Dopo essersi fatta conoscere come il soggetto politico di riferimento che ha coordinato e guidato la vittoria di Luigi De Magistris alle comunali della scorsa primavera, l’associazione Dema cambia pelle: con una svolta annunciata da mesi, lo statuto viene modificato ufficialmente in quello di movimento politico.

Con l’agognata conversione, De Magistris chiude un cerchio aperto nel corso della campagna elettorale per la propria rielezione, ottenuta senza dubbio anche grazie alla rete costruita da Dema e gestita finora (ma lo sarà anche in futuro) dal fratello Claudio. Nulla, in questi mesi, è stato lasciato al caso: il calcolo politico che ha portato al cambio di statuto era stato organizzato con estremo criterio, al punto che agli stessi associati era stato sottoposto un questionario in cui si chiedeva come ‘gestirlo’. Si poteva infatti indicare se si preferiva la forma del partito, movimento politico, associazione o altro, se si reputava giusto o conveniente consentire ai non italiani l’adesione, se il gruppo dirigente avesse dovuto organizzarsi in «direttivo, coordinamento, comitato» o persino in un «direttorio» di ispirazione più grillina.

Nell’ambito dell’assemblea dei componenti del’associazione, tenutasi ieri presso la sede di Medea Art di Calata Trinità maggiore alla presenza di consiglieri e membri della giunta comunale (tra cui Carmine Piscopo, Alessandra Clemente e Daniela Villani) e dello stesso sindaco, dunque, si è tenuto conto anche di queste approfondite indagini politiche per la definizione dello statuto e la caratterizzazione dei volti dei protagonisti che gestiranno i primi passi del nuovo soggetto politico. In questo senso, si tratterà di un movimento “Dema” di nome e di fatto: nonostante l’acronimo in realtà significhi “Democrazia e autonomia“, l’evidente gioco di parole col cognome di De Magistris sancisce la completa identificazione del movimento col suo ideatore, fondatore e presidente indiscusso, Luigi De Magistris. “Spalla” forte del sindaco nella corsa al consenso, che ormai è dichiaratamente cominciata anche a livello nazionale, rimane il fratello del sindaco, Claudio,: era già stato acclamato come segretario dell’associazione in luglio, dopo che si era posizionato in prima linea (e al centro di qualche polemica di troppo sul suo ruolo) sul fronte delle comunali prima e del “No” al referendum poi.

Dema a conduzione familiare, quindi, ma insieme al bacino di voti si punta ad allargare anche la macchina dirigenziale ed organizzativa. In questo senso, alcuni fattori giocheranno un ruolo decisivo. Innanzitutto, è allo studio la ramificazione delle “sedi” del nuovo movimento, così caratterizzate dal neonato statuto: una scelta terminologica volutamente distante da quella dei consueti partiti, dove si parla di “sezioni” o “comitati”, del resto coerente con la prudenza nel nominare Dema un movimento e non, appunto, un partito, per tracciare una netta discontinuità dalle macchine di potere del passato. In secondo luogo, già giocano un ruolo decisivo le prossime modifiche all’assetto dei gruppi politici in seno al Consiglio comunale: Dema assorbirà le anime politiche consiliari a sostegno della Giunta. Almeno, ci proverà, perché pare che Gaetano Troncone voglia continuare da solo col suo “De Magistris sindaco”, senza farsi assorbire dal nuovo movimento. Sono momenti delicati, questi, anche sul fronte delle nuove alleanze con soggetti politici diversi: è in dirittura d’arrivo il rimpasto della Giunta per favorire l‘ingresso nell’amministrazione di un’esponente dei Verdi, Maria D’Ambrosio. Questa mossa rappresenta sicuramente un punto importante a favore del consolidamento di alleanze trasversali a sinistra a sostegno di De Magistris.

Il sindaco, comunque, si gode il vento in poppa che conduce la navigazione della sua nuova avventura politica. Anche ieri ha ribadito la necessità di «fare politica dal basso», una linea di cui si vanta da sempre di essere precursore; un messaggio chiaro per il futuro, però, lo lancia facendo un importante riferimento agli ambiziosi obiettivi di questa visione, ideata per funzionare «non solo nell’interesse della città, ma anche per costruire un’alternativa culturale e politica e che vada oltre il progetto napoletano».

Ludovico Maremonti

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