti a Gelmini, per la destra, da Lombardi a Fioroni, per la sinistra (?), l’esser lontani dalla scuola è una costante per gli inquilini di Viale Trastevere. Personalmente, ho ricordo del solo Tullio De Mauro come ministro valido e competente negli ultimi decenni.

La Fedeli ha fatto parte, convintamente, dello schieramento del Sì al referendum che ha seppellito la revisione costituzionale Boschi-Verdini ed anche l’attuale disoccupato di Pontassieve.

Non è che voglia rovesciare numeri ed esiti: avendo contribuito, nel mio piccolissimo, a far risultare vittorioso lo schieramento di chi ha difeso la vitalità della Costituzione Repubblicana so bene che a vincere sono stati i 19.421.003 elettori che hanno espresso un chiaro e deciso No. E allora perché ho scritto che il Sì ha seppellito la revisione costituzionale Boschi Verdini?

Probabilmente perché, ipocritamente, hanno continuato a fare propaganda usando un falso invito: discutiamo nel merito. Discutere nel merito? Non vorrei dover postare i link di filmati noti, in cui membri del Parlamento dimostrano di ignorare bellamente non solo la Costituzione, ma persino la storia costituzionale.

E si poteva pensare che il popolo, generalmente, avesse gli strumenti per valutare e decidere nel merito?

Io sostengo una tesi, indimostrata certamente, ma che si potrà facilmente smentire in futuro, e cioè che se ci fosse stata una conoscenza anche elementare della Costituzione, la percentuale del No sarebbe cresciuta ancora.

Che c’entra la Fedeli in questo ragionamento?

C’entra perché se si vuole essere Fedeli alla Costituzione della sovranità popolare bisogna dare al popolo tutti gli strumenti per esercitare questa sovranità in modo consapevole. La ricetta a me pare possa partire da un concetto basilare: conoscere per decidere.

Per conoscere la Costituzione c’è un passaggio tanto semplice quanto non praticato dalla Gelmini (che ebbe il “merito” di eliminare lo studio della Costituzione nelle scuole superiori italiane, eliminando il Diritto ed inventando una materia finta chiamata “Cittadinanza e Costituzione” di cui non c’è traccia in nessuna pagella italiana) fino alla Giannini, quella della brutta scuola.

Allora, cos’è “Fedeli alla Costituzione”?

Un invito semplice e facile da attuare da parte della Fedeli, nuovo Ministro MIUR.

Cara Ministra, compia un gesto semplice ed efficace perché si possa in futuro discutere nel merito non solo quando si vota la Costituzione: ne reintroduca lo studio, in tutte le scuole superiori italiane, attraverso lo studio del Diritto.

C’è al Senato una proposta di legge in questo senso del suo collega di partito, sen. Roberto Ruta. Non abbiamo bisogno di materie finte, di invenzioni linguistiche e meno che mai di falsi proclami sulla necessità di “entrare nel merito”. Se lo conquisti lei il merito di reintrodurre lo studio del Diritto e della Costituzione in tutte le scuole superiori italiane. La faccia senza indugio e vedrà che, magari, qualche Università italiana la laurea, honoris causa, gliela darà anche solo per questo.

E non è poco.

Franco Labella
@francolabella1

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Insegno una cosa in via di estinzione e pure poco diffusa nel paese: il Diritto. Oltre che insegnare, da dieci anno scrivo di scuola: è una magnifica ossessione che ha avuto ed ha come scenario sia siti scolastici (Tecnica della Scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Retescuole) che non (ilSussidiario.net e soprattutto l’Unità on line ma (non è superfluo scriverlo) in era prerenziana). Nella Rete navigo abbastanza da aver creato, on line, un vasto gruppo di docenti di tutta Italia in lotta da qualche anno, il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto ed Economia. È nato perché pensiamo che conoscere il Diritto sia importante per liberi cittadini che vogliono contare e decidere. Siamo sopravvissuti, lottando, alla Gelmini che ha eliminato lo studio del Diritto nelle scuole superiori italiane. Sopravviveremo, lottando, a Renzi e alla Giannini che pure loro il Diritto nelle scuole non lo vogliono. Le cose che scrivo, però, coinvolgono solo me. Ora approdo qui dove ho trovato anche persone amiche. Luca, ad esempio, un mio ex allievo che è stata la molla che mi ha portato a “Facite ammuina”, il blog con quale proverò ad ammorbarvi…

2 COMMENTI

  1. Gentile Professore di “Diritto”…certamente la laurea non da la patente di cultura… pero’ attestare un titolo che non si ha si ha la patente di falsario… che non è una marachella come Ella vorrebbe, in maniera servile, far sembrare…. un po’ di dignità non sarebbe male …e di queste persone senza alcun mestiere l’Italia no ha alcun bisogno… magari di quei laureati che sono costretti a lavorare nei call center … invece di questi sondacalisti parassiti… buona sera “Professore di diritto”

  2. Caro Luca temo che la sua sia una lettura un po’ frettolosa magari saltando le frasi in parentesi.
    Aver citato Oscar Giannino le sembra compatibile con la sua idea di un mio giudizio non netto sulla vicenda della laurea?
    Che poi il mio possa essere un atteggiamento servile non lo trovo un giudizio offensivo ma semplicemente ridicolo.
    Se fa una googlata scopre che se io sono servile verso i ministri (da Gelmini a Carrozza , da Profumo a Giannini) vuol dire che le cose che trova a mia firma sul Web le ha scritte qualcun altro firmando col mio nome e cognome e non con un comodo pseudonimo.

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