Parlare d’autismo e disagio mentale in generale significa parlare di soggetti verso i quali è necessario, ovviamente, un approccio specifico.

Tuttavia i notevoli passi in avanti della ricerca in questo campo oggi permettono alle persone affette da autismo di vivere una vita molto più dignitosa rispetto al passato a grandi passi verso quella “normalità” che dovrebbe essere considerata un diritto più che una necessità terapeutica.

Spesso, tuttavia, è normale chiedersi come questo tipo di disabilità venivano considerate nel nostro passato remoto. Quello degli albori dell’umanità, dove il passaggio da una vita preistorica ad una società complessa rende normale facile pensare che i soggetti in difficoltà venissero lasciati indietro con più facilità rispetto all’era moderna.

Invece i risultati di una ricerca antropologica prodotta dalla New York University e pubblicata su “Time & Mind”, dimostrano inaspettatamente il contrario rivelando un’attenzione particolare delle civiltà preistoriche verso i soggetti “speciali”, comprese le persone con autismo.

Per comprendere appieno l’entità della scoperta è necessario chiarire bene  il concetto di autismo e di disagio mentale perché spesso lo si identifica con leggerezza. Le persone affette da questo tipo di patologie infatti hanno si difficoltà relazionali, ma contemporaneamente mostrano capacità straordinarie in altri campi, come la memoria, la sensibilità e la capacità di comunicare, ad esempio, con gli animali.

E queste caratteristiche un po’ magiche in una società che andava dritta verso un tessuto complesso non passavano certo inosservate. Venivano apprezzate e i soggetti con autismo o altre doti particolari, perché in fondo di questo si tratta, erano considerati importanti e da proteggere con una cura che oggi, paragonata a determinati contesti, dovremmo soltanto che ammirare.

Non c’era quindi, nella nostra società in piena evoluzione, una pressione selettiva esasperata (come peraltro ci si potrebbe aspettare) che potesse “scartare” i più deboli, le persone con autismo o i disagiati in generale. Tutt’altro.

E’ chiaro che il ruolo dei soggetti affetti da autismo non sia di facile definizione, in una ricerca che “guarda” il nostro mondo 100 mila anni fa, ma è altrettanto chiaro che la diversità, anche quella più estrema, ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo evolutivo del nostro essere.

Il confronto fra “abilità” differenti appare quindi fondamentale in un momento nel quale la diversificazione dei ruoli era un punto cruciale dello sviluppo e oggi siamo in grado di considerare tutte le sfumature del nostro essere come punti fondamentali nella costruzione dell’umanità moderna. Tutti i punti, autismo compreso.

Oggi tuttavia, nonostante i progressi di cui sopra, facciamo ancora difficoltà ad accettare e considerare le differenze come opportunità di crescita. Abbiamo ancora la tendenza alla compassione e questo, in un mondo che viaggia a velocità supersonica, in qualche modo ci fa restare fermi.

Il paradosso rivelato da questo studio è proprio questo, il fatto che alla fine i nostri antenati fossero in qualche modo avanti. Che la capacità di ricordarsi a mente il colore di ogni animale di una mandria era un’opportunità da sfruttare e non un disagio da osservare con quel timore che in fondo in fondo ancora abbiamo nell’affrontare le diversità, autismo compreso.

Mauro Presciutti

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Sono laureato in Radiologia e Radioterapia ed in Biologia, mi occupo di agricoltura sostenibile e sono un attivista politico impegnato sui temi sociali, dei diritti, del lavoro e dell’ambiente. Credo che il futuro di questo paese passi dalla ricerca e dall’innovazione, credo anche che siamo ancora molto lontani da quel futuro.